
Una sperimentazione clinica internazionale sta aprendo nuove prospettive nella lotta contro il tumore alla testa e al collo, una delle forme oncologiche più diffuse a livello globale. I medici che hanno seguito lo studio hanno definito i risultati ottenuti come “senza precedenti”, dopo aver osservato una risposta particolarmente significativa al trattamento con amivantamab, una terapia innovativa capace di agire contro il cancro attraverso tre differenti meccanismi.
Lo studio ha coinvolto 102 pazienti provenienti da 11 Paesi, tutti affetti da tumori della testa e del collo e caratterizzati da una malattia che, in molti casi, era già diventata resistente alle terapie tradizionali. I dati raccolti mostrano un quadro particolarmente incoraggiante: in 43 pazienti il tumore si è ridotto in modo significativo oppure è scomparso completamente.
Nel dettaglio, 28 persone hanno registrato una netta diminuzione della massa tumorale, mentre in 15 pazienti non è stata più rilevata alcuna traccia della malattia dopo il trattamento. Un risultato che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per l’entità delle risposte osservate in un gruppo considerato particolarmente difficile da trattare.
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Risposte importanti nei pazienti più difficili
Secondo gli specialisti coinvolti nella ricerca, il dato assume un valore ancora maggiore considerando le condizioni cliniche dei partecipanti. Molti dei pazienti arruolati nello studio avevano infatti già ricevuto trattamenti come chemioterapia e immunoterapia, senza ottenere benefici duraturi.
Gli esperti sottolineano che proprio per questa categoria di malati le opzioni terapeutiche disponibili risultano spesso molto limitate. Per questo motivo, la capacità del trattamento di ottenere una risposta così marcata viene considerata un segnale particolarmente rilevante per il futuro della ricerca oncologica.

Come funziona la terapia a tripla azione
Uno degli aspetti più innovativi di amivantamab riguarda il suo meccanismo di funzionamento. I ricercatori spiegano che il farmaco è in grado di colpire il tumore attraverso tre diverse modalità di intervento.
Da un lato blocca l’Egfr, il recettore del fattore di crescita epidermico, una proteina che favorisce la proliferazione delle cellule tumorali. Parallelamente agisce sul Met, una via di segnalazione utilizzata frequentemente dalle cellule cancerose per sviluppare resistenza ai trattamenti.
A queste due azioni si aggiunge una terza funzione: la capacità di stimolare il sistema immunitario, aiutandolo a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Questa combinazione rappresenta il motivo per cui il trattamento viene descritto come una terapia a “tripla azione”.
I ricercatori evidenziano inoltre che risultati incoraggianti sono stati osservati anche in pazienti affetti da tumore al polmone, ambito per il quale il farmaco è stato sviluppato inizialmente.
Studi in corso anche su altri tumori
L’amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è attualmente oggetto di circa 60 studi clinici. Oltre al tumore del polmone, le sperimentazioni stanno valutando il potenziale utilizzo della terapia anche contro altre forme di cancro, tra cui i tumori del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
L’obiettivo della ricerca è comprendere in quali contesti clinici il trattamento possa offrire i maggiori benefici e quali categorie di pazienti possano rispondere meglio alla terapia.

Somministrazione semplice e pochi effetti collaterali
Un altro elemento che distingue l’amivantamab da molti trattamenti oncologici riguarda le modalità di somministrazione. Il farmaco viene infatti iniettato tramite una piccola iniezione sottocutanea, evitando la tradizionale somministrazione per via endovenosa.
Si tratta di una procedura più rapida e pratica, che può essere effettuata più facilmente in ambulatorio e che riduce i tempi necessari per il trattamento.
La terapia viene somministrata una volta ogni tre settimane. Durante la sperimentazione, la maggior parte degli effetti collaterali registrati è risultata di entità lieve o moderata. Meno di un paziente su dieci ha dovuto interrompere il trattamento a causa delle reazioni avverse.
I risultati ottenuti rafforzano l’interesse della comunità scientifica verso nuove strategie terapeutiche capaci di offrire opportunità concrete anche ai pazienti con malattie particolarmente avanzate o resistenti alle cure tradizionali. Per i ricercatori, il livello di risposta tumorale osservato rappresenta un passo significativo nel percorso di sviluppo di trattamenti sempre più efficaci contro alcune delle forme di cancro più difficili da combattere.


