
Le elezioni locali britanniche si stanno trasformando in un autentico terremoto politico per Keir Starmer e per il Partito Laburista. Lo scrutinio è ancora in corso, ma i dati parziali raccontano già una disfatta pesantissima per il premier britannico, che sta perdendo centinaia di consiglieri locali anche in territori considerati storicamente fedelissimi ai Laburisti. A beneficiarne è soprattutto Reform UK, il partito populista guidato da Nigel Farage, che continua a crescere in maniera impressionante e sta conquistando seggi sia ai Laburisti sia ai Conservatori.
I numeri sono durissimi per il governo. Finora i Laburisti hanno perso oltre 348 consiglieri, praticamente dimezzando la propria presenza negli enti locali. Reform UK, invece, ha già ottenuto 661 consiglieri, di cui oltre 600 nuovi, consolidando il proprio ruolo come nuova forza politica emergente nel Regno Unito. Anche i Conservatori stanno subendo un crollo importante, mentre avanzano pure i Verdi, favoriti dal malcontento generale verso i partiti tradizionali e dalla popolarità del nuovo leader Zack Polanski. Il quadro che emerge è quello di un Paese sempre più frammentato e attraversato da una forte crisi politica e sociale.
La disfatta storica in Galles
Il colpo più duro per Starmer arriva dal Galles, dove i Laburisti sono precipitati addirittura al terzo posto. A vincere è stato Plaid Cymru, il partito indipendentista di ispirazione socialdemocratica, seguito proprio da Reform UK. Per i Laburisti si tratta di una sconfitta storica: governavano stabilmente il Galles dalla nascita del parlamento locale nel 1999 e, più in generale, vincevano elezioni locali nel territorio gallese da oltre un secolo.
Anche in Scozia il quadro non sorride al governo britannico. Il Partito Nazionale Scozzese (SNP) si conferma nettamente primo e torna a rilanciare il tema dell’indipendenza. Secondo le proiezioni della BBC, il partito guidato da John Swinney dovrebbe fermarsi poco sotto la maggioranza assoluta, ma il leader scozzese ha già chiarito di voler utilizzare questo risultato per chiedere un nuovo referendum indipendentista.
Starmer sotto assedio nel suo partito
Davanti a risultati così negativi, Starmer ha scelto di assumersi pubblicamente la responsabilità politica della sconfitta, pur escludendo le dimissioni immediate. “Non me ne andrò lasciando il Paese nel caos”, ha dichiarato il premier britannico. Ma all’interno del Partito Laburista cresce ormai apertamente il malcontento e la sua leadership appare sempre più fragile.
Da mesi diverse correnti interne mettono in discussione la linea politica del governo, accusato di non riuscire a intercettare il disagio sociale e di aver perso il contatto con una parte importante dell’elettorato popolare. A peggiorare ulteriormente la situazione è arrivato anche il caso che coinvolge Peter Mandelson, storico esponente laburista nominato ambasciatore negli Stati Uniti da Starmer e finito nelle polemiche per i presunti legami con Jeffrey Epstein.
Secondo i media britannici, le manovre interne per sostituire Starmer sarebbero già iniziate. Tra i nomi più attivi vengono indicati Angela Rayner e il ministro della Salute Wes Streeting, che starebbero raccogliendo consensi tra i parlamentari per mettere formalmente in discussione la leadership del premier. Se il trend negativo dovesse confermarsi nelle prossime ore, la pressione politica su Starmer potrebbe diventare difficilmente sostenibile.


