
Il Cremlino rafforza la sicurezza attorno a Vladimir Putin in un clima di crescente tensione interna e timori per possibili attentati o addirittura un colpo di Stato. È quanto emerge da un rapporto di un’agenzia di intelligence europea citato da diversi media internazionali, secondo cui il sistema di protezione del presidente russo sarebbe stato radicalmente potenziato negli ultimi mesi. Le nuove misure arrivano in un momento delicato, segnato dalla guerra in Ucraina, dalle difficoltà economiche e da segnali sempre più evidenti di malcontento all’interno dell’élite russa.
Secondo il dossier, le precauzioni non riguardano solo Putin ma si estendono anche al suo entourage più stretto: cuochi, guardie del corpo e collaboratori sono sottoposti a regole rigidissime, con il divieto di utilizzare mezzi pubblici e limitazioni severe all’uso della tecnologia. Chi lavora a contatto diretto con il presidente può utilizzare solo telefoni senza accesso a internet, mentre i visitatori devono affrontare controlli multipli prima di poter accedere agli incontri. Un livello di sicurezza che riflette una crescente preoccupazione per possibili fughe di informazioni e minacce interne.
Droni, attentati e paranoia: cresce la tensione interna
Il rapporto evidenzia come tra le principali paure del Cremlino vi sia il rischio di un attentato tramite droni, anche da parte di elementi interni all’apparato statale. Le autorità russe temono infatti che il clima di instabilità possa favorire azioni ostili provenienti non solo dall’esterno, ma anche da settori dell’élite politica e militare. A pesare sono anche gli omicidi mirati di alti ufficiali, tra cui quello di un generale avvenuto a fine 2025, che avrebbe scatenato tensioni ai vertici delle forze di sicurezza.
Non a caso, il numero di luoghi frequentati da Putin è stato drasticamente ridotto. Il presidente avrebbe limitato gli spostamenti e smesso di visitare alcune delle sue residenze abituali, preferendo rimanere in strutture altamente protette o in bunker rafforzati, spesso lontani da Mosca. Anche le apparizioni pubbliche sarebbero in parte gestite attraverso immagini preregistrate, diffuse per mantenere una percezione di normalità.
Guerra e crisi: il peso dell’Ucraina sull’equilibrio russo
Alla base di questa stretta sulla sicurezza ci sono anche le difficoltà legate alla guerra in Ucraina. Le perdite militari, stimate da fonti occidentali in decine di migliaia tra morti e feriti ogni mese, e i limitati progressi sul campo stanno mettendo sotto pressione il sistema russo. A questo si aggiungono gli attacchi ucraini in profondità nel territorio, compresi raid con droni che hanno colpito anche Mosca, alimentando la percezione di vulnerabilità.
Sul piano interno, il costo economico del conflitto è sempre più evidente. Problemi come le interruzioni delle reti dati, l’aumento dei prezzi e il malcontento della borghesia urbana stanno incrinando il consenso, anche tra fasce tradizionalmente vicine al potere. Un contesto che, secondo gli analisti, potrebbe favorire tensioni tra i vertici militari e politici.

Il nodo Shoigu e il rischio di colpo di Stato
Tra gli elementi più delicati emersi dal rapporto c’è il riferimento a Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa e figura storicamente vicina a Putin. Secondo l’intelligence, Shoigu manterrebbe una forte influenza sull’apparato militare e sarebbe considerato un possibile fattore di rischio in caso di instabilità interna o tentativi di golpe.
A complicare ulteriormente il quadro è l’arresto del suo ex collaboratore Ruslan Tsalikov, accusato di corruzione e riciclaggio. Un episodio che, secondo il dossier, avrebbe rotto gli equilibri interni tra le élite e aumentato la tensione ai vertici dello Stato. Tuttavia, non vengono fornite prove concrete di un reale piano di colpo di Stato, e molte informazioni restano difficili da verificare.
Cremlino sotto pressione, tra sicurezza e propaganda
Nel frattempo, anche gli eventi simbolici vengono ridimensionati. La tradizionale parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, simbolo della potenza militare russa, si svolgerà senza armamenti pesanti, ufficialmente per motivi di sicurezza. Una scelta che, secondo diversi osservatori, riflette le difficoltà operative e il timore di nuovi attacchi.
In questo scenario, il rafforzamento della sicurezza attorno a Putin appare come il segnale più evidente di un sistema sotto pressione. Tra guerra, crisi economica e tensioni interne, il Cremlino si muove in un equilibrio sempre più fragile, nel quale anche la protezione personale del presidente diventa una priorità assoluta.


