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“Al capolinea”. Starmer dalla gloria alla polvere, perché è andata così in Gran Bretagna

Pubblicato: 13/05/2026 09:45

Meno di due anni fa Keir Starmer conquistava Downing Street con una vittoria schiacciante che sembrava destinata ad aprire una nuova era politica per il Regno Unito dopo quattordici anni di governi conservatori. Oggi, però, il leader laburista si ritrova travolto da una crisi politica sempre più profonda, con un governo che perde pezzi, ministri che si dimettono e un partito che inizia apertamente a discutere della sua successione.
Il problema principale, secondo molti osservatori britannici, è che Starmer abbia progressivamente perso il contatto con il proprio elettorato e con la realtà politica del Paese. Una sensazione diventata evidente dopo i risultati molto negativi ottenuti dai Laburisti nelle recenti elezioni locali in Scozia, Galles e Inghilterra. Nonostante il crollo del consenso, il premier ha continuato a mostrarsi convinto di poter governare ancora per dieci anni, irritando una parte crescente del partito.

Un governo partito male e mai davvero decollato

Dietro la crisi attuale ci sarebbe anche una preparazione giudicata insufficiente al ritorno dei Laburisti al governo. Dopo anni all’opposizione, il partito non avrebbe costruito una macchina politica e amministrativa davvero pronta a governare. I problemi organizzativi sono emersi quasi subito, insieme alle prime polemiche mediatiche.

Uno dei primi casi che ha indebolito Starmer riguardava alcuni regali costosi ricevuti quando era ancora leader dell’opposizione. Nessuna irregolarità formale, ma l’episodio ha creato forte imbarazzo per un governo che chiedeva sacrifici economici ai cittadini britannici.

A peggiorare la situazione è stata anche una comunicazione politica considerata fredda e contraddittoria. Dopo aver promesso una stagione di cambiamento durante la campagna elettorale, Starmer aveva esordito da premier con un messaggio molto duro: “Le cose peggioreranno prima di migliorare”. Una frase che molti elettori non gli hanno più perdonato.

Lo scandalo Mandelson e il crollo della leadership

Il vero punto di rottura sarebbe però arrivato con il caso legato a Peter Mandelson, figura storica del Labour nominata ambasciatore negli Stati Uniti proprio da Starmer. Lo scandalo sugli “Epstein files” e le successive polemiche sulla gestione della vicenda hanno dato l’immagine di un governo confuso e incapace di controllare i propri uomini chiave.

La difesa scelta dal premier ha peggiorato ulteriormente la situazione. Starmer ha sostenuto di non essere stato informato su diversi dettagli della vicenda, ma proprio questa linea ha alimentato un’immagine di debolezza politica. In Gran Bretagna è persino nato un meme sul “Starmer che non sa nulla”, diventato simbolo della sua difficoltà nel controllare il governo.

Nel frattempo si sono susseguiti cambi di collaboratori, licenziamenti interni e lotte di potere dentro Downing Street. Prima è uscita di scena Sue Gray, poi è stato allontanato anche Morgan McSweeney, uno degli strateghi più influenti della campagna elettorale laburista.

Le promesse mancate e la fuga degli elettori

A indebolire ulteriormente il premier sono state soprattutto alcune scelte considerate incoerenti. Starmer aveva promesso di non aumentare le tasse, ma il governo ha poi dovuto cambiare linea. Allo stesso tempo sono arrivate clamorose inversioni su tagli alla spesa pubblica e misure sociali.

Molti elettori progressisti hanno iniziato ad avvicinarsi ai Verdi, mentre una parte del voto moderato si è spostata verso i Liberal Democratici o addirittura verso la destra populista di Nigel Farage, oggi sempre più forte nei sondaggi.

Particolarmente contestata è stata anche la linea durissima sull’immigrazione. Starmer ha adottato toni molto rigidi sui confini, arrivando a elogiare gli accordi del governo italiano guidato da Giorgia Meloni per limitare i flussi migratori. Una scelta che ha creato forti tensioni nel mondo progressista britannico.

Il rischio Farage e il futuro del Labour

Il paradosso politico per Starmer è che nel tentativo di fermare la crescita di Farage ne avrebbe finito per rafforzare la centralità politica. Adottando temi e linguaggi securitari, i Laburisti hanno contribuito a legittimare ulteriormente la destra populista britannica.

Oggi Farage guida stabilmente molti sondaggi, mentre il Labour appare in forte difficoltà e sempre più diviso al suo interno. Starmer continua a difendersi sostenendo che cambiare leader destabilizzerebbe ulteriormente il Paese, ma il timore dentro il partito è che il tempo per recuperare consenso si stia rapidamente esaurendo.

Le elezioni britanniche sono ancora lontane, previste nel 2029, ma la sensazione sempre più diffusa a Westminster è che la leadership di Keir Starmer sia ormai entrata nella fase più critica del suo mandato.

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Ultimo Aggiornamento: 13/05/2026 09:46

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