
Il giallo di Pietracatella continua a tenere con il fiato sospeso l’intera comunità del Molise e l’opinione pubblica nazionale. Una vicenda intricata e drammatica che vede la Procura della Repubblica di Campobasso muoversi con estrema cautela ma con assoluta determinazione. A quasi sei mesi dalla tragica scomparsa di Antonella Di Ielsi, cinquant’anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, gli investigatori si trovano davanti a un vero e proprio rompicapo investigativo, caratterizzato dall’uso di una sostanza letale e subdola come la ricina. Il mistero, anziché diradarsi con il passare delle settimane, sembra farsi sempre più fitto, spingendo gli inquirenti a pianificare una nuova e massiccia offensiva investigativa per tentare di squarciare il velo di omertà o di silenzio che avvolge la morte delle due donne. La svolta impressa nelle ultime ore dalla Procura punta a stringere il cerchio attorno alla cerchia dei conoscenti, nel tentativo di ricostruire con esattezza le ultime ore di vita delle vittime e, soprattutto, il contesto relazionale in cui è maturato il duplice avvelenamento.
Nuovi interrogatori in questura a Campobasso
La decisione dei magistrati inquirenti di avviare un nuovo giro di vite sul fronte delle audizioni testimonia come la fase attuale delle indagini sia particolarmente delicata. In Questura a Campobasso gli investigatori della Squadra Mobile hanno predisposto un fitto calendario di appuntamenti. L’obiettivo strategico è quello di ampliare in modo significativo il raggio delle persone da ascoltare, andando ben oltre il nucleo familiare ristretto che è stato inevitabilmente il primo a essere passato al setaccio nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. Sotto torchio finiranno nelle prossime ore non solo i parenti più o meno prossimi, ma anche una vasta rete di amici, vicini di casa e semplici conoscenti della famiglia Di Vita. Ogni minimo dettaglio, ogni confidenza raccolta nei mesi precedenti al dramma, ogni eventuale anomalia nei comportamenti delle vittime potrebbe rivelarsi decisiva per indirizzare i sospetti verso una pista concreta. Gli inquirenti vogliono scavare a fondo nella vita quotidiana di Pietracatella, un piccolo centro dove tutti si conoscono e dove, teoricamente, nulla dovrebbe sfuggire all’occhio della comunità.
La testimonianza chiave della cugina Laura
Tra i colloqui investigativi più attesi e considerati potenzialmente di grande interesse per lo sviluppo del caso c’è quello che vedrà protagonista Laura Di Vita. La donna è la cugina di Gianni Di Vita, l’uomo che in questa immane tragedia ha perso contemporaneamente la moglie e una delle sue figlie. L’audizione di Laura Di Vita, programmata per i prossimi giorni, viene considerata dagli inquirenti un passaggio nodale per verificare alcune ipotesi investigative e per incrociare le dichiarazioni finora rese dagli altri membri della famiglia. Al momento, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sui motivi specifici che hanno reso necessario questo nuovo colloquio, ma è evidente che la posizione della donna potrebbe aiutare a fare chiarezza su dinamiche familiari o su passaggi temporali che non hanno ancora trovato un riscontro definitivo nei verbali finora raccolti. Al contrario, sul fronte dei rilievi scientifici sul campo, la Procura ha deciso di non procedere, almeno per ora, a un nuovo sopralluogo all’interno dell’abitazione di Pietracatella. La villetta di famiglia resta comunque sotto sequestro giudiziario da oltre cinque mesi, blindata per preservare intatta la scena del crimine qualora si rendessero necessari ulteriori accertamenti irripetibili.
I dati digitali e l’attesa per lo smartphone
A dettare i tempi e l’agenda di questa complessa inchiesta sono però soprattutto gli accertamenti tecnologici e scientifici, che avanzano su binari paralleli rispetto alle testimonianze orali. Gli occhi degli esperti informatici sono puntati in particolare sui dispositivi elettronici sequestrati. Entro la fine del mese di giugno è attesa la consegna della perizia relativa ai dati estratti dallo smartphone di Alice Di Vita, l’altra figlia della coppia. La posizione della ragazza è considerata di fondamentale importanza dal punto di vista ricostruttivo, in quanto gli investigatori hanno accertato che la giovane non era presente al pasto fatale durante il quale la madre Antonella e la sorella Sara sono venute a contatto con la ricina. I dati contenuti nel suo telefono, tra chat, messaggi, tabulati telefonici e cronologia delle posizioni, potrebbero fornire elementi preziosi per capire cosa sia successo in quelle ore e se vi fossero tensioni o minacce latenti all’interno o all’esterno delle mura domestiche. Successivamente, l’attenzione si sposterà sulle analisi tecniche di tutti gli altri telefoni cellulari e dei computer rinvenuti e sequestrati all’interno della casa di Pietracatella, strumenti dai quali si spera di ricavare la prova regina o quantomeno una traccia digitale lasciata dall’assassino.
Le risposte definitive dalle relazioni autoptiche
Accanto alla tecnologia informatica, la Procura attende con estremo interesse le conclusioni formali della medicina legale. Dopo aver concesso diverse proroghe ai consulenti tecnici per via della complessità degli accertamenti tossicologici richiesti, i risultati definitivi delle autopsie sui corpi di Antonella e Sara dovrebbero essere depositati sul tavolo del magistrato entro una ventina di giorni. Si tratta di un passaggio formale ma sostanziale che viene definito decisivo da fonti vicine all’inchiesta. Solo la relazione finale dei medici legali potrà infatti certificare con assoluta precisione scientifica la quantità esatta di sostanza tossica assimilata dalle due vittime, le modalità precise della contaminazione e, aspetto non secondario, i tempi di latenza tra l’assunzione del veleno e il decesso. Queste risposte permetteranno di incastrare i dati scientifici con gli alibi e con i movimenti delle persone che hanno avuto accesso alla casa o che hanno frequentato le due donne nelle ore precedenti al malore.
Il quadro indiziario si arricchisce inoltre di un elemento inquietante che ha spostato l’attenzione degli investigatori anche sul territorio circostante. Nelle campagne che circondano Pietracatella, a una distanza di circa quindici chilometri dall’abitazione della famiglia Di Vita, è stata infatti scoperta una pianta di ricino. Questo ritrovamento ha inevitabilmente aperto nuovi scenari investigativi, inducendo chi indaga a ipotizzare che il killer possa aver reperito la materia prima per il confezionamento del veleno direttamente in ambito locale, senza dover ricorrere a canali di approvvigionamento online o a mercati clandestini che avrebbero lasciato tracce commerciali immediate. L’ipotesi che la tossina sia stata estratta artigianalmente rende il caso ancora più cupo e dimostra una premeditazione accurata da parte di chi ha agito. Le parole del padre di Antonella Di Ielsi, rilasciate durante la trasmissione televisiva Quarto Grado, risuonano come un macigno in questo contesto, l’uomo ha infatti dichiarato pubblicamente che la figlia, nei suoi ultimi istanti di vita, aveva già capito perfettamente cosa stesse accadendo e quale fosse l’origine del suo malessere, un silenzio lucido e terribile prima della fine che ora chiede giustizia.


