
Da una cella continua a fare i conti con un dolore che non trova spiegazioni. Non può vedere le altre due figlie, non può stringerle in un abbraccio e da settimane non riesce nemmeno a parlare con loro. Ma il pensiero corre continuamente a quella bambina di appena due anni la cui morte ha sconvolto l’intero Paese.
Tra rabbia, sgomento e attesa per gli sviluppi dell’inchiesta, un padre chiede una sola cosa: che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che eventuali responsabilità vengano accertate fino in fondo.
A raccontare il suo stato d’animo è il suo legale, che nelle scorse ore lo ha incontrato in carcere. Un colloquio segnato dalla preoccupazione per le figlie rimaste e dal dolore per una tragedia che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stata il frutto di un singolo episodio.
Maurizio Rao, padre della piccola Beatrice Aiello, morta a soli due anni, ha affidato le proprie parole all’avvocato Fabio Scaffidi Fonti durante una visita nel carcere di Sanremo, dove l’uomo è detenuto per una vicenda non collegata alla morte della bambina.
«Adesso voglio solo riabbracciare le altre mie due figlie, oppure almeno poter parlare con loro, visto che da un mese non le sento neanche», avrebbe confidato al legale. Le due sorelle di Beatrice, di sette e nove anni, si trovano attualmente in una comunità protetta fuori dalla Liguria.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Imperia, proprio la testimonianza della figlia maggiore, raccolta con il supporto di personale specializzato, avrebbe fornito elementi ritenuti importanti dagli investigatori. A questi si aggiungerebbero i contenuti trovati nel telefono di Emanuel Iannuzzi, compagno della madre della bambina, sequestrato mesi fa.
Rao non nasconde la propria convinzione sulla gravità della vicenda. «Quello che è successo non è stato un episodio isolato, ma sarebbe andato avanti nel tempo. Mi aspetto che i responsabili vengano puniti in modo esemplare», avrebbe dichiarato tramite il suo difensore.
L’inchiesta vede attualmente coinvolti Manuela Aiello, madre della bambina, ed Emanuel Iannuzzi, entrambi arrestati e accusati, a vario titolo, di aver maltrattato la piccola. Le accuse vengono respinte dalla donna, che nei giorni scorsi, durante un’udienza relativa all’affidamento delle altre due figlie, avrebbe ribadito: «Non ho mai toccato le mie figlie».
La Procura, guidata da Alberto Lari, ritiene invece che la morte della bambina possa essere collegata ai comportamenti contestati sia alla madre sia al compagno. Mercoledì entrambi compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di convalida dell’arresto.
Nel frattempo, il padre della piccola attende gli sviluppi giudiziari e affida alla magistratura il compito di accertare la verità su una vicenda che continua a scuotere profondamente l’opinione pubblica.


