
I negoziati sulla guerra in Ucraina sarebbero arrivati a un nuovo punto morto e il Cremlino starebbe valutando un’intensificazione degli attacchi contro Kiev e altre città ucraine, compreso un maggiore ricorso a missili balistici convenzionali. A riferirlo è Bloomberg, che cita fonti vicine a Mosca. La valutazione russa sarebbe maturata dopo settimane di stallo diplomatico e mentre l’attenzione dell’amministrazione Trump appare sempre più concentrata sul conflitto con l’Iran e sulla crisi mediorientale.
Secondo le fonti citate, Mosca si aspetta ancora che Washington eserciti pressioni su Kiev affinché ceda la parte della regione di Donetsk ancora sotto controllo ucraino, una richiesta che resta uno dei principali ostacoli a qualsiasi intesa. Sul piano pubblico, intanto, il Cremlino alza ulteriormente i toni: Dmitry Peskov sostiene che l’Ucraina «sta perdendo il conflitto» e che il sistema politico di Kiev starebbe «perdendo stabilità» e «disgregandosi dall’interno».
Mosca pronta ad aumentare la pressione militare
La possibile escalation russa arriverebbe quindi come risposta allo stallo dei negoziati. Le fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg parlano della possibilità di intensificare gli attacchi con missili balistici convenzionali, non soltanto contro obiettivi militari e infrastrutturali, ma anche contro Kiev e altre grandi città ucraine. Tra gli scenari evocati ci sarebbe anche un aumento della pressione sulla capitale e sul suo centro.
La scelta, se confermata, segnerebbe un ulteriore irrigidimento della strategia russa. Dopo mesi di colloqui, pressioni e ipotesi di compromesso, Mosca sembrerebbe voler tornare a utilizzare con maggiore decisione lo strumento militare per modificare i rapporti di forza sul terreno e condizionare il negoziato. Il messaggio implicito sarebbe semplice: se la trattativa non produce risultati favorevoli alla Russia, il Cremlino può ancora alzare il livello dello scontro.
Il nodo Donetsk e le aspettative su Trump
Uno dei punti più delicati resta il futuro del Donbass. Secondo le fonti citate, la Russia si aspetta che gli Stati Uniti spingano l’Ucraina a cedere la parte della regione di Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev. È una richiesta che il governo ucraino ha finora respinto e che tocca direttamente la questione territoriale, il vero cuore politico della guerra.
A complicare il quadro c’è anche il mutato focus della Casa Bianca. L’amministrazione Trump, secondo la ricostruzione, sarebbe sempre più assorbita dal conflitto con l’Iran e dalle sue conseguenze strategiche. Questa minore attenzione al dossier ucraino non sarebbe gradita a Vladimir Putin, che avrebbe invece interesse a mantenere Washington pienamente coinvolta nella pressione su Kiev.
In questo quadro, l’eventuale intensificazione degli attacchi potrebbe servire anche a riportare l’Ucraina al centro dell’agenda americana, costringendo gli Stati Uniti a tornare a occuparsi con maggiore urgenza del fronte europeo.
Peskov: «L’Ucraina sta perdendo»
A rafforzare il clima di scontro sono arrivate le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo il quale la dinamica militare starebbe chiaramente mostrando una perdita di terreno da parte ucraina.
«È inequivocabile che l’Ucraina stia perdendo il conflitto, la dinamica sui fronti lo dimostra chiaramente», ha affermato Peskov. Il portavoce ha poi collegato la situazione militare a quella politica interna, sostenendo che il «regime di Kiev» starebbe attraversando una fase di crescente instabilità.
«Si verificano e si intensificano delle controversie semi-politiche all’interno del regime di Kiev», ha aggiunto Peskov, secondo il quale il sistema ucraino «si sta disgregando dall’interno» e «sta perdendo stabilità». Mosca utilizza quindi contemporaneamente due piani comunicativi: la pressione militare sul campo e la rappresentazione di un’Ucraina sempre più fragile sul piano interno.
