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Ucraina, Mosca avverte la Nato: “Vostri militari sul terreno sono inaccettabili”. Il giallo dei droni in Germania

Pubblicato: 25/08/2026 15:47

Mosca torna a tracciare una linea rossa sulla presenza occidentale in Ucraina: nessun contingente militare appartenente a Paesi della Nato potrà essere schierato sul territorio ucraino senza incontrare l’opposizione della Russia. Il Cremlino ribadisce la propria posizione all’indomani dell’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron sulle esercitazioni della Forza multinazionale per l’Ucraina previste per ottobre e novembre. Intanto la guerra continua a produrre vittime su entrambi i fronti, con due morti nella regione russa di Krasnodar e altre due a Zaporizhzhia.

Ma nelle stesse ore un altro dossier riporta la tensione tra Russia ed Europa ben oltre i confini ucraini. In Germania emergono nuovi particolari sull’episodio dei droni avvenuto all’inizio di agosto all’aeroporto di Lipsia/Halle. Gli investigatori avrebbero individuato tre velivoli, esplosivo militare e un possibile sistema di controllo remoto. Tra le piste seguite c’è quella di un’operazione riconducibile ai servizi russi, ipotesi sulla quale non esiste al momento una conclusione definitiva e rispetto alla quale Mosca respinge ogni responsabilità.

Peskov: «Militari dei Paesi Nato in Ucraina inaccettabili»

A parlare è ancora una volta il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che risponde direttamente alla prospettiva di una futura presenza militare europea sul territorio ucraino.

«Abbiamo ripetuto più volte, a diversi livelli, che lo schieramento di contingenti militari stranieri dei Paesi della Nato è inaccettabile per noi», afferma Peskov secondo quanto riportato da Interfax.

La dichiarazione arriva dopo che Macron ha annunciato esercitazioni della Forza multinazionale per l’Ucraina della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi, previste nei mesi di ottobre e novembre.

Il tema è particolarmente delicato perché una futura forza multinazionale viene considerata da alcuni Paesi europei come possibile elemento delle garanzie di sicurezza da offrire a Kiev. Per Mosca, invece, la presenza sul territorio ucraino di soldati appartenenti agli Stati dell’Alleanza Atlantica continuerebbe a rappresentare una minaccia diretta.

Mosca respinge anche il piano sul Donbass

Il Cremlino chiude contemporaneamente alla proposta avanzata da Volodymyr Zelensky per cercare una soluzione sulla gestione di una parte dei territori contesi.

Tra le ipotesi prospettate da Kiev ci sarebbe la creazione di una zona economica libera sottoposta alla gestione o alla supervisione di Paesi terzi. Una soluzione che Mosca respinge partendo dal presupposto, contestato dall’Ucraina e non riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale, che i territori rivendicati siano ormai parte integrante della Federazione Russa.

«Il Donbass è un territorio della Federazione Russa, una regione della Federazione Russa, e difficilmente un terzo Paese può occuparsi della gestione delle regioni della Federazione Russa», sostiene Peskov.

Le posizioni delle due parti rimangono quindi molto distanti proprio sul punto decisivo di qualsiasi possibile negoziato: il futuro dei territori ucraini occupati e rivendicati da Mosca.

Attacco ucraino a Krasnodar, due morti

Sul terreno, intanto, continuano gli attacchi reciproci. Un raid ucraino con droni ha interessato la regione russa di Krasnodar, a nord-est del Mar Nero, provocando un incendio nell’area di una raffineria.

Secondo quanto riferito dalle autorità russe, frammenti dei droni sono caduti sulla stazione ferroviaria di Afipsky. Il governatore regionale Veniamin Kondratiev ha annunciato la morte di due persone.

Gli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi e altre infrastrutture energetiche russe sono diventati nel corso del conflitto uno degli strumenti utilizzati da Kiev per cercare di colpire la capacità economica e logistica di Mosca.

Due vittime anche a Zaporizhzhia

Si registrano morti anche sul versante ucraino. Due persone sono state uccise nella regione di Zaporizhzhia, secondo quanto comunicato dal capo dell’amministrazione militare locale Ivan Fedorov.

La regione rimane uno dei territori maggiormente esposti agli attacchi e rappresenta anche uno dei principali punti di contesa territoriale della guerra.

Mentre la diplomazia continua a discutere di possibili piani di pace e garanzie di sicurezza, dunque, gli attacchi reciproci proseguono e continuano a colpire anche infrastrutture e aree abitate.

Germania, cambia lo scenario sull’episodio di Lipsia

Un fronte completamente diverso si apre invece in Germania, dove stanno emergendo nuovi particolari sul presunto tentativo di attentato all’aeroporto di Lipsia/Halle avvenuto all’inizio di agosto.

Il 4 agosto era stato ritrovato un drone dotato di esplosivo che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe dovuto colpire un Antonov cargo ucraino utilizzato anche per il trasporto di materiale militare.

