
La crisi tra Iran e Stati Uniti entra in una fase in cui i segnali si accumulano senza mai convergere davvero in una soluzione. Da una parte restano aperti i negoziati, con dichiarazioni che parlano di progressi e di possibili spiragli; dall’altra, però, i fatti sul terreno raccontano una dinamica opposta, fatta di blocchi navali, chiusure strategiche e preparativi militari. In questo quadro si inserisce anche la scelta di Donald Trump di pubblicare video di cittadini iraniani che esprimono sostegno alle azioni americane, un gesto che non è solo comunicazione ma parte integrante dello scontro, perché contribuisce a spostare il confronto anche sul piano simbolico e propagandistico.
Lo Stretto di Hormuz, ancora una volta, diventa così il punto di equilibrio — e di rottura — di una crisi che non riguarda solo i due Paesi ma l’intero sistema globale, energetico e commerciale. In questo contesto, ogni dichiarazione assume un peso politico immediato. In mattinata (pomeriggio in Italia), Trump ha denunciato la violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran, proprio a Hormuz. Dagli Usa arriva l’annuncio sul prossimo round di colloqui con l’Iran: inizieranno martedì e per Trump saranno veloci. Ma da Teheran non c’è ancora la conferma.
21:35 – Spari Usa contro nave iraniana nel Golfo dell’Oman
Gli Stati Uniti hanno colpito una nave cargo battente bandiera iraniana nel Golfo dell’Oman, assumendone il controllo. Lo ha dichiarato Donald Trump sul suo social Truth, spiegando che l’imbarcazione, la Touska, avrebbe tentato di forzare il blocco navale. Dopo essere stata avvertita, la nave si sarebbe rifiutata di fermarsi: a quel punto la Marina americana ha aperto il fuoco, colpendo la sala macchine e prendendo il controllo del mezzo, ora sotto custodia statunitense.
16:48 – Iran: “Nessun colloquio finché resta il blocco navale”
La delegazione iraniana non parteciperà ai negoziati in Pakistan con gli Stati Uniti finché resterà in vigore il blocco navale nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia Tasnim, secondo cui Teheran considera la misura un ostacolo insormontabile per qualsiasi avanzamento diplomatico.
16:36 – Usa: sarà Vance a guidare la delegazione in Pakistan
Il vicepresidente JD Vance guiderà la delegazione statunitense ai colloqui con l’Iran in Pakistan. Lo ha confermato un funzionario della Casa Bianca, correggendo quanto indicato in precedenza da Donald Trump. Nella missione saranno presenti anche l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner.
16:05 – Trump: “Accordo già pronto, a Islamabad si chiude in fretta”
Donald Trump accelera sul negoziato con l’Iran e parla di un’intesa ormai definita. In un’intervista a Fox, il presidente ha dichiarato che “tutto è già stato negoziato” e che il vertice previsto a Islamabad potrebbe concludersi rapidamente.
Allo stesso tempo, però, Trump mantiene la linea dura: se Teheran non firmerà l’accordo, gli Stati Uniti sono pronti a colpire infrastrutture strategiche iraniane, inclusi impianti energetici. Una doppia strategia – diplomatica e militare – che conferma quanto i colloqui restino appesi a un equilibrio estremamente fragile.
16:01 – Iran-Usa, colloqui in Pakistan: delegazione Teheran attesa martedì
La delegazione iraniana arriverà martedì in Pakistan per un nuovo round di colloqui con gli Stati Uniti. Lo riferisce la Cnn, citando fonti vicine ai negoziati, secondo cui saranno presenti il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Bagher Ghalibaf, già protagonisti del primo incontro.
Secondo le stesse fonti, mercoledì potrebbe esserci un annuncio simbolico di estensione della tregua. In caso di progressi significativi, non si esclude un vertice diretto: Donald Trump potrebbe volare a Islamabad e, a quel punto, anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian parteciperebbe a un incontro tra leader con la possibile firma di una “dichiarazione di Islamabad”.
14:44 – Trump accusa Teheran: “Violato il cessate il fuoco a Hormuz”
Donald Trump accusa l’Iran di aver violato il cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz, parlando di colpi sparati contro una nave francese e una britannica. In un post su Truth, il presidente definisce l’episodio “una totale violazione dell’accordo” e sottolinea come queste azioni siano controproducenti per Teheran.
Trump aggiunge che la chiusura dello Stretto danneggerebbe soprattutto l’Iran, con perdite stimate in 500 milioni di dollari al giorno, ribadendo che gli Stati Uniti “non perdono nulla”. Intanto, delegazioni americane sarebbero in partenza per Islamabad per proseguire i negoziati.
10:10 – Cnn: il traffico nello Stretto di Hormuz completamente fermo
Il traffico nello Stretto di Hormuz è “completamente fermo” dopo gli spari di ieri contro due navi commerciali. Lo riporta la Cnn citando dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle imbarcazioni presenti nell’area si è spostata verso zone ritenute più sicure, addentrandosi nel Golfo Persico o dirigendosi verso il Golfo di Oman.
