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“Ecco chi è stato”. Mamma e figlia avvelenate, si scopre ora

Pubblicato: 26/05/2026 12:40

Le indagini di natura medico-legale e tossicologica condotte dagli uffici inquirenti si trovano spesso a dover decifrare scenari complessi, in cui la barriera tra una tragica fatalità e un disegno criminoso intenzionale rimane a lungo sfocata. Nei casi in cui i sintomi clinici manifestati dai pazienti non offrono risposte immediate ai sanitari, la ricostruzione meticolosa delle abitudini quotidiane e dei contatti interpersonali diventa l’unica via percorribile per gli investigatori. Il lavoro degli esperti scientifici, unito alle audizioni testimoniali, punta a isolare elementi determinanti che possano fare luce sulle reali cause di eventi clinici insoliti, capaci di scuotere nel profondo la stabilità di intere comunità locali.

I nuovi accertamenti tossicologici e i rinvii tecnici

Le verifiche formali si allargano ora a cerchi sempre più ampi di congiunti, nel tentativo di mappare con esattezza ogni singolo momento condiviso nei giorni precedenti al dramma. Persino la 92enne zia Isa è stata convocata in questura.Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso, alle prese con il giallo delle avvelenate, non trascurano nessun dettaglio. L’anziana zia di Gianni Di Vita, residente nella palazzina di famiglia a Pietracatella, avrebbe preparato una torta per la vigilia di Natale, consumata da una decina di commensali rimasti del tutto asintomatici. Gli accertamenti si estendono quindi oltre la cena del 23 – inizialmente ritenuta la fonte principale del malessere poiché vi parteciparono le due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, insieme al sopravvissuto Gianni.

La complessità del quadro clinico ha spinto la magistratura a dilatare i tempi per i responsabili delle perizie d’ufficio. Il deposito dell’autopsia, previsto per la fine di questa settimana, è slittato di un altro mese, al 30 giugno. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha infatti dato un ulteriore incarico per nuovi accertamenti irripetibili al direttore del centro antiveleni di Pavia Carlo Locatelli e al professore Daniele Merli. I due esperti dovranno “precisare le caratteristiche della ricina rilevata nei campioni biologici” delle due donne, valutandone l’effettivo nesso causale con il decesso.

Le responsabilità mediche e l’analisi dei dispositivi digitali

La nuova fase della consulenza scientifica rivestirà un ruolo determinante anche per definire l’operato del personale sanitario che ha assistito le due donne nelle fasi iniziali del ricovero. Gli inquirenti chiedono di sapere se “la patologia da avvelenamento era riconoscibile dai medici che hanno avuto in cura le due donne e se i protocolli adottati sono stati corretti”, un passaggio chiave per i cinque camici bianchi del nosocomio di Campobasso attualmente iscritti nel registro degli indagati.

Nelle prossime ore sono previste nuove audizioni formali per i principali protagonisti della vicenda. Saranno infatti riconvocati in questura Gianni Di Vita e sua cugina Laura per un confronto basato sui primi riscontri informatici ottenuti dallo smartphone della figlia maggiore Alice, mentre occorreranno almeno altre due settimane per completare l’estrazione dei dati dagli ulteriori supporti digitali sequestrati lo scorso 4 maggio nell’abitazione di Pietracatella.

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