
Una tragedia sconvolgente si è consumata ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro lavoratori migranti sono morti carbonizzati all’interno di un minivan in fiamme presso una stazione di servizio lungo la Statale 106. In un primo momento si era pensato a un incidente, forse causato da un guasto all’impianto del veicolo, ma le indagini hanno rapidamente escluso questa ipotesi.
Le vittime sono tre cittadini afghani e un cittadino pakistano. Un quinto occupante del mezzo, anch’egli afghano, è riuscito a sopravvivere. Gli investigatori parlano di un possibile omicidio plurimo aggravato e in serata hanno fermato due sospettati di nazionalità pakistana, rintracciati a Villapiana.
Le immagini delle telecamere
Determinanti per la svolta nelle indagini sarebbero stati i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area della stazione di servizio. Secondo quanto emerso, le immagini mostrerebbero almeno due persone mentre impediscono agli occupanti del minivan di uscire dal mezzo.
La ricostruzione investigativa ipotizza che le portiere siano state bloccate dall’esterno, mentre dal portellone posteriore sarebbe stato lanciato del liquido infiammabile. Poco dopo si vedrebbe una violenta fiammata e la fuga dei responsabili. Elementi che hanno portato gli inquirenti a escludere la natura accidentale del rogo.
Sul posto è intervenuto anche il questore di Cosenza, Antonio Borelli, segnale della gravità dell’episodio. Le autorità mantengono il massimo riserbo, ma fonti vicine all’inchiesta ritengono che il quadro investigativo possa essere definito in tempi relativamente brevi.
Le autopsie e la pista del caporalato
Le autopsie dovranno chiarire se le vittime siano morte a causa delle fiamme o per altre lesioni precedenti all’incendio. Le condizioni dei corpi, gravemente compromesse dal rogo, rendono necessari approfonditi accertamenti medico-legali.
Parallelamente, gli investigatori stanno cercando di ricostruire il contesto in cui sarebbe maturato il delitto. L’attenzione si concentra sul mondo del bracciantato migrante, particolarmente diffuso nella zona. Secondo il segretario della Cgil di Trebisacce, Andrea Ferrone, gran parte della manodopera agricola locale è composta da lavoratori stranieri spesso invisibili e vulnerabili.
Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbero tensioni tra diverse reti di caporalato attive nel territorio. Al momento, invece, gli inquirenti tendono a escludere un coinvolgimento diretto della criminalità organizzata locale, ritenendo che un’azione tanto eclatante, compiuta in pieno giorno e sotto l’occhio delle telecamere, avrebbe attirato un’attenzione indesiderata.
Dal Partito Democratico calabrese è arrivato un appello affinché chiunque abbia informazioni utili collabori con gli investigatori. Una richiesta che punta a fare piena luce su una vicenda che ha scosso profondamente l’intera comunità e riportato l’attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti migranti.


