Vai al contenuto

La Germania vede Putin in difficoltà: Berlino prepara il ritorno dell’Europa al tavolo con Mosca

Pubblicato: 04/06/2026 07:28

BERLINO – La Germania intravede una possibile svolta diplomatica nella guerra tra Russia e Ucraina. Dopo mesi di stallo, bombardamenti e trattative mancate, a Berlino cresce l’idea che il Cremlino possa trovarsi in una fase di difficoltà sufficiente ad aprire uno spiraglio negoziale. Secondo fonti governative tedesche, il progressivo disimpegno di Donald Trump, il pantano militare sul fronte orientale e i recenti attacchi ucraini in profondità sul territorio russo starebbero creando una finestra nuova per un dialogo diretto tra Europa, Mosca e Kiev.

La prudenza resta però massima. I raid russi contro obiettivi civili e la risposta militare di Kiev mostrano che la guerra è ancora lontana da una vera de-escalation. A Berlino si ragiona su tempi lunghi: non settimane, ma mesi. La resistenza ucraina, tuttavia, viene considerata un elemento politico oltre che militare. Più Kiev dimostra di poter colpire e resistere, più aumenta la pressione su Vladimir Putin e più l’Europa può provare a rientrare nella partita diplomatica senza limitarsi a seguire le mosse di Washington.

Chi guiderà l’eventuale trattativa

Il nodo è chi debba guidare l’eventuale trattativa. Per il governo di Friedrich Merz, il formato più credibile potrebbe essere quello dell’E3, composto da Germania, Francia e Regno Unito. Un gruppo già rodato su diversi dossier internazionali e ritenuto abbastanza agile da muoversi rapidamente, ma anche sufficientemente legittimato per rappresentare il cuore della posizione europea. L’obiettivo sarebbe negoziare con la Russia in stretto coordinamento con gli altri partner dell’Unione e con il consenso pieno dell’Ucraina.

Questa soluzione renderebbe superata anche la discussione sul possibile mediatore europeo unico. Nelle ultime settimane erano circolati i nomi di Mario Draghi, Angela Merkel e Alexander Stubb, ma Berlino sembra preferire una struttura politica invece di una singola figura incaricata della mediazione. Anche perché, nella lettura tedesca, un negoziato con Mosca avrebbe bisogno di forza collettiva e non solo di autorevolezza personale.

L’irritazione dell’Italia

Tra i segnali osservati con attenzione c’è anche la proposta di Putin di coinvolgere l’ex cancelliere Gerhard Schröder come mediatore. Una mossa provocatoria, vista la storica vicinanza di Schröder al Cremlino, ma interpretata da alcuni come il segnale che Mosca non considera del tutto chiusi i canali con l’Europa. Non una svolta, dunque, ma forse una crepa nel muro costruito in questi anni.

A Roma, però, l’ipotesi di un formato limitato a Germania, Francia e Regno Unito provoca irritazione. Fonti diplomatiche italiane ritengono che un eventuale tavolo europeo dovrebbe includere anche Italia e Polonia, evitando la nascita di un direttorio ristretto. Il punto è politico oltre che diplomatico: se l’Europa vuole davvero pesare nel confronto con Putin, non può permettersi divisioni interne proprio nel momento in cui prova a tornare protagonista.

Sul tavolo pesa anche la scelta del governo Meloni di mantenere un filo privilegiato con Trump nei mesi più difficili dei rapporti tra Stati Uniti e Unione europea. Per Berlino, invece, la nuova fase richiede una postura diversa: l’Europa deve muoversi compatta, senza ambiguità e senza tentennamenti. Solo così potrà sedersi davanti al Cremlino non come spettatrice del negoziato altrui, ma come soggetto politico capace di difendere sicurezza, interessi e futuro del continente.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure