
Un confronto riservato è in corso tra le istituzioni europee e alcune capitali dell’Unione su una possibile apertura diplomatica diretta con Teheran per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici energetici globali. L’idea, ancora allo stato informale, nasce dall’esigenza di individuare una soluzione alternativa ai tradizionali schemi geopolitici.
Un nuovo approccio: dialogo diretto con Teheran
Alla base della riflessione c’è la necessità di “superare i codici tradizionali” e costruire un canale negoziale diretto tra Unione europea e Iran. Un passaggio che rappresenterebbe un cambio di passo significativo rispetto alle dinamiche finora seguite nella gestione delle crisi nel Golfo.
Il punto di partenza è anche di natura politica: le pressioni esercitate dagli Stati Uniti affinché l’Europa si assuma maggiori responsabilità sul piano energetico e nella sicurezza delle rotte marittime. In questo contesto, Bruxelles starebbe valutando la possibilità di un ruolo più autonomo e diretto.
Hormuz, nodo strategico e terreno di confronto
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del sistema energetico globale, attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. La sua sicurezza è quindi considerata prioritaria, soprattutto in una fase di tensioni internazionali.
Secondo lo schema in discussione, l’Unione europea potrebbe proporre una presenza navale limitata, composta esclusivamente da unità battenti bandiere europee. Una soluzione che, nelle intenzioni, sarebbe più accettabile per l’Iran rispetto a un coinvolgimento diretto della Nato, percepita come espressione della leadership statunitense.
Il ruolo della Nato e i limiti giuridici
Nel disegno ipotizzato, la Nato resterebbe ai margini dell’operazione, con un eventuale supporto logistico, ma senza un coinvolgimento operativo diretto. Una scelta che risponderebbe sia alle resistenze iraniane sia ai limiti previsti dal Trattato dell’Alleanza, che non contempla interventi in quell’area geografica.
Il nodo principale resta infatti la posizione dei Pasdaran, che difficilmente accetterebbero una gestione dello stretto sotto un comando riconducibile agli Stati Uniti.
Il precedente del 2015 e il modello Jcpoa
Il possibile negoziato europeo guarderebbe al precedente dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 (Jcpoa), che vide il coinvolgimento congiunto di Unione europea, Onu e Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea).
In quel caso, Bruxelles svolse un ruolo centrale nel monitoraggio e nella cooperazione sul nucleare civile, dimostrando la possibilità di una mediazione multilaterale efficace. Un modello che potrebbe essere ripreso, adattandolo al contesto attuale.
Energia e geopolitica: l’Europa cerca un ruolo
L’ipotesi di un dialogo diretto con Teheran risponde anche a una necessità più ampia: evitare una nuova emergenza energetica e rafforzare il ruolo geopolitico dell’Europa. In uno scenario internazionale sempre più instabile, Bruxelles punta a ritagliarsi uno spazio autonomo, capace di bilanciare le pressioni degli alleati e le dinamiche regionali.
Resta però una trattativa tutta da costruire, con margini di incertezza elevati e un equilibrio delicato tra diplomazia, sicurezza e interessi economici.


