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“Non è finita”. Netanyahu torna a minacciare l’Iran e spaventa il Medio Oriente

Pubblicato: 11/05/2026 09:35

Benjamin Netanyahu torna ad alzare la tensione sul fronte iraniano e avverte che il conflitto potrebbe essere tutt’altro che concluso. In una lunga intervista rilasciata al programma americano 60 Minutes, il primo ministro israeliano ha dichiarato che l’operazione militare contro Teheran ha già raggiunto risultati importanti, ma che restano ancora numerosi obiettivi da colpire e smantellare.
Le dichiarazioni del leader israeliano arrivano mentre proseguono con difficoltà i negoziati internazionali legati al cessate il fuoco raggiunto nelle ultime settimane tra Stati Uniti e Iran. Nonostante i tentativi diplomatici, Netanyahu ha lasciato intendere che Israele considera ancora aperta la minaccia iraniana, soprattutto sul fronte nucleare e militare.

“Ci sono ancora siti da smantellare”

Nel corso dell’intervista, Netanyahu ha insistito sul fatto che l’Iran disporrebbe ancora di strutture legate all’arricchimento dell’uranio e di programmi missilistici che Israele considera una minaccia diretta. “Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”, ha spiegato il premier israeliano, aggiungendo che Teheran continuerebbe a sostenere gruppi armati nella regione e a lavorare sui missili balistici.

Secondo Netanyahu, molte infrastrutture sarebbero già state colpite durante le operazioni militari delle ultime settimane, ma il lavoro non sarebbe terminato. Quando il giornalista gli ha chiesto concretamente come Israele intenda intervenire, il premier ha risposto con una battuta che ha subito fatto discutere: “Entri e lo porti fuori”.

Il ruolo di Trump e la guerra che continua

Netanyahu ha anche fatto riferimento ai colloqui con Donald Trump, spiegando che l’ex presidente americano avrebbe sostenuto l’idea di intervenire direttamente per neutralizzare le strutture iraniane considerate pericolose. “Mi ha detto: voglio entrare lì”, ha raccontato il leader israeliano, aggiungendo che dal suo punto di vista l’operazione sarebbe possibile anche sul piano pratico.

Il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran è ormai arrivato alla sua sesta settimana. Nei mesi scorsi Trump aveva parlato di una guerra relativamente breve, ipotizzando una durata di quattro o cinque settimane e promettendo di continuare i bombardamenti fino al raggiungimento della pace in Medio Oriente.

Netanyahu evita una data finale

Nonostante le pressioni internazionali e i negoziati in corso, Netanyahu ha evitato di indicare una possibile conclusione delle operazioni. Alla domanda sui tempi della guerra, il premier israeliano ha preferito non sbilanciarsi: “Non fornirò una tempistica precisa”, ha detto, definendo però l’intera missione “di fondamentale importanza”.

Parole che confermano come la situazione resti estremamente delicata e come il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente sia tutt’altro che scongiurato.

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