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Iran-Usa, spunta il nodo dei 6 miliardi congelati: ecco perché l’accordo rischia di saltare

Pubblicato: 30/05/2026 17:10

I 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in Qatar stanno emergendo come uno dei principali ostacoli nei delicati negoziati tra Teheran e Washington. Secondo quanto riportato dal New York Post, la questione sarebbe diventata uno dei punti più controversi delle trattative che puntano a definire una cornice di accordo tra le due parti dopo mesi di tensioni e scontri indiretti in Medio Oriente.
Al centro del confronto c’è il destino di queste risorse finanziarie, bloccate ormai da quasi tre anni e considerate da Teheran una priorità assoluta. Gli Stati Uniti, invece, vorrebbero subordinare l’accesso ai fondi al rispetto di una serie di condizioni legate alla sicurezza regionale e alla libertà di navigazione nel Golfo Persico.

I miliardi bloccati dopo l’accordo del 2023

La vicenda affonda le radici nel settembre 2023, quando Stati Uniti e Iran raggiunsero un accordo per uno scambio di prigionieri. In quell’occasione l’amministrazione guidata da Joe Biden autorizzò lo sblocco di circa 6 miliardi di dollari appartenenti all’Iran e detenuti in Corea del Sud.

Le somme furono trasferite su conti controllati in Qatar, con la possibilità di essere utilizzate esclusivamente per finalità umanitarie. Tuttavia, dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e la successiva escalation nella regione, i fondi sono stati nuovamente congelati e da allora non sono mai stati utilizzati.

La proposta americana

Secondo fonti citate dalla stampa statunitense, Washington starebbe lavorando a un meccanismo che consentirebbe all’Iran di accedere gradualmente alle risorse. L’ipotesi prevede che il denaro venga sbloccato a tranche sotto forma di forniture alimentari, medicinali e beni essenziali, man mano che Teheran rispetterà una serie di impegni concordati.

Tra questi figurerebbero anche misure legate alla sicurezza marittima, compresa la riapertura e la messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti al mondo per il trasporto di petrolio e gas.

Il Pentagono: «Pronti anche all’opzione militare»

Nel frattempo gli Stati Uniti mantengono una linea di massima fermezza. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, intervenendo da Singapore, ha ribadito che il blocco navale nei confronti dell’Iran resta operativo e che Washington non esclude nuove azioni militari nel caso in cui i negoziati sul programma nucleare dovessero fallire.

Hegseth ha sottolineato che gli obiettivi americani non sono cambiati e che Teheran conosce perfettamente le richieste avanzate dagli Stati Uniti. Pur dichiarandosi fiducioso sulla possibilità di raggiungere un’intesa, il capo del Pentagono ha lanciato un messaggio molto chiaro: se non verrà trovato un accordo soddisfacente, gli Stati Uniti sono pronti a utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione.

Hormuz resta il punto chiave

Il futuro dei colloqui continua quindi a ruotare attorno allo Stretto di Hormuz, attraversato ogni giorno da una quota rilevante delle esportazioni energetiche mondiali. Per Washington e per gli alleati occidentali la libertà di navigazione nell’area rappresenta una condizione irrinunciabile.

L’Iran, dal canto suo, considera lo sblocco dei fondi congelati una prova concreta della volontà americana di voltare pagina. Proprio per questo motivo il dossier dei 6 miliardi di dollari rischia di trasformarsi nell’elemento decisivo, in grado di favorire un accordo oppure di far naufragare definitivamente il dialogo tra le due potenze.

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