
John Ratcliffe è arrivato a Mosca per una missione avvolta dal riserbo, la prima da quando guida la Cia. Il direttore dell’intelligence americana avrebbe trascorso circa quattro ore nella capitale russa, senza che Washington fornisse indicazioni ufficiali sulla natura dei colloqui. Una visita che inevitabilmente alimenta interrogativi, soprattutto in una fase segnata dalle tensioni sulla guerra in Ucraina e dai timori di un possibile allargamento del confronto con la Nato.
A rendere ancora più singolare il viaggio è stata la modalità scelta per raggiungere la Russia. Ratcliffe sarebbe arrivato a bordo di un C-17A Globemaster III, grande velivolo militare statunitense la cui rotta risultava individuabile anche attraverso sistemi pubblici di tracciamento dei voli. Una discrezione relativa, dunque, che potrebbe indicare la volontà americana di non nascondere completamente la missione.

Il volo da Andrews a Mosca passando per Riga
Il C-17 era partito domenica pomeriggio dalla Joint Base Andrews, nei pressi di Washington, facendo poi tappa a Riga. Dopo circa ventiquattro ore nella capitale lettone, il velivolo ha ripreso il volo martedì mattina per atterrare alle 10.04 all’aeroporto Vnukovo di Mosca.
Nelle stesse ore dalla base americana sarebbe decollato anche un C-40B, aereo normalmente utilizzato per il trasporto di personalità e delegazioni. Una delle ipotesi è che Ratcliffe abbia attraversato l’Atlantico con quest’ultimo mezzo per poi utilizzare il C-17 nel tratto conclusivo. Il grande aereo militare consente infatti di trasportare, oltre al personale, automobili e apparecchiature necessarie alle missioni operative.
Il precedente più significativo risale al novembre 2021, quando l’allora direttore della Cia William Burns raggiunse Mosca per comunicare alla leadership russa che gli Stati Uniti erano a conoscenza dei preparativi per una possibile invasione dell’Ucraina. Washington cercò allora di dissuadere il Cremlino, pochi mesi prima dell’inizio della guerra.
Le ipotesi sui colloqui segreti
Sul contenuto degli incontri di Ratcliffe non esistono al momento conferme ufficiali. Una delle interpretazioni riguarda un possibile messaggio diretto a Vladimir Putin affinché Mosca eviti qualsiasi iniziativa capace di coinvolgere territori appartenenti alla Nato. La missione potrebbe inoltre essere collegata ai tentativi diplomatici per arrivare a una tregua in Ucraina e impedire una nuova escalation.
Esiste però anche una spiegazione meno politica. Il direttore della Cia segue tradizionalmente alcuni dossier delicati nei rapporti con Mosca, compresi gli scambi di detenuti tra Russia e Stati Uniti. Tra i casi gestiti recentemente figura quello della cittadina russo-americana Ksenia Karelina.
Tra i nomi che potrebbero entrare nelle trattative viene citato anche Robert Gilman, insegnante di inglese detenuto in Russia dal novembre 2021 e conosciuto dai suoi studenti con il soprannome di “Captain America”. Anche Donald Trump si sarebbe interessato alla sua vicenda.
La Cia, per ora, mantiene il silenzio. E proprio l’assenza di spiegazioni rende la prima missione di Ratcliffe a Mosca un segnale politico difficile da ignorare, indipendentemente dal dossier affrontato durante le quattro ore trascorse nella capitale russa.


