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I tre big d’Europa tornano sull’Ucraina: a Londra il tavolo che Trump ha lasciato vuoto

Pubblicato: 06/06/2026 08:06

I tre big d’Europa provano a riprendersi la scena sulla guerra in Ucraina. Domani a Londra Keir Starmer riceverà Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Volodymyr Zelensky per rilanciare un formato politico capace di riportare gli europei dentro il negoziato, dopo il disimpegno di Trump dal dossier ucraino. L’obiettivo è costruire una linea comune tra Regno Unito, Francia e Germania: continuare a sostenere Kiev, aumentare la pressione su Mosca e preparare, se le condizioni lo permetteranno, un canale diretto per discutere il cessate il fuoco con la Russia.

La riunione nasce dalla convinzione che il formato E3, formato da Londra, Parigi e Berlino, possa diventare lo strumento più rapido per muoversi dentro una crisi entrata in una fase nuova. Putin alterna segnali di apertura e irrigidimenti, ma nelle cancellerie europee cresce l’idea che il Cremlino non sia più nella posizione di forza assoluta rivendicata dalla sua propaganda. Merz ha insistito sul nodo politico centrale, cioè l’assenza di una reale disponibilità russa, mentre Macron ha rilanciato la necessità di ricostruire un dialogo per arrivare a una possibile pace.

Il tavolo dei tre

Il punto, per i tre leader, è evitare fughe in avanti e iniziative isolate. Macron da tempo spinge per riaprire un filo con Mosca, ma proprio le frizioni generate in passato da tentativi diplomatici non coordinati hanno convinto le cancellerie europee a blindare un formato comune. Merz, Macron e Starmer vogliono presentarsi come un asse politico riconoscibile, capace di parlare con Kiev, mantenere il legame con Washington e, se necessario, sedersi al tavolo con il Cremlino senza lasciare l’iniziativa alla sola diplomazia americana.

Nelle capitali europee si ritiene che la Russia stia pagando il peso di una guerra lunga, logorante e sempre meno facilmente vendibile come successo militare. Sul fronte orientale l’avanzata russa appare rallentata, mentre gli attacchi ucraini in profondità hanno mostrato la vulnerabilità dei sistemi difensivi di Mosca. A questo si aggiungono le tensioni economiche interne, i blocchi di internet che danneggiano attività e imprese, e l’ammissione dello stesso Putin sulle difficoltà della crescita economica russa. È dentro questo quadro che i tre big europei provano a trasformare la compattezza ritrovata in iniziativa politica.

La linea sul Donbass

La base di un eventuale negoziato resta il cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte. I tre leader europei non intendono riconoscere a Putin l’intero Donbass, richiesta considerata politicamente inaccettabile e strategicamente pericolosa. L’idea, semmai, è congelare il conflitto senza consegnare al Cremlino una vittoria piena, pur sapendo che la macchina propagandistica russa potrebbe comunque presentare qualsiasi tregua come un successo. Per questo il nodo non è solo fermare le armi, ma evitare che la pace diventi una resa mascherata.

Gli Stati Uniti, nelle intenzioni dell’E3, dovranno restare dentro la partita, soprattutto per le future garanzie di sicurezza all’Ucraina. Ma il vertice di Londra serve anche a mandare un messaggio più netto: la sicurezza europea non può dipendere soltanto dai tempi e dagli umori di Washington. Starmer ha rilanciato l’allarme più duro, ricordando che entro pochi anni la Russia potrebbe arrivare a minacciare direttamente un Paese della Nato. È anche per questo che il negoziato con Mosca non viene più visto come un gesto di debolezza, ma come parte di una strategia più ampia: sostenere Kiev, rafforzare l’Europa e impedire che Putin decida da solo i confini della pace.

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