
Con la sua “scimmia nuda” ha conquistato la fama in tutto il mondo, facendosi conoscere da più di una generazione. Desmond Morris, il grande etologo britannico, che si è imposto all’attenzione del pubblico e della comunità scientifica con i primi studi del comportamento umano da un punto di vista strettamente zoologico, è morto domenica in Irlanda, dove viveva dal 2018. Aveva 98 anni.
A dare l’annuncio della scomparsa il figlio Jason, che ha dichiarato: «Quella di mio padre è stata una vita dedicata all’esplorazione, alla curiosità e alla creatività. Zoologo, osservatore dell’uomo, autore e artista, ha continuato a scrivere e dipingere fino alla sua morte. Era un grande uomo e un padre e nonno ancora migliore».
Definendo l’uomo una «scimmia evoluta» piuttosto che un «angelo decaduto» e dichiarando la religione «un inganno basato sulla fiducia», Desmond Morris fece infuriare i cristiani negli anni Sessanta. Ma con il libro La scimmia nuda, uscito nel 1967 e tradotto in 28 lingue (in italiano apparso da Bompiani) con 10 milioni di copie vendute in totale, si è fatto conoscere in tutto il mondo.

Morris considerava gli esseri umani una specie che condivide con 192 altre specie di scimmie e primati una discendenza comune, comportamenti, rituali e strutture familiari. E a cinquant’anni di distanza la sua teoria sulla “scimmia nuda” è stata citata esplicitamente nella canzone “ccidentali’s Karma di Francesco Gabbani, vincitore del Festival di Sanremo 2017, utilizzando il concetto di Morris per ironizzare sui comportamenti umani moderni. Morris stesso aveva elogiato la canzone, paragonando la raffinatezza del testo a quella di autori come Bob Dylan o John Lennon.
Tra gli altri suoi libri bestseller, Lo zoo umano (1969, Mondadori), L’uomo e i suoi gesti: la comunicazione non-verbale nella specie umana (1977, Mondadori), La tribù del calcio (1981, Mondadori), L’animale uomo (1994, Mondadori).
Nato a Purton, nel Wiltshire, il 24 gennaio 1928, dopo la laurea in zoologia all’Università di Birmingham, nel 1954 Morris ha conseguito il dottorato alla Oxford University. Ha proseguito per due anni la carriera di ricercatore universitario, per poi entrare alla Società Zoologica di Londra, diventando capo della Zoological Society Tv and Film Unit. Nel 1959 è stato assunto come conservatore dei mammiferi allo zoo di Londra, ruolo che ha mantenuto fino al 1967, quando è stato nominato direttore dell’Institute of Contemporary Arts di Londra.
In quegli anni, come presentatore della trasmissione “Zootime”, Morris è stato uno dei volti più familiari della tv inglese, incantando in ogni puntata milioni di telespettatori e portando nelle loro case incredibili avventure e belve feroci. Nel 1967 il successo mondiale del libro “La scimmia nuda” (“The naked ape”, il titolo originale) gli ha consentito di trasferirsi a Malta e dedicarsi alla pittura, sua altra grandissima passione.
Dopo avere studiato a lungo le scimmie, con “La scimmia nuda”, libro divertente, sconvolgente e al tempo stesso rigorosamente scientifico, si è messo a studiare l’uomo. Ma lo ha studiato in quanto scimmia e cioè come l’unico, tra le centonovantatré specie di scimmie, a essere sprovvisto di peli. Nudo, appunto. “Per quanto cerchi di ignorare l’eredità del passato, l’uomo rimane essenzialmente un primate, una scimmia in crisi, che segue nella vita sessuale e sociale i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati scimmioni cacciatori”, sosteneva il celebre etologo.


