
La crisi in Medio Oriente entra in una fase cruciale e sempre più instabile. Nelle ultime ore, il fragile cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Washington e Teheran sembra già vacillare. Israele ha continuato i raid in Libano, causando centinaia di vittime, e l’Iran ha denunciato una “grave violazione” della tregua, mentre Hezbollah ha risposto con nuovi lanci di razzi verso il territorio israeliano. Il quadro si complica ulteriormente dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan. Le posizioni si sono irrigidite: gli Stati Uniti hanno attivato il blocco navale nello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha alzato i toni, avvertendo che le navi iraniane che violeranno lo stop “saranno eliminate”. Nel frattempo, la Bbc rivela che due navi legate a Teheran, dopo aver attraversato Hormuz, sono tornate indietro.
22.47 – Piano europeo post guerra per liberare navi a Hormuz
I Paesi europei stanno elaborando un piano per un’ampia coalizione che contribuisca a liberare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, anche inviando navi per la bonifica delle mine e altre navi militari. Ma il piano arriverebbe solo dopo la guerra e potrebbe escludere un Paese in particolare: gli Stati Uniti. Lo scrive il ‘Wall Street Journal’. Il Presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che il piano prevede una missione difensiva internazionale che non includa le parti “belligeranti”, ovvero Stati Uniti, Israele e Iran. I diplomatici europei a conoscenza del piano affermano che le navi europee non sarebbero sotto il comando americano
20:45 – Bbc: “Due navi legate a Teheran dopo aver attraversato Hormuz tornano indietro”
I dati di tracciamento delle navi analizzati da Bbc suggeriscono che due imbarcazioni legate all’Iran, che avevano attraversato lo Stretto di Hormuz dopo l’imposizione di un blocco da parte degli Stati Uniti, hanno ora cambiato rotta e sembrano tornare indietro. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che a sei navi mercantili è stato chiesto di invertire la rotta e che queste hanno obbedito

19.13. Iran dopo le frasi di Trump: “Perché dovremmo attaccare l’Italia?”
“Perché dovremmo fare del male all’Italia?”. L’ambasciata iraniana in Thailandia ha risposto indirettamente all’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, alla quale secondo lui “non importa se l’Iran ha un’arma nucleare e fa saltare in aria l’Italia in due minuti”. “Adoriamo gli italiani, il calcio e il cibo, e amiamo città come Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Genova e Torino, così come la Sardegna, la Sicilia e tutto ciò che c’è in mezzo”, si legge nel post della missione diplomatica.
18.15 Crosetto parla dello strappo con Trump
“L’amicizia tra Nazioni alleate si fonda sul rispetto, non sulla rinuncia alla propria autonomia di giudizio. Essere alleati non significa accettare tutto in silenzio, ma avere il coraggio di dire con chiarezza ciò che si ritiene giusto. Il legame tra Italia e Stati Uniti non è in discussione, così come non è in discussione la solidità dell’alleanza. Fino a oggi il presidente Trump ha considerato Giorgia Meloni una persona coraggiosa, determinata e attenta al bene dell’Italia. Ed è vero. Perché Giorgia Meloni è un leader che non ha mai temuto di dire ciò che pensa, soprattutto quando sono in gioco princìpi, rispetto e identità”. Lo scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Su Papa Leone XIV ha detto ciò che ogni italiano sente profondamente – aggiunge – Il rapporto tra l’Italia e il Pontefice, la guida della Chiesa Cattolica, appartiene alla nostra storia, alla nostra cultura e a un sentimento che merita rispetto. In questi anni, il presidente del Consiglio ha dimostrato coraggio, determinazione e senso di responsabilità, sempre nell’interesse del nostro Paese e ieri ha parlato non per rappresentare una posizione politica ma un sentimento nazionale. Ha semplicemente fatto ciò che deve fare chi guida una Nazione: difendere i propri valori, le proprie Istituzioni e ciò che gli italiani considerano parte della propria identità

17.30 L’annuncio di Trump sui colloqui
Il presidente americano, Donald Trump, ha detto al New York Post che sono “possibili nuovi colloqui con l’Iran in Pakistan nei prossimi due giorni”
15.36 Nuovi attacchi al Papa
Donald Trump ha ribadito che papa Leone XIV dovrebbe tacere sulla guerra in Iran. “Non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perchè non ha idea di quello che sta succedendo”, ha detto il presidente americano al Corriere della Sera. “Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese” e che rappresenta una minaccia nucleare, ha insistito.