07:20 – Trump pubblica video di iraniani filo-Usa
Donald Trump rilancia sul suo social alcuni video in cui cittadini iraniani vengono mostrati mentre esprimono sostegno alle azioni degli Stati Uniti contro la Repubblica islamica. Non si tratta solo di una condivisione: il presidente accompagna i contenuti con un messaggio politico chiaro, “Il meglio deve ancora venire”, che suona come una promessa ma anche come un avvertimento. La scelta di pubblicare questo tipo di materiale ha un doppio effetto: da un lato rafforza la narrativa di un consenso interno all’Iran verso la pressione americana, dall’altro contribuisce ad alzare il livello dello scontro comunicativo, trasformando la crisi in un confronto anche simbolico e propagandistico.
03:36 – Trump: “Israele è un grande alleato”
Nel cuore della notte americana, Trump torna a sottolineare il ruolo di Israele nel conflitto, definendolo un alleato “coraggioso, leale e intelligente”. Ma la frase più significativa è quella finale, quando parla di “altri” che avrebbero mostrato la loro vera natura sotto pressione. Un messaggio che non è solo rivolto a Teheran, ma anche agli alleati occidentali, e che segna un irrigidimento politico in una fase già delicata. Le parole del presidente rafforzano l’asse con Israele e contribuiscono a delineare un campo sempre più netto tra chi è dentro e chi è fuori dalla linea americana.
03:28 – Harris: “Trump trascinato in guerra”
Dall’altra parte dello spettro politico, Kamala Harris attacca frontalmente la gestione della crisi, sostenendo che Trump sarebbe stato trascinato nel conflitto da Israele contro la volontà del popolo americano. L’ex vicepresidente parla apertamente di una guerra non voluta, che espone i militari statunitensi a rischi inutili. Le sue parole aprono un fronte interno negli Stati Uniti, mostrando come la crisi con l’Iran non sia solo un tema di politica estera ma anche un terreno di scontro politico domestico.
01:50 – Ghalibaf: “Progressi ma restano lacune”
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, prova a tenere aperto il canale diplomatico parlando di progressi nei negoziati con Washington. Tuttavia, lo stesso Ghalibaf ammette che le distanze restano ampie e che molte questioni fondamentali sono ancora irrisolte. Il riferimento è soprattutto al dossier nucleare e alla gestione dello Stretto di Hormuz, due nodi che continuano a bloccare un’intesa definitiva. Le sue parole confermano che il dialogo esiste, ma è ancora lontano dal produrre risultati concreti.
01:26 – Teheran: “Serve pace duratura”
Sempre Ghalibaf insiste sulla necessità di una pace duratura, sottolineando però che la fiducia nei confronti degli Stati Uniti resta minima. È un passaggio chiave: l’Iran dichiara di voler evitare una nuova guerra, ma allo stesso tempo ribadisce una diffidenza strutturale che rende difficile qualsiasi compromesso. La distanza non è solo politica, ma anche psicologica e strategica.
00:53 – Intelligence Usa: Iran mantiene arsenale
Le valutazioni dell’intelligence americana indicano che l’Iran dispone ancora di una quota significativa delle sue capacità militari, con circa il 70% delle scorte di missili balistici e il 60% dei lanciatori ancora operativi. Un dato che ridimensiona l’efficacia degli attacchi subiti e che rafforza l’idea di un conflitto potenzialmente lungo. La capacità di recupero iraniana diventa così uno degli elementi più rilevanti nella valutazione degli scenari futuri.
00:45 – Centcom: blocco Usa ferma commercio
Il comando centrale degli Stati Uniti rivendica l’efficacia del blocco navale, sostenendo che il traffico marittimo iraniano è stato completamente interrotto. Una pressione economica che punta a colpire il cuore delle entrate di Teheran, ma che allo stesso tempo contribuisce a esasperare la tensione nella regione, aumentando il rischio di reazioni.
00:28 – Onu condanna attacco a Unifil
Il segretario generale António Guterres interviene dopo l’attacco contro la missione Unifil in Libano, in cui è morto un soldato francese. È il terzo episodio simile nelle ultime settimane, un segnale che il conflitto si sta allargando anche su altri fronti. L’Onu chiede la fine immediata degli attacchi e il rispetto del cessate il fuoco.
00:02 – Mattarella a Macron: “Attacco inammissibile”
Il presidente della Repubblica italiana esprime cordoglio alla Francia per la morte del casco blu e condanna con fermezza l’attacco, definendolo inammissibile. L’Italia ribadisce il valore della missione Unifil come presidio di stabilità e diritto internazionale.
20:45 – Israele prepara possibile risposta militare
Secondo fonti israeliane, lo Stato ebraico si sta preparando a una possibile ripresa dei combattimenti con l’Iran. La nuova tensione sullo Stretto di Hormuz viene letta come un segnale di deterioramento del quadro complessivo.
19:45 – Trump convoca la Situation Room
La giornata si chiude con la riunione convocata da Trump alla Casa Bianca con i vertici della sicurezza nazionale. Il messaggio che filtra è chiaro: senza una svolta nei negoziati, la guerra potrebbe riprendere nel giro di pochi giorni.


