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Maltrattamenti su minori, la decisione del tribunale sul santone

Pubblicato: 23/04/2026 18:24

Una comunità isolata tra gli alberi, lontana dagli occhi di tutti. Regole rigide, silenzi e una quotidianità che, secondo gli inquirenti, nascondeva ben altro. Poi l’intervento delle autorità e la scoperta che ha acceso i riflettori su una realtà rimasta a lungo nell’ombra. Da quel momento, il caso ha preso una piega giudiziaria complessa, tra accuse gravi e decisioni cautelari ancora in evoluzione.

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha stabilito che Mark Ravikiran Koppinar, noto come il “santone” del bosco di Gibilmanna, resti agli arresti ma con trasferimento ai domiciliari. Respinta dunque la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali, alla luce dei “gravi indizi” ancora a suo carico.

Le accuse

L’uomo, 59 anni, è indagato per maltrattamenti su minori in concorso. Secondo l’accusa, avrebbe partecipato insieme ad altri adulti della comunità a violenze soprattutto psicologiche nei confronti di due bambini di 11 e 7 anni.

I piccoli, allontanati a marzo, vivevano in condizioni precarie in un casolare nei boschi di Gibilmanna, a pochi chilometri da Cefalù:

  • costretti a restare svegli fino a tarda notte
  • obbligati a dormire su materassini gonfiabili
  • senza riscaldamento né acqua calda
  • esclusi dalla scuola e da qualsiasi vita sociale

La decisione del Riesame

I giudici hanno disposto per Koppinar gli arresti domiciliari presso un’abitazione che sarà indicata, con l’obbligo del braccialetto elettronico.

Ma resta un punto cruciale:
👉 se il dispositivo non sarà disponibile, l’uomo resterà in carcere.

Inoltre, è stato imposto il divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi o che lo assistono, anche tramite telefono o mezzi telematici.

Le indagini

Le indagini, coordinate dalla Procura di Termini Imerese, proseguono per chiarire il ruolo dei vari adulti coinvolti nella comunità. Anche la madre dei due bambini è indagata, ma al momento non è stata sottoposta a misure cautelari.

Una vicenda che continua a far emergere interrogativi su dinamiche familiari e contesti chiusi, dove il controllo e l’isolamento possono trasformarsi in condizioni di grave vulnerabilità per i minori.

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