15.10 Trump durissimo: “Meloni inaccettabile”
Donald Trump ha criticato la premier italiana Giorgia Meloni per avere difeso papa Leone XIV definendo “inaccettabili” l’attacco del presidente americano. “E’ lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”, ha detto al Corriere della Sera. “Meloni piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, ha aggiunto.

12.10 Colloqui forse giovedì prossimo
Si parla di un secondo round di colloqui tra delegazioni di Iran e Stati Uniti e nuovi incontri, dopo quelli dello scorso fine settimana a Islamabad, potrebbero tenersi già giovedì, forse a Islamabad, ma non è escluso Ginevra possa essere la sede. Lo riferisce l’Associated Press, come riporta Fox News.
L’obiettivo sarebbe arrivare a un accordo per la fine del conflitto prima che il 21 aprile scada la fragile tregua in atto. Il giornale pachistano The Express Tribune scrive che negoziatori iraniani e americani potrebbero tornare a vedersi a Islamabad “entro la prossima settimana” – forse il 16 aprile – e del continuo lavoro del premier Shehbaz Sharif con il vicepremier e ministro degli Esteri, Ishaq Dar, e il feldmaresciallo Asim Munir. Ma, evidenzia il giornale, Sharif il 16 aprile potrebbe essere in Arabia Saudita. Da qui, hanno detto fonti citate da Geo News, dovrebbe poi proseguire la missione con tappe in Qatar e Turchia.
All’agenzia Dpa diplomatici pakistani hanno confermato che Islamabad spera di ospitare al più presto nuovi colloqui e hanno precisato che Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia sono in contatto con Teheran e Washington. I quattro Paesi, hanno detto, hanno proposto si tenga questa settimana nella capitale pakistana un nuovo round di colloqui. Le fonti evidenziano l’“amicizia” tra Cina e Iran e sostengono Pechino abbia consigliato a Teheran di accettare ulteriori negoziati. Non è chiaro, in ogni caso, chi ci sarà questa volta.
Intanto il leader cinese Xi Jinping ha presentato una proposta in quattro punti per promuovere pace e stabilità in Medio Oriente. Tutto, come ha riferito l’agenzia ufficiale cinese Xinhua, nel giorno dell’incontro a Pechino con il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan.

10:49 – Nave colpita nel Golfo dell’Oman, incendio a bordo
Un nuovo episodio alimenta la tensione nelle acque del Golfo. Una nave portarinfuse è stata colpita da due proiettili non identificati nel Golfo dell’Oman, a circa 112 miglia nautiche a sud-est di Ras Al Hadd. Lo riferisce l’Ukmto, il centro britannico per il monitoraggio delle operazioni marittime, spiegando che a seguito dell’impatto è scoppiato un incendio a bordo.
Sul posto è intervenuta una nave della marina pakistana, che ha prestato assistenza all’imbarcazione colpita. Al momento restano ignoti i responsabili dell’attacco, mentre l’episodio si inserisce in un contesto già estremamente teso per la sicurezza delle rotte energetiche nella regione.
08:36 – Arabia Saudita pressa Trump: timori per Hormuz e Bab al-Mandeb
L’Arabia Saudita spinge per una revisione della strategia americana nel Golfo. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Riyad avrebbe fatto pressione su Donald Trump affinché revochi il blocco navale dello Stretto di Hormuz, temendo un effetto domino sulle altre rotte energetiche cruciali.
