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Juve, il crollo totale: Spalletti si mette in discussione e ora può succedere di tutto

Pubblicato: 18/05/2026 07:50

La Juventus arriva all’ultima giornata nel modo più drammatico possibile, travolta non solo dalla sconfitta contro la Fiorentina, ma soprattutto dalla sensazione di aver smarrito definitivamente sé stessa proprio nel momento in cui il campionato chiedeva lucidità, personalità e fame. Lo 0-2 dell’Allianz Stadium non è stato un incidente, né una serata storta: è sembrato piuttosto il riassunto perfetto della stagione bianconera, una squadra capace a tratti di illudere tutti con lampi di gioco moderni e aggressivi, salvo poi sciogliersi ogni volta che la pressione saliva davvero. La classifica adesso è spietata: sesto posto, rischio concreto di restare fuori dalla Champions League e un ambiente improvvisamente ripiombato nel dubbio più totale.

Luciano Spalletti lo ha capito subito. E infatti, forse per la prima volta da quando è arrivato a Torino, il tecnico non ha parlato soltanto da allenatore ma quasi da uomo che sente franare il terreno sotto i piedi. Le sue dichiarazioni nel post partita sono sembrate molto più profonde di una normale autocritica. Quando dice “devo presentare di più di quello che ho presentato”, Spalletti non sta semplicemente commentando una partita persa: sta mettendo in discussione la sua esperienza juventina, il suo impatto mentale sulla squadra e perfino la sua capacità di trasformare davvero il gruppo in una grande squadra. Perché il problema della Juve, ormai, appare soprattutto psicologico. Ogni partita decisiva è diventata un peso insostenibile, ogni difficoltà si è trasformata in ansia, ogni episodio negativo ha fatto scomparire certezze e qualità.

La partita contro la Fiorentina è stata devastante proprio per questo. I viola hanno vinto senza bisogno di dominare, quasi con naturalezza, mentre la Juve dava continuamente la sensazione di poter crollare da un momento all’altro. Ed è questo l’aspetto che più preoccupa la società. Non tanto il singolo risultato, quanto la fragilità strutturale mostrata per tutta la stagione contro squadre teoricamente inferiori o comunque in gare ad altissima pressione. Lecce, Lazio, Sassuolo, Verona e infine Fiorentina: una lunga scia di partite in cui i bianconeri hanno perso controllo mentale prima ancora che tattico.

Elkann, Comolli e il dubbio sul futuro

Adesso si entra nella settimana più delicata dell’anno. Spalletti ha annunciato che parlerà con John Elkann, e attorno a questa frase si è immediatamente acceso tutto il mondo juventino. I contatti tra i due sono frequenti da tempo, ma è evidente che un confronto dopo una sconfitta simile assume un significato completamente diverso. Anche perché dentro la società il clima è diventato pesante. I rapporti tra Spalletti e Comolli vengono descritti da settimane come freddi, quasi inesistenti, e il dirigente è finito sotto accusa per una campagna acquisti costosissima che non ha cambiato il livello della squadra. Il caso simbolo è quello di Openda e David, rimasti praticamente ai margini anche nella notte più importante della stagione.

Ma il punto vero è un altro: per la prima volta nemmeno Spalletti appare più così saldo. Fino a poche settimane fa la dirigenza sembrava convinta di voler ripartire da lui comunque, considerandolo l’uomo giusto per ricostruire mentalità e identità dopo anni caotici. Oggi invece qualcosa si è incrinato. Non tanto nella fiducia ufficiale, che resta, quanto nella percezione generale di un progetto che rischia di essersi fermato prima ancora di nascere davvero. E il fatto che sia stato lo stesso allenatore a mettersi pubblicamente in discussione alimenta ancora di più l’idea che a fine stagione possa accadere qualcosa di clamoroso.

La Juventus resta appesa agli ultimi novanta minuti e ai risultati delle concorrenti, ma ormai il tema va oltre la qualificazione alla Champions League. In gioco c’è la direzione futura del club, il peso politico interno tra area tecnica e dirigenziale, la credibilità di un progetto costato moltissimo e mai davvero decollato. E soprattutto c’è una domanda che aleggia sopra Torino dopo il tracollo contro la Fiorentina: questa squadra ha davvero le basi caratteriali per tornare grande, oppure il crollo di domenica sera è stato soltanto il momento in cui tutte le fragilità sono venute definitivamente allo scoperto?

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