L’ordigno non sarebbe esploso a causa di un problema all’innesco. Inizialmente l’episodio poteva apparire come un’operazione relativamente rudimentale. Gli elementi raccolti successivamente avrebbero però cambiato significativamente il quadro.

Il volo Dhl colpito da un oggetto misterioso

Proprio durante quei minuti, un aereo cargo di Dhl in fase di atterraggio si era scontrato con un «oggetto non identificato».

Il velivolo aveva riportato danni nella zona anteriore ed era stato costretto a interrompere la procedura di atterraggio, riprendere quota e dirigersi verso Hannover, circa 200 chilometri più lontano.

A distanza di una ventina di giorni, secondo quanto riportato da Wdr, Ndr e Süddeutsche Zeitung, gli investigatori tedeschi ritengono che l’oggetto contro il quale si scontrò l’aereo potesse essere un secondo drone.

Se questa ricostruzione venisse confermata, l’episodio assumerebbe una dimensione molto più grave rispetto a quella ipotizzata inizialmente.

Trovato un terzo drone e dell’esplosivo militare

Le indagini hanno portato inoltre al ritrovamento di un terzo drone in un campo nella zona di Kabelsketal, a pochi chilometri a ovest dell’aeroporto.

Insieme al velivolo sarebbero stati recuperati circa 50 grammi di Hexogen, conosciuto anche come RDX, un esplosivo ad alto potenziale utilizzato anche in ambito militare.

La presenza di più droni e di materiale esplosivo ha rafforzato il sospetto che non si trattasse di un singolo episodio improvvisato, ma della preparazione di un’operazione più articolata.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire quale fosse l’obiettivo complessivo e se tutti gli elementi rinvenuti facessero parte dello stesso piano.

L’antenna nascosta su un albero

Un altro elemento è stato individuato a Kursdorf, a nord dello scalo. Le autorità hanno sequestrato un dispositivo costituito da un’antenna e da componenti elettronici fissati con del nastro adesivo a un albero.

Secondo gli investigatori potrebbe trattarsi di un sistema utilizzato per controllare a distanza uno dei droni.

Nella stessa zona sarebbero state rilevate tracce di terreno bruciato e frammenti metallici compatibili con l’ipotesi di una precedente esplosione.

Gli specialisti dovranno ora analizzare tutto il materiale recuperato e verificare se esistano collegamenti tecnici tra i diversi dispositivi.

Gli 007 tedeschi valutano la pista russa

È a questo punto che l’indagine assume una dimensione internazionale. Le autorità tedesche stanno valutando l’ipotesi di terrorismo di Stato e un possibile coinvolgimento dei servizi segreti russi.

Si tratta, allo stato attuale, di una pista investigativa e non di una responsabilità accertata. Mosca ha respinto ogni coinvolgimento.

Gli investigatori tedeschi stanno analizzando diverse tracce, compreso materiale genetico, nella speranza di identificare le persone che avrebbero materialmente preparato e posizionato i droni e i relativi dispositivi.

L’eventuale dimostrazione di un coinvolgimento di apparati statali stranieri trasformerebbe l’episodio di Lipsia in uno dei casi più gravi di possibile sabotaggio sul territorio europeo collegati indirettamente alla guerra in Ucraina.

L’Europa cerca nuovi Patriot per Kiev

Parallelamente prosegue il confronto sulle forniture militari occidentali all’Ucraina. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha annunciato l’intenzione di recarsi negli Stati Uniti a settembre, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

L’obiettivo sarà cercare di convincere il presidente Donald Trump a consentire a Kiev l’accesso a una parte delle scorte americane di missili intercettori Patriot, considerate particolarmente importanti in vista dell’inverno.

La difesa aerea rimane infatti una delle principali richieste ucraine, soprattutto per proteggere città e infrastrutture energetiche dagli attacchi missilistici e dai droni russi.

La guerra si allarga ben oltre il fronte

Gli sviluppi delle ultime ore mostrano ancora una volta quanto la guerra in Ucraina abbia ormai una dimensione che supera ampiamente la linea del fronte.

Da una parte Mosca considera inaccettabile qualsiasi futura presenza di militari Nato in Ucraina e respinge le ipotesi occidentali sul futuro del Donbass. Dall’altra i Paesi europei discutono nuove garanzie di sicurezza per Kiev e cercano ulteriori sistemi di difesa aerea.

Nel frattempo, episodi come quello di Lipsia alimentano il timore che lo scontro possa manifestarsi anche attraverso sabotaggi, operazioni clandestine e strumenti di guerra ibrida all’interno dei Paesi europei.

Ed è proprio questo il punto più delicato: mentre si continua a discutere di una possibile soluzione diplomatica, sul terreno le distanze tra Russia e Occidente non sembrano ridursi. Al contrario, la linea rossa indicata oggi dal Cremlino sulla presenza di truppe Nato mostra quanto il tema delle garanzie di sicurezza possa diventare uno degli ostacoli decisivi di qualsiasi futuro accordo sull’Ucraina.

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