
Il vero rischio, in queste settimane, non è stato solo quello di pagare di più alla pompa. Il timore, sempre più concreto, è stato quello di non trovare proprio carburante. Un’ipotesi che non appartiene più solo agli scenari teorici: negli ultimi giorni, tra tensioni internazionali e shock energetici, si sono già registrati episodi di distributori a secco, con intere aree temporaneamente senza gasolio. Segnali che hanno riacceso l’allarme su una possibile crisi di approvvigionamento, soprattutto se lo Stretto di Hormuz dovesse restare bloccato o instabile.
In questo contesto, fatto di incertezze e nervosismo dei mercati, arriva però una notizia inattesa. Dopo giorni di corsa al rialzo, i prezzi di benzina e diesel hanno invertito la rotta. Non si tratta di un crollo, ma di una flessione lenta e costante, che ha interessato l’ultima settimana. Il picco era stato raggiunto il 9 aprile, con la benzina self service a 1,792 euro al litro e il gasolio a 2,184. Da allora, i listini hanno iniziato a scendere giorno dopo giorno.
Calo dei prezzi, ma resta l’incognita internazionale
Secondo gli ultimi dati ufficiali, il prezzo medio della benzina è sceso a 1,773 euro al litro, mentre il gasolio è calato a 2,134 euro. Una diminuzione contenuta per la verde (-1,9 centesimi), più marcata per il diesel (-5 centesimi). Tradotto in termini concreti, significa un risparmio di circa 2,5 euro su un pieno da 50 litri di gasolio rispetto a pochi giorni fa.
Il movimento al ribasso riflette anche quanto sta accadendo sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio Brent, dopo aver superato i 110 dollari al barile tra fine marzo e inizio aprile, è tornato intorno ai 95 dollari grazie alla tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran. A incidere sul gasolio contribuiscono anche fattori stagionali, come il calo della domanda legata al riscaldamento con l’arrivo della primavera.
Prezzi “calmati”, ma la situazione resta fragile
Nonostante la discesa, i prezzi restano elevati e soprattutto artificialmente contenuti. Sul costo finale pesa ancora il taglio delle accise deciso dal governo, pari a 24,4 centesimi al litro, prorogato fino al 1° maggio. Una misura che alleggerisce il conto per gli automobilisti ma che ha un costo rilevante per le casse pubbliche, vicino al miliardo di euro in poco più di un mese.
Il vero nodo, però, resta geopolitico. Se la situazione nello Stretto di Hormuz non dovesse stabilizzarsi, il rischio non è solo un nuovo aumento dei prezzi, ma anche una progressiva riduzione delle forniture. Gli esperti avvertono che, in caso di blocco prolungato, potrebbero emergere carenze di carburante in Europa, a partire dal cherosene per il traffico aereo.
Per ora, dunque, il calo dei prezzi rappresenta una tregua più che una soluzione. E il mercato resta appeso a un equilibrio fragile, dove basta un nuovo scossone internazionale per ribaltare tutto.
La spada di Damocle delle accise
Sul fronte dei carburanti pesa anche l’incognita legata al taglio delle accise, una misura che finora ha contribuito a contenere almeno in parte l’impatto dei rincari. La rideterminazione temporanea delle aliquote su benzina e gasolio, costata circa un miliardo di euro alle casse dello Stato, resterà in vigore solo fino al 1° maggio.
Il punto è che questo intervento fiscale, pari a uno sconto di circa 25 centesimi al litro, rischia di esaurirsi proprio mentre la crisi internazionale resta aperta e i prezzi del greggio continuano a muoversi su livelli elevati. Se non dovesse arrivare una proroga, gli automobilisti potrebbero trovarsi di fronte a un nuovo e immediato aumento dei prezzi alla pompa.
In altre parole, il sollievo registrato negli ultimi giorni potrebbe rivelarsi solo temporaneo. Con lo scenario geopolitico ancora instabile, maggio rischia di riportare il conto dei carburanti su livelli molto più pesanti, con effetti diretti su famiglie e imprese.


