
L’inchiesta che sta scuotendo le fondamenta del sistema calcistico italiano sembra destinata ad allargarsi ulteriormente, portando alla luce dinamiche opache tra i vertici arbitrali e le influenze dei club di massima serie. Al centro della bufera si trova Gianluca Rocchi, attuale designatore di Serie A e B, che deve rispondere dell’accusa di concorso in frode sportiva. Il lavoro degli inquirenti, coordinato dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione, si sta concentrando su una serie di episodi sospetti avvenuti durante la stagione 2024/25, con ramificazioni che toccano anche il passato recente. La notifica dell’avviso di garanzia ha provocato un vero e proprio terremoto mediatico, costringendo i principali protagonisti della vicenda a fare un passo indietro per tutelare l’immagine dell’intero settore arbitrale nazionale.
Il meccanismo delle pressioni e dei gradimenti
Secondo l’impianto accusatorio, il sistema non si limitava a semplici errori di valutazione sul campo, ma prevedeva una gestione strategica delle designazioni. Gli investigatori ipotizzano che siano state esercitate pressioni indebite per favorire la scelta di direttori di gara che fossero ritenuti graditi all’Inter. Le partite finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Milano coprono un arco temporale significativo e includono sfide cruciali come Udinese-Parma e Bologna-Inter. Non mancano inoltre accertamenti su competizioni diverse dal campionato, come la semifinale di ritorno della Coppa Italia tra Inter e Milan, o partite di categoria inferiore come Salernitana-Modena. La magistratura intende verificare se esista un nesso causale tra le scelte fatte dai designatori e l’esito sportivo di questi incontri, analizzando ogni singola conversazione registrata durante i periodi critici della stagione sportiva.
Le intercettazioni che inchiodano i vertici
L’elemento che ha impresso una svolta decisiva alle indagini è rappresentato da una serie di intercettazioni telefoniche, in particolare quella risalente al 2 aprile 2025. In questa conversazione, Gianluca Rocchi parla apertamente con il supervisore Var Andrea Gervasoni a ridosso della semifinale di andata di Coppa Italia. Il contenuto del dialogo appare piuttosto esplicito agli occhi degli inquirenti, poiché il designatore farebbe riferimento diretto a un arbitro specifico, identificato in Daniele Doveri, definendolo come una figura che loro non vogliono più vedere. Questa frase suggerisce l’esistenza di un interlocutore esterno o di un gruppo di pressione capace di condizionare le scelte tecniche dell’Associazione Italiana Arbitri. La strategia ipotizzata dalla Procura era quella di impiegare Doveri in gare considerate meno sensibili per evitare che potesse essere designato per la finale o per le sfide scudetto più delicate.
Uno dei punti più complessi per gli inquirenti riguarda l’identificazione certa del soggetto indicato con il termine loro nelle telefonate tra i vertici arbitrali. Sebbene il club nerazzurro non risulti attualmente indagato come società, l’attenzione si è spostata sulla figura del club referee manager, ovvero colui che gestisce i rapporti ufficiali tra la squadra e la classe arbitrale. Gli inquirenti stanno valutando se il nome di Giorgio, emerso in alcuni passaggi delle registrazioni, possa corrispondere a quello di Giorgio Schenone. Tuttavia, gli stessi magistrati mantengono una certa cautela su questo punto, sottolineando che non esiste ancora una prova inconfutabile che colleghi direttamente questo specifico dirigente alle richieste di esclusione di determinati arbitri. La complessità del caso risiede proprio nel distinguere i normali rapporti istituzionali dalle interferenze illecite volte a manipolare la regolarità delle competizioni.
La lista degli indagati e il ruolo del Var
Al momento il registro degli indagati comprende nomi di spicco del panorama arbitrale italiano. Oltre a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, che hanno già scelto la via dell’autosospensione dai rispettivi incarichi istituzionali, risultano coinvolti l’assistente Daniele Paterna e i componenti della sala Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Il ruolo degli addetti alla tecnologia è considerato fondamentale nell’economia dell’inchiesta, poiché molti degli episodi contestati riguardano proprio mancate correzioni a errori macroscopici. Un esempio lampante citato dagli atti riguarda la sfida tra Inter e Roma, caratterizzata da un calcio di rigore non concesso ai giallorossi nonostante un fallo evidente commesso da Ndicka su Bisseck. Si indaga anche sulla celebre gomitata di Bastoni a Duda in Inter-Verona della stagione precedente, cercando di capire se vi sia stata una volontà sistematica nel chiudere gli occhi davanti a determinati eventi.


