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Caos arbitri, terremoto in Serie A: Rocchi si ferma, cosa rischia davvero l’Inter

Pubblicato: 27/04/2026 08:42

Il calcio italiano torna a fare i conti con uno scenario che riporta alla memoria le pagine più controverse del passato. L’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sul sistema arbitrale ha già prodotto il primo effetto clamoroso: l’autosospensione di Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B.
Ma cosa sta succedendo davvero? E quali potrebbero essere le conseguenze per il campionato e per i club coinvolti indirettamente nel caso?

L’inchiesta e i fatti contestati

Al centro dell’indagine, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, ci sono alcune partite della stagione 2024/25. Tra queste Udinese-Parma, Bologna-Inter, la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori stanno approfondendo anche un episodio della stagione precedente, Inter-Verona, in particolare per un contatto tra Bastoni e Duda.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Rocchi avrebbe esercitato pressioni su alcuni arbitri e orientato le designazioni scegliendo direttori di gara ritenuti “graditi” all’Inter. Una ricostruzione tutta da verificare, ma che ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati del designatore e del supervisore Var Andrea Gervasoni.
Rocchi, raggiunto dall’avviso di garanzia, ha deciso di fare un passo indietro: «In accordo con l’Aia e per il bene del gruppo mi autosospendo», ha dichiarato.

Il nodo della frode sportiva

Il reato ipotizzato è quello di concorso in frode sportiva, una fattispecie che si configura quando si altera o si tenta di alterare il regolare svolgimento di una competizione attraverso vantaggi, pressioni o utilità indebite.

Si tratta di un’accusa pesante: la legge prevede la reclusione da due a sei anni, oltre a una sanzione economica. Tuttavia, allo stato attuale, si tratta solo di ipotesi investigative ancora tutte da dimostrare.

Dalla denuncia all’archiviazione (e possibile riapertura)

L’origine della vicenda risale alla primavera del 2025, quando l’ex assistente arbitrale Domenico Rocca presentò un esposto all’allora presidente dell’Aia Antonio Zappi. La segnalazione fu poi trasmessa alla Procura federale della Figc.

In un primo momento, il procuratore federale Giuseppe Chiné aveva ritenuto insufficienti gli elementi per procedere, arrivando all’archiviazione con l’avallo della Procura generale dello Sport del Coni. Ora però lo scenario cambia: gli atti dell’inchiesta milanese potrebbero riaprire il fascicolo anche sul piano sportivo.

Lo stesso Chiné è intervenuto per chiarire la situazione, parlando di ricostruzioni mediatiche «fantasiose» e rivendicando la correttezza dell’operato della Procura federale.

La posizione dell’Inter

Il nome dell’Inter è entrato nel dibattito pubblico per via delle ipotesi sulle presunte “designazioni gradite”. Tuttavia, allo stato attuale, non risultano indagati né tesserati né dirigenti del club.

Il presidente Giuseppe Marotta ha respinto con fermezza ogni sospetto: «Noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi. Abbiamo sempre agito nella massima correttezza», ha dichiarato.

Una linea chiara, accompagnata da un messaggio di tranquillità: il club si considera completamente estraneo ai fatti e non teme sviluppi giudiziari diretti.

Gli scenari possibili

Le conseguenze dell’inchiesta restano tutte da definire. Sul piano sportivo, molto dipenderà dall’evoluzione delle indagini e da eventuali nuovi elementi. Sul piano istituzionale, si è già aperto il dibattito su un possibile commissariamento della Figc, anche se al momento non ci sono le condizioni formali per procedere in questa direzione.

Un elemento è certo: il caso Rocchi riaccende i riflettori sul sistema arbitrale e sulla credibilità del calcio italiano. E mentre la giustizia ordinaria e quella sportiva muovono i primi passi, il campionato si ritrova ancora una volta sotto pressione. Con molte domande aperte e poche risposte definitive.

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