
Le temperature del Pacifico tropicale stanno aumentando a velocità eccezionale e per la comunità scientifica ci sono ormai pochi dubbi: El Niño è tornato. Secondo gli ultimi dati climatici internazionali, il fenomeno potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi fino a trasformarsi in un evento di portata storica, con effetti destinati a coinvolgere gran parte del pianeta.
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Le nuove proiezioni diffuse dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine indicano che le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centrale potrebbero raggiungere entro la fine dell’anno valori fino a tre gradi superiori rispetto alla media stagionale. Uno scenario che, secondo i climatologi, potrebbe aprire la strada a un possibile “Super El Niño” nel corso del 2026.
Gli esperti ritengono che il fenomeno possa raggiungere livelli paragonabili agli eventi estremi registrati nel 1877 e nel 2015, considerati tra i più intensi mai osservati.
Temperature del Pacifico in rapido aumento
A preoccupare gli studiosi è soprattutto la velocità con cui si stanno riscaldando le acque dell’oceano Pacifico. Le anomalie termiche registrate sotto la superficie marina hanno raggiunto in alcune aree valori fino a sette gradi sopra la media.
Secondo i climatologi, a favorire questa accelerazione sarebbe stato anche un raro sistema formato da tre cicloni sviluppatisi nelle scorse settimane. Il fenomeno avrebbe spinto enormi masse di acqua calda nelle profondità oceaniche, contribuendo ad alimentare ulteriormente il processo di riscaldamento.
Per gli esperti, l’evoluzione osservata nelle ultime settimane rappresenta uno dei segnali più chiari del ritorno di El Niño, il fenomeno climatico periodico che modifica la circolazione atmosferica globale influenzando temperature, precipitazioni e intensità degli eventi estremi.

“Potrebbe essere il più forte dal XIX secolo”
Tra gli studiosi cresce la convinzione che l’evento in formazione possa raggiungere livelli eccezionali. “La fiducia nella possibilità di assistere al più grande El Niño dagli anni Settanta dell’Ottocento sta chiaramente aumentando”, ha spiegato Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche alla State University of New York di Albany.
Secondo gli esperti, gli effetti potrebbero manifestarsi già nei prossimi mesi con un aumento delle temperature globali, ondate di calore più frequenti e profonde alterazioni dei regimi meteorologici.
Gli eventi di El Niño più intensi sono infatti spesso associati a fenomeni climatici estremi, tra cui siccità prolungate, piogge torrenziali, alluvioni e cicloni particolarmente violenti.
Gli effetti attesi nel mondo
Le agenzie climatiche internazionali stanno monitorando con attenzione l’evoluzione del fenomeno, che secondo la NOAA potrebbe svilupparsi pienamente entro luglio.
Tra gli effetti considerati più probabili dagli scienziati c’è una diminuzione degli uragani nell’Atlantico, accompagnata però da un aumento del rischio di tifoni e cicloni nel Pacifico.
Le conseguenze potrebbero riguardare anche l’Asia meridionale, con una possibile riduzione delle piogge monsoniche in India, mentre Australia, Indonesia, Brasile settentrionale e Africa centrale rischiano periodi di siccità più intensi.
In altre aree del pianeta, invece, l’effetto potrebbe essere opposto. Piogge abbondanti e alluvioni potrebbero interessare Perù, Ecuador, Africa orientale e parte degli Stati Uniti meridionali.
Anche l’Europa viene osservata con attenzione. Secondo le prime valutazioni, il ritorno di El Niño potrebbe favorire ondate di calore più frequenti e persistenti, con effetti potenzialmente significativi anche sull’Italia.

Il rischio di nuovi record di caldo globale
Uno degli aspetti che maggiormente allarma la comunità scientifica riguarda l’impatto sulle temperature mondiali. Gli episodi più forti di El Niño tendono infatti a trasferire enormi quantità di calore dall’oceano all’atmosfera, contribuendo all’aumento della temperatura media globale.
Secondo il climatologo Zeke Hausfather, il 2026 potrebbe già diventare il secondo anno più caldo mai registrato a livello planetario. Le proiezioni indicano inoltre che il 2027 avrebbe il 73% di probabilità di stabilire un nuovo record assoluto.
L’eventuale combinazione tra il riscaldamento globale causato dalle emissioni e un El Niño particolarmente intenso viene considerata dagli esperti uno degli scenari climatici più delicati dei prossimi anni.
Le conseguenze economiche e sociali
Gli effetti di un possibile Super El Niño non riguarderebbero soltanto il clima. Gli scienziati avvertono che le conseguenze potrebbero estendersi all’agricoltura, alla disponibilità di acqua e alla stabilità economica di diversi Paesi.
“I modelli di El Niño sono correlati a carenze alimentari, problemi idrici e persino conflitti civili nei Paesi tropicali”, ha osservato la climatologa Katharine Hayhoe.
Per questo governi, istituzioni scientifiche e organismi internazionali stanno seguendo con particolare attenzione l’evoluzione del fenomeno. El Niño viene infatti considerato uno dei principali fattori climatici in grado di influenzare l’equilibrio meteorologico del pianeta su scala globale, con ripercussioni che potrebbero estendersi ben oltre il solo ambito ambientale.


