
Cuba attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi decenni. La crisi economica, la carenza di carburante, l’inflazione, l’emigrazione record e il progressivo irrigidimento delle relazioni con gli Stati Uniti stanno mettendo sotto pressione il governo dell’Avana. In questo contesto, il presidente Miguel Díaz-Canel ha delineato quelli che, a suo giudizio, sono i tre possibili scenari che Washington starebbe valutando nei confronti dell’isola.
Le dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista al quotidiano spagnolo eldiario.es e successivamente pubblicate anche sul sito della presidenza cubana. Secondo il leader cubano, gli Stati Uniti starebbero aumentando la pressione economica e politica sull’isola con l’obiettivo di favorire un cambiamento del sistema.
Il primo scenario: un’esplosione sociale provocata dalla crisi
Secondo Díaz-Canel, il primo scenario consisterebbe nel provocare una forte destabilizzazione interna attraverso il peggioramento delle condizioni economiche.
Il presidente cubano sostiene che le misure adottate da Washington abbiano l’obiettivo di accentuare le difficoltà quotidiane della popolazione fino a generare un’esplosione sociale. In questo quadro, gli Stati Uniti potrebbero successivamente intervenire sostenendo di voler fornire assistenza umanitaria o contribuire alla stabilizzazione del Paese.
Si tratta della lettura che il governo cubano dà dell’attuale fase di pressione economica, aggravata negli ultimi mesi dalle nuove restrizioni e dalle difficoltà energetiche che stanno colpendo l’isola.
Il secondo scenario: il controllo dell’economia cubana
Il secondo scenario evocato dal presidente riguarda quello che definisce un “dialogo coercitivo”, accompagnato da una pressione economica sempre più intensa.
Secondo Díaz-Canel, l’obiettivo finale sarebbe quello di spingere Cuba ad accettare una trasformazione del proprio modello economico, favorendo un progressivo ingresso di interessi stranieri e una crescente dipendenza dall’esterno.
Le preoccupazioni del governo dell’Avana sono aumentate dopo che alcune aziende internazionali, compresi importanti gruppi alberghieri, hanno ridotto o interrotto le proprie attività sull’isola per timore delle possibili conseguenze derivanti dalle sanzioni statunitensi.
Per la leadership cubana, questo fenomeno rappresenta un segnale di come la pressione economica possa essere utilizzata per indebolire il sistema attuale e favorire cambiamenti politici nel lungo periodo.
Il terzo scenario: il rischio di un confronto militare
L’ipotesi più grave evocata dal presidente cubano riguarda una possibile escalation militare.
Díaz-Canel ha affermato che il rischio di un’aggressione armata non può essere escluso e che le autorità cubane ritengono necessario prepararsi a qualsiasi eventualità. Secondo il capo dello Stato, questa valutazione sarebbe basata sulle dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi da esponenti dell’amministrazione americana, tra cui il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio.
Pur non esistendo al momento segnali concreti di un imminente intervento militare, il governo dell’Avana considera questa eventualità come uno degli scenari da tenere in considerazione nella pianificazione della sicurezza nazionale.
Le tensioni con Washington
Le relazioni tra Cuba e Stati Uniti hanno registrato un nuovo deterioramento dall’inizio del 2026. Washington ha introdotto ulteriori misure restrittive, comprese sanzioni contro entità e dirigenti cubani e nuove limitazioni che hanno colpito il settore energetico dell’isola.
L’amministrazione americana continua a considerare Cuba una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nonostante la distanza geografica relativamente ridotta che separa l’isola dalle coste della Florida.
Parallelamente, entrambe le parti affermano di mantenere aperti alcuni canali diplomatici, nel tentativo di evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
Il vero nodo: la crisi economica
Al di là delle accuse reciproche, il principale problema per Cuba resta la difficile situazione economica interna. Negli ultimi anni l’isola ha dovuto affrontare una combinazione di fattori che hanno aggravato le difficoltà strutturali del Paese: dalle conseguenze della pandemia alla riduzione delle entrate turistiche, passando per le carenze energetiche e le restrizioni commerciali.
La forte emigrazione verso gli Stati Uniti e altri Paesi dell’America Latina testimonia il disagio crescente di una parte della popolazione. È proprio su questo terreno che si giocherà gran parte del futuro dell’isola.
I tre scenari delineati da Díaz-Canel rappresentano dunque non soltanto una lettura delle relazioni con Washington, ma anche il riflesso delle profonde incertezze che accompagnano oggi il destino di Cuba.