In particolare, cresce la preoccupazione per una possibile estensione della crisi allo stretto di Bab al-Mandeb, tra Yemen e Gibuti, passaggio strategico per il petrolio saudita diretto verso il Mar Rosso. Un’eventuale chiusura di questo snodo comprometterebbe seriamente le esportazioni energetiche del Regno.
Per questo motivo, l’Arabia Saudita starebbe anche sollecitando Washington a tornare al tavolo dei negoziati con Teheran, nella convinzione che l’attuale linea dura possa spingere l’Iran ad alzare ulteriormente il livello dello scontro e a colpire altre vie marittime fondamentali per il commercio globale.
08:19 – Xi propone un piano in quattro punti per la pace in Medio Oriente
La Cina prova a inserirsi nel quadro diplomatico della crisi tra Stati Uniti e Iran, con il presidente Xi Jinping che ha annunciato l’intenzione di svolgere “un ruolo costruttivo” per la stabilità della regione. Nel corso di un incontro a Pechino con il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Xi ha presentato un piano articolato in quattro punti, secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale Xinhua.
La proposta si fonda su principi cardine della linea cinese: coesistenza pacifica, rispetto della sovranità nazionale, adesione al diritto internazionale e bilanciamento tra sviluppo e sicurezza. Un’iniziativa che punta a rilanciare il ruolo di Pechino come attore diplomatico globale, in un momento in cui il confronto tra Washington e Teheran resta ad altissima tensione.
06:31 – Pakistan si offre per nuovi negoziati tra Usa e Iran
Il Pakistan torna a proporsi come mediatore nella crisi tra Washington e Teheran, offrendo la propria disponibilità a ospitare a Islamabad un secondo round di negoziati nei prossimi giorni, prima della scadenza della tregua di due settimane. La proposta, secondo fonti ufficiali pachistane citate da Al Jazeera, sarebbe stata avanzata su base informale e resta subordinata alla disponibilità delle due parti, che potrebbero comunque optare per una sede alternativa. Un segnale che conferma come, nonostante l’escalation militare e il fallimento dei primi colloqui, la via diplomatica non sia ancora del tutto chiusa.
04:35 – Petroliera cinese attraversa Hormuz nonostante il blocco Usa
Una petroliera legata alla Cina ha attraversato lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Si tratta della “Rich Starry”, nave battente bandiera del Malawi ma di proprietà cinese, che – secondo i dati di tracciamento di MarineTraffic – ha quasi completato il passaggio entrando nel Golfo dell’Oman.
Lunga 188 metri e larga 29, la petroliera viaggia a pieno carico con destinazione dichiarata la Cina. Partita dall’ancoraggio di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, la nave procede a circa 8 nodi. Nelle ore precedenti aveva fatto dietro-front rinunciando a lasciare il Golfo Persico, salvo poi riprendere la rotta.
Un episodio che evidenzia le difficoltà operative del blocco e apre interrogativi sulla tenuta effettiva del dispositivo americano, soprattutto in presenza di traffici legati a potenze come Pechino.
00:18 – Fao: “La crisi di Hormuz potrebbe innescare una catastrofe agroalimentare globale”
La crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe innescare una catastrofe agroalimentare globale, interrompendo le esportazioni di fertilizzanti ed energia, facendo aumentare i prezzi dei prodotti alimentari e riducendo i raccolti. Lo afferma la Fao.
00:05 – Bbc: “La prima nave attraversa Hormuz dall’inizio del blocco Usa”
La Bbc riferisce di aver identificato quella che sembra essere la prima nave ad attraversare lo Stretto di Hormuz da quando gli Usa hanno imposto un blocco alle petroliere legate all’Iran e ai porti iraniani. Secondo i dati di tracciamento navale di MarineTraffic, la portacontainer Paya Lebar è diretta a Dubai, negli Emirati, dopo essere partita dall’India.


