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Flotilla verso Gaza, l’allarme: “Motovedette israeliane in azione, perso il contatto con 22 navi”

Pubblicato: 30/04/2026 07:07

La tensione nel Mediterraneo torna a salire dopo l’intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali nei pressi di Creta. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, le imbarcazioni sarebbero state fermate da unità militari che si sono identificate come israeliane, dando ordine ai partecipanti di radunarsi a prua e mettersi in ginocchio sotto la minaccia di armi e laser.

La missione, composta da 58 imbarcazioni, avrebbe subito un’azione coordinata che ha portato anche all’interruzione delle comunicazioni. Alcuni equipaggi hanno lanciato un SOS, mentre almeno 22 barche risultano scomparse dai sistemi di tracciamento. Un episodio che apre interrogativi sulla sicurezza della navigazione e sul rispetto del diritto internazionale.

Secondo i dati disponibili, la flotilla si trovava a centinaia di miglia nautiche da Israele, in prossimità dell’isola di Creta. Una distanza insolita rispetto a precedenti operazioni, quando le intercettazioni avvenivano vicino alle coste di Gaza. Stavolta, invece, l’intervento sarebbe stato pianificato in alto mare per via dell’elevato numero di mezzi coinvolti.

Sul piano diplomatico si muove l’Italia. La Farnesina ha chiesto chiarimenti immediati a Tel Aviv, attivando l’Unità di Crisi e coinvolgendo le ambasciate italiane in Israele e Grecia. L’obiettivo è verificare la dinamica dei fatti e garantire la tutela degli eventuali cittadini italiani presenti a bordo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto accertamenti urgenti per ricostruire i contorni dell’operazione militare. Roma segue con attenzione l’evolversi della situazione, consapevole delle possibili implicazioni politiche e umanitarie legate all’episodio.

Dalla flotilla arriva però una versione netta: si trattava di una missione pacifica con finalità umanitarie e di protesta. Vittorio Sergi, attivista italiano a bordo, ha raccontato che l’iniziativa mirava a denunciare il traffico di armi e a portare aiuti alla popolazione palestinese.

“Siamo in acque internazionali davanti alla Grecia”, ha spiegato Sergi, sottolineando il carattere non violento dell’azione. Secondo il suo racconto, l’intervento rappresenterebbe un segnale forte contro le iniziative civili nel Mediterraneo, rivendicando valori di pace e cooperazione tra i popoli.

Di tutt’altro tenore la posizione di Tel Aviv. Il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso un video sostenendo che a bordo delle imbarcazioni non vi fossero aiuti umanitari, ma materiali come preservativi e droga. Una versione che alimenta ulteriormente lo scontro narrativo tra le parti.

Durissima la replica della Global Sumud Flotilla, che parla apertamente di “pirateria” e di sequestro illegale di civili in alto mare. Gli organizzatori denunciano una escalation senza precedenti e chiedono che la comunità internazionale intervenga per accertare responsabilità e garantire il rispetto del diritto internazionale.

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