
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, torna ad attaccare il governo guidato da Giorgia Meloni e lo fa durante la trasmissione televisiva “4 Di sera” su Rete4. L’ex premier ha criticato duramente la situazione economica del Paese, sostenendo che l’esecutivo stia raccontando una realtà distante da quella vissuta quotidianamente da lavoratori e giovani italiani.
“Giorgia vive nel paese delle meraviglie”, ha dichiarato Conte, sottolineando come “un lavoratore su quattro viva con meno di mille euro al mese” e denunciando il fenomeno dei giovani costretti a lasciare l’Italia per trovare opportunità all’estero. Secondo il presidente del M5S, gli stipendi sarebbero sempre più bassi e i salari reali avrebbero registrato un calo rispetto al 2021.
Le critiche sull’industria e il caso Electrolux
Nel corso dell’intervista, Conte ha parlato anche di una presunta “desertificazione industriale”, citando il caso di Electrolux come esempio delle difficoltà del comparto produttivo italiano. L’ex presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati ottenuti durante il suo governo, sostenendo che l’Italia fosse “la locomotiva d’Europa” grazie a misure economiche che, a suo dire, sarebbero poi state smantellate dai governi successivi.
L’attacco politico si è concentrato anche sulle politiche salariali e sulla crescita economica, con Conte che accusa l’attuale maggioranza di non affrontare concretamente il tema del potere d’acquisto delle famiglie italiane e della crisi industriale.
Lo scontro sul superbonus
L’ex premier ha poi affrontato il tema del superbonus, replicando alle recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio sui costi della misura per i conti pubblici. Conte ha difeso il provvedimento, ricordando che fu introdotto durante la pandemia per rilanciare l’economia e sostenere il settore edilizio.
Secondo il leader pentastellato, il monitoraggio delle spese avrebbe dovuto essere gestito dai governi successivi, prima da quello guidato da Mario Draghi e poi dall’esecutivo Meloni. Conte ha inoltre accusato esponenti di Fratelli d’Italia di aver sostenuto in passato l’estensione della misura, sostenendo che i controlli sui costi “andavano fatti” da chi è arrivato dopo il suo governo.


