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Campobasso, ipotesi due avvelenamenti: “Ricina troppo superiore alla soglia”

Pubblicato: 25/04/2026 13:48

Un Natale segnato da sintomi misteriosi, ricoveri e un epilogo tragico. Poi il sospetto che tutto non sia stato un caso isolato, ma un piano ripetuto nel tempo.

Le indagini si concentrano ora su ogni dettaglio della vita familiare, nel tentativo di ricostruire una verità ancora sfuggente.

A Pietracatella si indaga sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un ricovero per sospetta gastroenterite. Secondo gli inquirenti, le due donne potrebbero essere state avvelenate due volte, prima del 25 dicembre e poi il giorno successivo, dopo essere rientrate a casa dal pronto soccorso.

L’analisi del telefono

Un passaggio chiave dell’inchiesta riguarda il cellulare di Alice Di Vita, unica sopravvissuta della famiglia.

La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, ha disposto la copia forense del dispositivo per analizzare:

  • almeno 11 chat con familiari e amici
  • le note personali, tra cui l’elenco dei pasti consumati tra il 22 e il 25 dicembre
  • la cronologia internet
  • la geolocalizzazione
  • email e account social

Elementi ritenuti fondamentali per ricostruire tempi e modalità del presunto avvelenamento.

Il nodo dei pasti

Particolare attenzione è rivolta proprio alle annotazioni sui cibi consumati nei giorni precedenti il ricovero. Un dettaglio che potrebbe aiutare a individuare il momento in cui la sostanza tossica sarebbe stata ingerita.

I sospetti e la pista della ricina

Tra le ipotesi al vaglio c’è quella dell’utilizzo di ricina, una sostanza altamente tossica.

Gli investigatori hanno effettuato accertamenti anche presso un istituto agrario di Riccia, frequentato da un amico della giovane, dove sarebbero state svolte ricerche su sostanze potenzialmente pericolose.

Il contesto familiare

Secondo la difesa, il cellulare di Alice sarebbe stato acquisito perché la ragazza, nei giorni della tragedia, era l’unica a non aver accusato malori e avrebbe gestito le comunicazioni tra i membri della famiglia.

L’inchiesta resta aperta e complessa: si indaga per individuare eventuali responsabilità e verificare se dietro la morte delle due donne ci sia un gesto volontario, forse non compiuto da una sola persona.

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