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“Lo ha fatto prima di morire”: Alex Zanardi, cos’è successo prima di andarsene

Pubblicato: 02/05/2026 19:34
Le ultime ore di Alex Zanardi: la carrozzina, il malore e l'addio a Padova

Padova si sveglia con un vuoto difficile da raccontare. Alex Zanardi è morto venerdì sera nella città che lo aveva adottato da oltre vent’anni: aveva 59 anni ed era accanto alle persone che, in silenzio, lo hanno protetto e accompagnato fino alla fine, la moglie Daniela Manni e il figlio Niccolò.
È una notizia che colpisce al cuore, perché dentro c’è tutto: la forza, la fragilità, e quel senso di dignità che la famiglia ha sempre difeso lontano dai riflettori, anche quando il nome di Zanardi era sulla bocca di tutti.

Alex Zanardi, immagine legata al racconto delle ultime ore e dei funerali a Padova

Tre anni in una struttura per lungodegenza

Negli ultimi tre anni, Alex Zanardi era ricoverato in una struttura specializzata per la lungodegenza nella zona sud di Padova. Un percorso terapeutico lungo e complicato, iniziato dopo il gravissimo incidente in handbike in provincia di Siena, nel giugno 2020.

Quel giorno, durante una staffetta benefica, la carrozzella si scontrò con un camion che proveniva in direzione opposta. Dopo un delicato passaggio all’ospedale San Bortolo di Vicenza, l’atleta era tornato nel Padovano, non lontano dalla villa di Noventa, per affrontare un cammino di riabilitazione duro e doloroso.

I funerali alla Basilica di Santa Giustina

Ora, mentre in tutta Italia cresce il cordoglio, prende forma anche il momento dell’ultimo saluto. Con ogni probabilità, i funerali di Alex Zanardi si terranno nella Basilica di Santa Giustina a Padova, uno dei luoghi simbolo della città.

Non un dettaglio qualsiasi: la basilica ha già accolto, negli ultimi anni, cerimonie che hanno segnato la memoria collettiva, come i funerali di Giulia Cecchettin e quelli dei tre carabinieri caduti nell’esplosione di Castel d’Azzano. Uno spazio grande, capace di contenere un dolore che non è solo privato, ma di una comunità intera.

Le ultime ore di Alex Zanardi

Le ricostruzioni delle ultime ore restituiscono un’immagine che commuove e lascia senza parole. È un finale che pesa, perché parla di fragilità ma anche di quel modo tutto suo di stare al mondo: con discrezione, fino all’ultimo.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nonostante le fragili condizioni di salute e le complicanze degli ultimi mesi, “fino a pochi giorni fa Alex riusciva ancora a godere di brevi momenti all’aria aperta”. Assistito dal personale medico e dai propri cari, effettuava alcune uscite in carrozzina nei pressi della struttura. La famiglia aveva sempre preteso e ottenuto una privacy ferrea per tutelare la sua dignità.

Il malore fatale e l’addio

Poi, nella serata di venerdì, il malore fatale. Improvviso, definitivo. “Il decesso è sopraggiunto a causa di un malore fatale che non gli ha lasciato scampo”. Accanto a lui, come sempre, c’erano Daniela e Niccolò.

È un passaggio che racconta tutto senza bisogno di aggiungere altro: la presenza costante dei suoi affetti, quella linea di protezione che la famiglia ha tenuto stretta, giorno dopo giorno, lontano dal rumore.

Il messaggio della famiglia: “Rispettate il nostro dolore”

Nelle ultime ore è arrivata anche una nota ufficiale, semplice e ferma, per ringraziare delle manifestazioni di vicinanza e chiedere rispetto: “La famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento”.

Parole sobrie, coerenti con lo stile con cui i Zanardi hanno affrontato le prove più dure: senza clamore, senza spettacolarizzare la sofferenza, scegliendo la strada della dignità.

Una città in lutto

Per Padova, Zanardi non era solo un campione: era un simbolo. Una figura amata, seguita, rispettata. Una città che lo aveva accolto in uno dei momenti più bui e che lo aveva visto, almeno per qualche anno, tornare a correre, sorridere, vincere.

Ora lo saluta con la stessa discrezione con cui lui ha sempre vissuto tutto. Alex Zanardi avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre. Non ce la farà. Ma quello che ha lasciato — dentro e fuori dallo sport — resta lì, più forte di ogni data.

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