
La tensione tra Israele e Libano torna a crescere dopo la decisione del governo israeliano di ampliare le operazioni militari contro Hezbollah. Una scelta che ha provocato la dura reazione della Francia, che ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, compresa l’Italia, per discutere della situazione. Mentre sul terreno le truppe israeliane avanzano oltre il fiume Litani e consolidano il controllo di nuove posizioni strategiche, sul piano diplomatico aumenta il timore che l’escalation possa compromettere gli sforzi in corso per stabilizzare l’intera regione mediorientale, compresi i delicati negoziati tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano.
La Francia contro l’avanzata israeliana
A lanciare l’iniziativa diplomatica è stato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che in un’intervista all’emittente BFMTV ha spiegato di aver richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza. Pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hezbollah, il capo della diplomazia francese ha sostenuto che la prosecuzione delle operazioni militari e la crescente presenza israeliana in territorio libanese rappresentino un errore politico e strategico. Secondo Parigi, l’avanzata dell’Idf sarebbe incompatibile con il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile e rischierebbe di produrre l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato da Israele, alimentando il consenso verso Hezbollah anziché indebolirlo. Barrot ha sottolineato che ogni villaggio bombardato, ogni area occupata e ogni vittima civile contribuiscono a rafforzare il movimento sciita, rendendo più difficile qualsiasi prospettiva di stabilizzazione duratura.
Le preoccupazioni francesi non riguardano soltanto il Libano. Secondo Parigi, il deterioramento della situazione rischia infatti di compromettere anche il negoziato tra gli Stati Uniti e l’Iran sul programma nucleare iraniano. Il ministro francese ha ricordato che in passato l’Occidente era riuscito a ottenere significative limitazioni verificabili alle attività nucleari di Teheran e ha invitato tutte le parti a trasformare le dichiarazioni politiche in impegni concreti. Per la Francia, la possibilità di un accordo resta aperta, ma richiede garanzie precise e un contesto regionale meno instabile di quello attuale.
Netanyahu rilancia, Rubio lavora alla tregua
Mentre la diplomazia prova a trovare una via d’uscita, il governo israeliano sembra intenzionato a proseguire lungo la strada dell’offensiva. In un messaggio diffuso dal suo ufficio, il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver ordinato all’esercito di ampliare le operazioni in Libano dopo la conquista del castello di Beaufort. Netanyahu ha rivendicato il superamento del fiume Litani, la conquista di diverse alture strategiche e il controllo dello sperone di Beaufort, aggiungendo che l’obiettivo ora è approfondire ed estendere la presenza israeliana nelle aree precedentemente controllate da Hezbollah. Le parole del premier confermano la volontà di Israele di consolidare una fascia di sicurezza nel sud del Libano, nonostante le critiche della comunità internazionale e le pressioni per un ritorno alla tregua.
Parallelamente, dagli Stati Uniti arrivano segnali di un intenso lavoro diplomatico. Secondo fonti citate dall’emittente libanese LBCI, il segretario di Stato Marco Rubio potrebbe annunciare martedì un nuovo accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano al termine dei colloqui previsti a Washington il 2 e 3 giugno. L’intesa avrebbe l’obiettivo di rafforzare la tregua entrata in vigore il 17 aprile, più volte messa in discussione da reciproche accuse di violazioni e da continui episodi di tensione lungo il confine. La sfida, tuttavia, appare complessa: da una parte prosegue l’avanzata israeliana, dall’altra la diplomazia internazionale cerca di impedire che il fronte libanese diventi il nuovo epicentro di una crisi regionale ancora più vasta.


