
Le presunte violenze potrebbero trasformare la moglie da alleata processuale a vittima e consentirle di scaricare sul marito le maggiori responsabilità per la strage del Constellation. È il sospetto avanzato da alcuni familiari, ma finora non esistono prove di una manovra concordata.
E se Jacques Moretti avesse scelto di sacrificare se stesso per tentare di salvare Jessica dalle conseguenze giudiziarie della strage di Crans-Montana? È l’ipotesi più inquietante emersa dopo l’arresto del titolare del Constellation, accusato di avere aggredito la moglie nella loro abitazione di Lens. Una supposizione che non risulta sostenuta, almeno per ora, da elementi investigativi, ma che comincia a circolare tra i familiari delle vittime, convinti che l’episodio possa produrre una radicale separazione delle strategie difensive dei due coniugi.
A formulare apertamente il dubbio è stato Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei ragazzi rimasti gravemente ustionati nel rogo. Il timore è che l’aggressione possa trasformare Jessica, finora principale indagata insieme al marito, in una vittima e permetterle di prendere le distanze da Jacques. La domanda, in sostanza, è se Moretti possa avere accettato di tornare in carcere e di aggravare ulteriormente la propria posizione per offrire alla moglie una via d’uscita dal procedimento sulla morte di 41 persone e sul ferimento di altre 115.
I fatti contestati sarebbero avvenuti nella notte tra l’11 e il 12 agosto. I vicini avrebbero chiamato la polizia e Jessica Moretti sarebbe stata trasportata in ospedale, mentre nei suoi confronti non risulterebbe presentata alcuna denuncia. Quest’ultimo elemento, tuttavia, non dimostra l’esistenza di un accordo: in Svizzera le violenze tra coniugi vengono perseguite d’ufficio e l’indagine può quindi procedere indipendentemente dalla volontà della persona offesa. Le circostanze precise e la qualificazione penale dell’episodio non sono state ancora rese note, mentre Jacques Moretti resta presunto innocente.
Come l’aggressione potrebbe favorire Jessica
Fino a questo momento Jacques e Jessica Moretti hanno seguito una linea difensiva comune, fornendo agli inquirenti ricostruzioni sostanzialmente concordanti. Durante il confronto del 5 giugno i due hanno continuato a presentarsi come un fronte compatto, respingendo le accuse e indicando nei mancati controlli comunali e nelle condotte dei dipendenti altre possibili cause della tragedia. Ora, secondo diverse fonti vicine al fascicolo consultate dalla televisione pubblica svizzera, nelle udienze previste tra novembre e dicembre i coniugi potrebbero invece cominciare ad accusarsi reciprocamente.
È proprio in questo passaggio che nasce l’ipotesi del “sacrificio” di Jacques. Presentandosi come vittima di un marito violento, Jessica potrebbe sostenere di avere vissuto in una condizione di soggezione, di non avere avuto piena autonomia nelle decisioni aziendali e di avere eseguito indicazioni provenienti dall’uomo che esercitava il controllo sostanziale sulle attività della coppia. Jacques potrebbe parallelamente assumersi una parte maggiore delle responsabilità, indicando se stesso come vero gestore del locale e principale responsabile dei lavori eseguiti nel Constellation.
Sul piano formale, però, la situazione appare persino opposta. Dal febbraio 2024 Jacques non risultava più amministratore del locale, ma soltanto socio, mentre Jessica era indicata come unica gerente. Le indagini dovranno comunque stabilire chi prendesse concretamente le decisioni: secondo quanto emerso dalle prime audizioni, Jacques sarebbe stato direttamente coinvolto nella ristrutturazione e nella posa della schiuma fonoassorbente, mentre Jessica avrebbe curato maggiormente l’organizzazione delle serate.
La nuova posizione di vittima non cancellerebbe automaticamente le contestazioni già formulate nei confronti della donna. Jessica Moretti è indagata per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni gravi colpose, oltre che per la presunta falsificazione della fattura relativa alla schiuma che alimentò il rogo. Dagli atti sarebbero inoltre emerse sue indicazioni sull’organizzazione del servizio con le fontane pirotecniche. Per alleggerire la sua posizione non basterebbe quindi dimostrare l’aggressione subita ad agosto: occorrerebbe provare che anche prima della tragedia fosse sottoposta a un condizionamento tale da ridurre la sua effettiva autonomia decisionale.
Il dubbio delle famiglie e il comunicato congiunto
Ad alimentare i sospetti è anche il comunicato diffuso congiuntamente dai legali dei due coniugi. Gli avvocati hanno definito l’aggressione una vicenda privata e distinta dall’inchiesta sul Constellation, collegandola però alla pressione affrontata dalla coppia dopo la strage. Una dichiarazione comune tra la presunta vittima e l’uomo accusato di averla picchiata è stata giudicata anomala da Garen Ucari, legale di alcune famiglie.
Se Jessica decidesse di attribuire al marito le principali responsabilità, la difesa comune diventerebbe difficilmente sostenibile. La giurisprudenza svizzera consente allo stesso avvocato di assistere più imputati soltanto quando non esiste un concreto conflitto di interessi: nel momento in cui la strategia di uno comportasse lo scarico delle responsabilità sull’altro, sarebbe necessario separare i percorsi difensivi.
Rimane però un limite decisivo. Non esiste al momento alcuna prova che l’aggressione sia stata provocata, concordata o utilizzata consapevolmente per costruire una nuova identità processuale di Jessica. Il ricovero ospedaliero, l’intervento dei vicini e l’apertura d’ufficio dell’indagine descrivono anzitutto un episodio di presunta violenza domestica che deve essere accertato. Che Jacques abbia agito durante uno scatto al culmine delle tensioni oppure abbia pensato di “salvare” la moglie potrà essere stabilito soltanto verificando testimonianze, referti, comunicazioni e discussioni precedenti. Per ora quella del sacrificio resta un sospetto delle famiglie, non una conclusione degli investigatori.


