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Terremoto alla Cultura: Giuli silura il suo cerchio magico dopo il caso Regeni

Pubblicato: 11/05/2026 12:51

Il clima, dentro i corridoi del Collegio Romano, viene descritto come uno dei più tesi dall’inizio del governo Meloni. Le porte chiuse, i telefoni che squillano a vuoto, i “no comment” fatti filtrare dal ministero e soprattutto una sensazione che ormai circola apertamente anche dentro Fratelli d’Italia: qualcosa si è rotto nel rapporto tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e una parte del suo stesso apparato. Non un semplice rimpasto interno, ma un regolamento di conti politico e personale che arriva dopo settimane di polemiche, sospetti e accuse reciproche.

La decisione di allontanare figure considerate centrali nell’equilibrio del ministero ha infatti il sapore di una resa dei conti maturata lentamente. E il punto di rottura, secondo quanto filtra dagli ambienti del Mic, sarebbe stato il caso del documentario su Giulio Regeni, diventato nelle ultime settimane un detonatore politico interno alla maggioranza. Una vicenda che avrebbe lasciato il ministro furioso per essere stato tenuto all’oscuro di informazioni considerate decisive.

Il caso Regeni e la rottura interna

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, Giuli avrebbe deciso di revocare l’incarico alla segretaria personale Elena Proietti e al capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino, figura ritenuta vicinissima agli ambienti di Palazzo Chigi e soprattutto al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Il decreto relativo a Proietti sarebbe già stato firmato, mentre quello riguardante Merlino dovrebbe essere formalizzato nelle prossime ore.

Il nodo centrale sarebbe proprio il deterioramento del rapporto fiduciario tra il ministro e il suo staff più stretto. A pesare, in particolare, il caso dei finanziamenti negati al docufilm dedicato a Giulio Regeni, esploso mediaticamente quando ormai la vicenda era già diventata politicamente ingestibile. Dentro il ministero c’è chi sostiene che Giuli si sia sentito isolato e lasciato solo nella gestione della crisi. Da qui la convinzione, maturata negli ultimi giorni, di dover “azzerare” parte della struttura che lo circondava.

Sullo sfondo ci sarebbero anche tensioni politiche più profonde dentro Fratelli d’Italia. Merlino viene considerato vicino a Carlo Prosperi, collaboratore del presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, figura che da tempo avrebbe rapporti complicati sia con Giuli sia con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni. Una rete di diffidenze, rivalità e sospetti che avrebbe finito per trasformare il ministero della Cultura in uno dei fronti più instabili della maggioranza.

Le tensioni nella maggioranza

Più sfumata invece la posizione di Elena Proietti, che ha negato pubblicamente di essere stata licenziata. La funzionaria ha spiegato di non essere partita per una trasferta negli Stati Uniti a causa di un ricovero ospedaliero per una colica renale, respingendo le accuse di comportamento poco professionale. Ma dentro il Mic la sua uscita viene ormai considerata praticamente certa.

Il caso ha immediatamente acceso lo scontro politico. Le opposizioni parlano apertamente di crisi interna alla destra e di governo attraversato da continue faide. Matteo Renzi ha attaccato duramente il ministro sostenendo che, dopo aver licenziato il suo staff, dovrebbe “licenziare sé stesso”. Anche Pd e Movimento 5 Stelle hanno parlato di una maggioranza sempre più lacerata da lotte interne e incapacità di gestione.

Ma il dato politicamente più rilevante arriva forse proprio da Fratelli d’Italia. Perché se ufficialmente il partito difende il diritto del ministro a riorganizzare la propria struttura, allo stesso tempo esponenti di peso come il ministro Francesco Lollobrigida hanno pubblicamente elogiato Merlino e Proietti, definendoli figure di “indiscussa capacità”. Una presa di posizione che suona quasi come un messaggio politico interno e che conferma quanto il terremoto al ministero della Cultura vada ben oltre due semplici revoche amministrative.

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