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“Se muoio…”. Trump sciocca il mondo, le parole del presidente Usa

Pubblicato: 16/05/2026 08:23

Una lettera segreta custodita nel cassetto del celebre Resolute Desk dello Studio Ovale. Non un semplice messaggio istituzionale, ma un documento destinato a essere aperto soltanto nello scenario più drammatico: la morte di Donald Trump. A rivelarne l’esistenza è stato Sebastian Gorka, capo dell’antiterrorismo dell’amministrazione americana, durante una puntata del podcast Pod Force One. Una rivelazione che riaccende immediatamente i riflettori sulla sicurezza del presidente degli Stati Uniti e sui delicati meccanismi della successione alla Casa Bianca.

Secondo Gorka, la lettera sarebbe indirizzata al vicepresidente JD Vance, indicato come l’uomo pronto a prendere le redini del Paese in caso di emergenza. «C’è una lettera nel cassetto del Resolute Desk nel caso in cui dovesse accadergli qualcosa», ha spiegato il funzionario, evitando però qualsiasi dettaglio sul contenuto della missiva. «Esistono protocolli precisi, ma non posso parlarne pubblicamente», ha aggiunto, alimentando inevitabilmente curiosità e tensioni.

La rivelazione arriva in un momento geopolitico particolarmente delicato, alla vigilia dello storico viaggio diplomatico in Cina, e si inserisce in quella che la Casa Bianca definisce una strategia di “proiezione di forza” verso i grandi avversari internazionali degli Stati Uniti, in particolare Russia, Iran e Pechino. Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è chiaro: Washington vuole mostrare continuità e stabilità anche nell’eventualità più estrema.

In caso di morte, dimissioni o impossibilità a governare da parte del presidente, sarebbe infatti proprio JD Vance il primo a subentrare alla guida degli Stati Uniti. Dietro di lui, nella linea di successione, figurano lo speaker della Camera Mike Johnson e il presidente pro tempore del Senato. Una procedura prevista dalla Costituzione americana che oggi torna improvvisamente sotto i riflettori.

Il tema della sicurezza personale di Trump, del resto, è diventato centrale negli ultimi mesi. Il tycoon è già sopravvissuto a due tentativi di attentato e a gennaio aveva dichiarato di aver lasciato «istruzioni molto precise» nel caso di un eventuale assassinio organizzato dall’Iran. In un’intervista a NewsNation, Trump aveva lanciato un avvertimento durissimo: «Se mi dovesse accadere qualcosa, faremo saltare in aria l’Iran». Parole che avevano provocato immediate reazioni internazionali.

A rendere ancora più pesante il clima è arrivato poi un terzo episodio sospetto durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Sebbene i dettagli restino poco chiari, l’episodio ha ulteriormente alimentato le preoccupazioni attorno alla sicurezza del presidente americano e alla crescente tensione politica che circonda il suo mandato.

Nel frattempo, negli Stati Uniti continuano a rincorrersi indiscrezioni sulle condizioni di salute del commander-in-chief, oggi 79enne. Negli ultimi mesi media e social hanno acceso il dibattito su caviglie gonfie, lividi alle mani e improvvisi colpi di sonno durante eventi pubblici. Segnali mai confermati ufficialmente ma sufficienti a scatenare nuove teorie e speculazioni.

Ed è proprio in questo clima già incandescente che si inseriscono le dichiarazioni di Joe Rogan, uno dei podcaster più influenti d’America. Durante una puntata del suo show, Rogan ha sostenuto che Trump potrebbe essere diventato un bersaglio delle grandi compagnie petrolifere per i suoi tentativi di abbassare il prezzo della benzina negli Stati Uniti. Secondo il conduttore, le multinazionali del petrolio avrebbero interesse a mantenere elevati i costi del carburante attraverso il mercato internazionale.

Le parole del podcaster hanno immediatamente fatto esplodere nuove polemiche. «Lo faranno fuori… non puoi metterti contro i soldi del petrolio», ha dichiarato Rogan, arrivando persino a immaginare un futuro in cui «JD Vance si ritroverà a piangere in tv». Frasi forti, prive di prove concrete, ma che raccontano perfettamente il clima sempre più teso, polarizzato e carico di sospetti che accompagna la nuova stagione politica americana.

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