Vai al contenuto

Guerra, la decisione di Crosetto: “Siamo pronti”. Cosa succede

Pubblicato: 17/04/2026 20:47

Il ministro della Difesa Guido Crosetto rilancia l’ipotesi di una missione internazionale di pace nello Stretto di Hormuz e chiede un sostegno compatto da parte delle forze politiche. In un’intervista all’AGI, il titolare della Difesa ha sottolineato come l’Italia si stia preparando da tempo a un eventuale coinvolgimento, indicando come decisivo il passaggio parlamentare per autorizzare ogni iniziativa. Al centro del ragionamento c’è il valore strategico dell’area, considerata essenziale per gli equilibri internazionali e per la sicurezza energetica globale. Per questo, secondo Crosetto, la questione non può essere letta come uno scontro politico interno, ma come un tema che riguarda direttamente gli interessi del Paese.

Il ministro ha spiegato che lo Stato maggiore della Difesa sta già predisponendo il possibile contributo italiano a una missione multilaterale. Nel suo intervento ha definito lo Stretto di Hormuz come il “sistema venoso della Terra”, un passaggio chiave per il transito di una parte rilevante dell’energia mondiale. Da qui l’invito a non dividere il fronte politico in una fase che considera particolarmente delicata. Il messaggio è netto: per garantire la libera navigazione in una delle aree più sensibili del pianeta serve una posizione comune, capace di superare distinguo e contrapposizioni tra maggioranza e opposizione.

Il nodo del voto parlamentare

A ribadire la linea del governo è stata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha richiamato la necessità di un voto delle Camere e la natura esclusivamente pacifica dell’eventuale intervento. Su questo punto Crosetto ha insistito, spiegando che l’Italia è pronta a fare la propria parte in piena sintonia con Palazzo Chigi, nella speranza che la tregua siglata tra Stati Uniti e Iran possa consolidarsi e trasformarsi in una pace più stabile. Nello stesso passaggio, il ministro ha richiamato anche il tema del controllo sul programma nucleare iraniano, sostenendo che la comunità internazionale dovrà impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari.

Le sue parole arrivano mentre nel dibattito politico emergono già alcune riserve. In particolare, Movimento 5 Stelle e Avs chiedono che un eventuale intervento sia accompagnato da una risoluzione delle Nazioni Unite, richiamando un orientamento simile a quello espresso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Crosetto ha però respinto la logica dei distinguo, sostenendo che in un momento simile non ci sia spazio per frenate o alibi. Per il ministro, tutte le forze politiche dovrebbero condividere lo stesso obiettivo, evitando di trasformare una crisi internazionale in terreno di scontro interno.

Le tensioni con gli alleati

Nel ragionamento del ministro entra anche il ruolo degli alleati occidentali. Crosetto ha osservato che a una missione di questo tipo dovrebbe partecipare “tutto il mondo”, sottolineando quanto sarebbe importante un consenso il più ampio possibile. L’auspicio espresso è che anche gli Stati Uniti scelgano di riconoscere e sostenere l’impegno europeo nell’area, pur ammettendo che Washington potrebbe ritenere di avere già fatto la propria parte. In questa prospettiva, l’obiettivo resta quello di costruire una cornice internazionale sufficientemente larga da dare forza politica e diplomatica all’operazione.

Il ministro ha poi commentato anche le nuove critiche di Donald Trump alla Nato, riportando il confronto sul terreno degli equilibri istituzionali. Secondo Crosetto, andrebbe spiegato al presidente americano che ogni Paese alleato ha sistemi costituzionali e legislativi differenti. Ha citato i casi di Italia, Germania e Giappone, ricordando come la loro storia e i vincoli costituzionali rendano impossibile partecipare a un conflitto al di fuori di decisioni sovranazionali o di esigenze di difesa. Un richiamo al “retaggio delle nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale” che, nelle intenzioni del ministro, serve a chiarire i limiti entro cui si muovono alcune democrazie occidentali.

Il ruolo dell’Italia

Resta invece ancora aperta la questione su quale potrà essere, in concreto, il contributo italiano nella possibile missione di pace a Hormuz. Su questo fronte Crosetto ha scelto la prudenza, spiegando che è ancora presto per definire i dettagli dell’impegno. La linea indicata, però, appare chiara: l’Italia si considera pronta a intervenire dentro una cornice condivisa, con un mandato politico definito e con il passaggio obbligato in Parlamento. Il governo punta quindi a tenere insieme preparazione militare, copertura istituzionale e legittimazione internazionale.

Il tema dello Stretto di Hormuz si conferma così centrale anche per la politica italiana, non solo per il peso geopolitico dell’area ma per le ricadute dirette che eventuali tensioni potrebbero avere su energia, commerci e stabilità internazionale. In questo scenario, l’appello di Crosetto all’unità del Parlamento assume il valore di una richiesta politica precisa: affrontare la crisi con una linea condivisa, evitando fratture che potrebbero indebolire la posizione dell’Italia in un passaggio considerato cruciale.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure