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“La sua è una furia s***”. Trump fuori controllo, l’analisi sconvolgente

Pubblicato: 23/04/2026 18:35

Un presidente imprevedibile, un sistema incapace di contenerlo e un mondo sempre più instabile. Nell’intervista rilasciata a L’Unità, Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, traccia un quadro preoccupante degli equilibri internazionali, partendo proprio dalla figura di Donald Trump.
Secondo Caracciolo, il problema non è soltanto il leader americano, ma il contesto che lo circonda. “Il sistema-America non è in grado di controllare questa furia tendenzialmente suicida del suo presidente”, afferma, indicando una fragilità strutturale della principale potenza mondiale.

Trump tra “America first” e “Trump first”

Alla base delle scelte dell’ex presidente, spiega Caracciolo, c’è una visione che formalmente si richiama allo slogan “America first”, ma che nella pratica sembra trasformarsi in qualcosa di diverso. Più che un progetto strategico coerente, emerge una linea dominata da decisioni spesso contraddittorie, dove l’interesse personale finisce per prevalere su quello nazionale.

In questa prospettiva, anche i rapporti con l’Europa e con la NATO appaiono ridimensionati. Per Trump, il Vecchio Continente non rappresenta una risorsa, ma un alleato secondario, se non addirittura un peso. Una visione che mette in discussione equilibri consolidati nel secondo dopoguerra.

Caracciolo sottolinea inoltre come il comportamento del leader americano sia diventato nel tempo sempre più imprevedibile, con dichiarazioni e scelte che cambiano rapidamente direzione, rendendo difficile qualsiasi lettura stabile della politica statunitense.

Il vero nodo: un sistema che non reagisce

Il punto più critico, però, riguarda la capacità – o meglio l’incapacità – delle istituzioni americane di intervenire. Trump, ricorda Caracciolo, non è un leader imposto, ma eletto democraticamente per due volte. Questo elemento apre una riflessione più ampia sullo stato della democrazia americana.

L’analista evidenzia come, anche di fronte a comportamenti considerati problematici, il sistema non sia riuscito a contenere o correggere la traiettoria del presidente. Un fatto che, nella sua lettura, rappresenta il vero motivo di preoccupazione per gli equilibri globali.

Non si tratta solo della personalità di Trump, ma della possibilità che una parte significativa della società americana condivida o tolleri questa impostazione. Da qui la domanda, provocatoria ma centrale: fino a che punto gli Stati Uniti sono in grado di governare se stessi?

Israele, Iran e un equilibrio sempre più fragile

L’intervista si allarga poi al Medio Oriente, dove Caracciolo parla di un rischio di “suicidio strategico” per Israele. Dopo gli eventi del 7 ottobre, secondo l’analista, lo Stato ebraico avrebbe intrapreso una strada che punta a una “vittoria decisiva”, ma che rischia di trasformarsi in un conflitto permanente.

La strategia di espansione e di pressione militare, unita all’apertura simultanea di più fronti, potrebbe superare le capacità stesse di Israele, esponendolo a una guerra lunga e logorante. In questo contesto, anche il rapporto con gli Stati Uniti appare meno solido rispetto al passato.

Sul fronte iraniano, Caracciolo intravede segnali di negoziato, ma sottolinea come il vero nodo non sia soltanto la questione nucleare, bensì il controllo delle rotte strategiche, come lo stretto di Hormuz, cruciale per gli equilibri energetici globali.

Europa debole e mondo senza guida

Lo sguardo si sposta infine sull’Europa, descritta come un attore sempre più marginale in uno scenario internazionale dominato da logiche di potenza. Secondo Caracciolo, l’Unione europea è stata costruita per un contesto di pace e fatica ad adattarsi a una fase storica segnata da conflitti e tensioni.

Parallelamente, cresce una tendenza globale al nazionalismo, con Paesi sempre più orientati a difendere i propri interessi in modo autonomo, senza una visione condivisa. Un cambiamento che rende più difficile la cooperazione internazionale e aumenta il rischio di instabilità.

Un mondo sempre più difficile da interpretare

Uno degli aspetti più rilevanti dell’analisi riguarda il ruolo della comunicazione. Caracciolo critica l’uso crescente di narrazioni semplificate e distanti dalla realtà, che rischiano di confondere l’opinione pubblica e di rendere più difficile affrontare le sfide globali.

In un contesto segnato da crisi multiple e interconnesse, la comprensione dei fenomeni geopolitici diventa sempre più complessa. E proprio per questo diventa ancora più urgente tornare a leggere i fatti per quello che sono, senza filtri ideologici o semplificazioni eccessive.

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Ultimo Aggiornamento: 23/04/2026 18:40

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