
Ci sono processi che non raccontano soltanto fatti, ma ricostruiscono scenari di violenza estrema in cui ogni dettaglio contribuisce a delineare un quadro drammatico. A emergere non è solo la sequenza degli eventi, ma anche il contesto in cui maturano, fatto di relazioni familiari spezzate e dinamiche difficili da comprendere.
Le aule di giustizia diventano così il luogo in cui si tenta di dare ordine a ciò che appare incomprensibile, attraverso testimonianze, ricostruzioni e prove che riportano alla luce momenti di sofferenza e brutalità. È in questo contesto che si inserisce uno dei procedimenti più sconvolgenti degli ultimi anni.
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Requisitoria del pm sulla strage di Altavilla Milicia
Nel processo per la strage di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, il pubblico ministero Manfredi Lanza ha aperto la propria requisitoria con parole nette: «La Procura ritiene comprovata la responsabilità dei tre imputati per omicidio plurimo aggravato e distruzione del cadavere».
Il procedimento riguarda l’uccisione di Antonella Salamone e dei figli Kevin, di 5 anni, ed Emanuel, di 17 anni, vittime di una violenza prolungata che, secondo l’accusa, si sarebbe consumata all’interno della loro abitazione.
Accanto al pm Lanza era presente in aula anche il procuratore capo di Termini Imerese, Angelo Vittorio Cavallo, a sottolineare la rilevanza del processo.

Gli imputati e le accuse di omicidio plurimo
A processo per omicidio volontario aggravato sono Giovanni Barreca, marito della vittima e padre dei due ragazzi, insieme a Sabrina Fina e Massimo Carandente, indicati come partecipi alla strage.
I familiari di Antonella Salamone, tra cui la madre e il fratello Calogero, si sono costituiti parte civile nel procedimento, chiedendo giustizia per quanto accaduto.
La ricostruzione dell’accusa delinea un quadro di violenze sistematiche culminate nell’uccisione delle tre vittime e nella successiva distruzione del corpo della donna.
Il racconto dell’orrore nella villetta
Secondo quanto emerso in aula, il ritrovamento dei corpi nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2024 ha restituito una scena definita dallo stesso pm come difficilmente descrivibile.
«Nella stanza di fronte c’era Miriam Barreca, seduta sul letto, viva». «Dietro il divano viene invece trovato il corpo dell’altro figlio, con un bavaglio alla bocca e una catena alle gambe», ha raccontato il magistrato, ricostruendo le fasi dell’intervento delle forze dell’ordine.
Il corpo di Antonella Salamone non fu trovato immediatamente. «Lo stesso Barreca e Miriam Barreca riferiscono che la madre fosse stata bruciata e che il corpo era stato nascosto in un terreno vicino alla villetta», ha spiegato il pm, aggiungendo che sul posto erano presenti segni evidenti di incendio.
Torture, fanatismo e sevizie
Nel corso della requisitoria, il pm Manfredi Lanza ha parlato apertamente di torture e sevizie, descrivendo un contesto segnato da violenze reiterate.
«In quella villetta sono state perpetrate delle sevizie nei confronti delle tre vittime. Sono state commesse delle atrocità. Si è consumata una vera e propria mattanza», ha dichiarato.
Secondo quanto riferito, le violenze sarebbero state giustificate da convinzioni legate a un presunto fanatismo religioso. «Per scacciare i ‘demoni’, come ci ha raccontato Miriam Barreca, veniva preparato il caffè amaro e sia la donna che i ragazzini venivano costretti a berlo».
Il pm ha inoltre citato episodi di aggressione fisica estrema: «La madre è stata picchiata con calci, pugni, fino a cagionare la morte che avverrà poi in cucina».
Le condizioni dei corpi e gli elementi investigativi
Tra gli elementi più rilevanti emersi durante le indagini vi sono le condizioni dei corpi delle vittime e i segni di violenza riscontrati.
«Le ossa di Antonella Salamone sono state trovate in condizioni tali da non riuscire neppure a fare la prova del Dna. Sembrava come se fossero stati in un forno crematorio», ha affermato il pm.
Un ulteriore dettaglio riguarda una ferita riscontrata su una degli imputati: «Un morso dato da una delle vittime mentre venivano torturati», segno della disperata reazione durante le violenze.

La posizione di Miriam Barreca
Nel corso della requisitoria è stata richiamata anche la posizione di Miriam Barreca, figlia della coppia, già giudicata dal Tribunale per i minorenni.
«Ma vorrei ricordare che non è stata assolta per non avere commesso il fatto, bensì per ‘immaturità’. Vorrei che fosse chiaro», ha precisato il pm.
La giovane, attualmente inserita in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, segue un percorso con educatori e specialisti, con verifiche periodiche sul suo stato e sul percorso di recupero.
Un processo che ricostruisce una tragedia familiare
Il processo sulla strage di Altavilla Milicia prosegue dunque con una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto all’interno della villetta, dove – secondo l’accusa – si sarebbe consumata una lunga sequenza di violenze culminata nell’uccisione di una madre e dei suoi figli.
Le parole del pubblico ministero delineano un quadro estremamente grave, in cui elementi familiari, convinzioni estreme e dinamiche di gruppo si intrecciano in una vicenda che resta tra le più drammatiche affrontate recentemente dalla giustizia italiana.