Kiev continua a colpire in profondità il territorio russo
Lo stallo diplomatico non ha fermato nemmeno gli attacchi ucraini contro obiettivi in territorio russo. Nelle ultime ore le forze di Kiev hanno colpito un sito di Wildberries a Kotovsk, nella regione di Tambov, provocando un vasto incendio. Secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore ucraino, la stessa società era già stata presa di mira il 16 agosto durante un attacco su larga scala nella regione di Mosca. Nell’incendio sarebbe rimasto ferito un dipendente.
L’attività offensiva ucraina si è concentrata anche sul settore energetico. Droni avrebbero colpito la raffineria Lukoil-Nizhegorodnefteorgsintez di Kstovo, nella regione di Nizhny Novgorod, provocando un vasto incendio. Residenti della zona hanno riferito di aver sentito diverse esplosioni prima delle fiamme. L’impianto è tra i principali della Federazione Russa, con una capacità produttiva stimata in circa 17 milioni di tonnellate di petrolio all’anno.
Due morti nella regione russa di Lipeck
Anche sul territorio russo si registrano vittime civili. Secondo il governatore Igor Artamonov, un uomo e un ragazzo di 14 anni sono morti in un incendio scoppiato in un’abitazione nella regione di Lipeck a seguito di un attacco con drone ucraino.
L’episodio conferma come la guerra dei droni si stia ormai sviluppando molto oltre la linea del fronte. Da mesi Kiev utilizza velivoli a lungo raggio per colpire depositi, raffinerie, infrastrutture logistiche e obiettivi industriali sul territorio russo, cercando di indebolire la capacità economica e militare di Mosca.
La Russia, dal canto suo, continua a impiegare droni, missili e bombe guidate contro città e infrastrutture ucraine.
Attacco russo su Chernihiv, morti una donna e un bambino
Sul versante ucraino, una donna e un bambino di quattro anni sono rimasti uccisi in un attacco con droni russi contro Chernihiv. La notizia è stata comunicata dal capo dell’amministrazione militare locale Dmytro Bryzhynskyi.
Un altro attacco ha colpito la centrale termoelettrica di Kherson, provocando danni ingenti. Secondo quanto riferito dalle autorità ucraine, la struttura sarebbe stata centrata da una bomba aerea guidata e la principale fonte di calore della città avrebbe subito gravi danneggiamenti.
Il colpo assume particolare rilievo in vista dei mesi più freddi. Le infrastrutture energetiche ucraine restano infatti uno dei bersagli principali della strategia russa, che punta a ridurre la capacità di Kiev di garantire elettricità e riscaldamento alla popolazione.
Guerra e diplomazia sempre più scollegate
Il quadro delle ultime ore mostra una distanza crescente tra il piano diplomatico e quello militare. Da una parte si continua a parlare di negoziati, pressioni americane e possibili concessioni territoriali; dall’altra gli attacchi si intensificano e colpiscono sempre più in profondità entrambi i Paesi.
Mosca sembra voler utilizzare il vantaggio militare che sostiene di avere come leva negoziale, mentre Kiev continua a colpire infrastrutture strategiche sul territorio russo per dimostrare di poter ancora infliggere costi significativi alla Federazione.
È proprio questo il paradosso della fase attuale: più le trattative si fermano, più aumenta il peso della forza militare nel tentativo di modificare il tavolo negoziale.
Il rischio di una nuova fase ancora più dura
Se le anticipazioni attribuite a fonti vicine al Cremlino dovessero essere confermate, la guerra potrebbe entrare in una fase ancora più dura. Un aumento degli attacchi balistici contro Kiev e altre città rappresenterebbe infatti un salto di pressione non soltanto militare, ma anche psicologica e politica.
La Russia cercherebbe così di mostrare che il tempo non lavora necessariamente a favore dell’Ucraina e che, in assenza di concessioni, il costo del conflitto può crescere ulteriormente. Kiev, dal canto suo, continua a dimostrare di avere la capacità di colpire in profondità il territorio russo, soprattutto raffinerie, siti logistici e infrastrutture.
Il punto di caduta resta ancora lontano. Mosca chiede concessioni territoriali, Kiev rifiuta di cedere e Washington appare più distratta dal fronte iraniano. In mezzo, la guerra continua e il rischio è che il nuovo stallo diplomatico venga riempito da una nuova escalation militare.


