
La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha annunciato che un tribunale federale del District of Columbia, a Washington, ha disposto la sospensione delle sanzioni adottate nei suoi confronti dall’amministrazione guidata da Donald Trump.
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La comunicazione è arrivata attraverso un messaggio pubblicato su X dalla giurista italiana, che ha condiviso anche il documento relativo alla decisione del giudice. Nel post, Albanese ha sottolineato come il tribunale abbia riconosciuto che “proteggere la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico”, frase che la funzionaria ONU ha riportato integralmente nel suo intervento social.
Nel messaggio, la relatrice ha inoltre ringraziato i familiari e le persone che l’hanno sostenuta nella battaglia legale. “Grazie a mia figlia e a mio marito per essersi impegnati a difendermi, e a tutti coloro che mi hanno aiutato finora. Insieme siamo uniti”, ha scritto.
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) May 13, 2026
As the judge says: "Protecting the Freedom of speech is always just the public interest".
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.
Together we are One. pic.twitter.com/z6L3tb7Esp
Le accuse degli Stati Uniti contro Francesca Albanese
Le sanzioni erano state annunciate dal segretario di Stato americano Marco Rubio, che aveva accusato Francesca Albanese di antisemitismo, sostegno al terrorismo e ostilità nei confronti di Stati Uniti, Israele e dell’Occidente.
Tra le contestazioni avanzate dall’amministrazione statunitense figurava anche la collaborazione della Corte penale internazionale nelle indagini che coinvolgono dirigenti politici israeliani, incluso il premier Benjamin Netanyahu.
Secondo quanto riferito, il ricorso contro le misure restrittive sarebbe stato presentato in tribunale dal marito di Albanese, Massimiliano Cali, a nome della famiglia. La funzionaria delle Nazioni Unite ha sempre respinto le accuse, sostenendo che le sue critiche nei confronti di Israele non possano essere equiparate ad antisemitismo.
Negli ultimi mesi, Albanese aveva anche denunciato le conseguenze personali e professionali derivanti dalle sanzioni. In una recente intervista aveva spiegato che le restrizioni le avrebbero impedito l’accesso ai propri risparmi, oltre a limitare pagamenti e servizi finanziari.

Il ruolo della relatrice ONU sui Territori palestinesi
Giurista italiana specializzata in diritto internazionale, Francesca Albanese ricopre dal 2022 l’incarico di relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati. Nel corso del mandato ha assunto posizioni molto critiche nei confronti di Israele, accusando il governo israeliano di violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza e parlando in più occasioni di “genocidio”.
Le sue dichiarazioni hanno provocato forti reazioni diplomatiche e politiche, soprattutto negli Stati Uniti e in Israele, alimentando un acceso dibattito internazionale sul conflitto in Medio Oriente e sui limiti della libertà di espressione nelle sedi istituzionali internazionali.
La decisione del tribunale di Washington rappresenta ora un nuovo capitolo della vicenda giudiziaria che coinvolge la relatrice ONU, mentre resta aperto il confronto politico sulle accuse mosse nei suoi confronti e sul ruolo delle Nazioni Unite nel monitoraggio della situazione nei Territori palestinesi occupati.


