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Zaia sfida Salvini: “Mi dai la Lega del Nord o mi faccio un partito”

Pubblicato: 11/06/2026 07:15

La partita dentro la Lega non è mai stata così delicata. Mentre Matteo Salvini cerca di mantenere il controllo del partito e di consolidare il suo ruolo nel centrodestra, dal Nord arrivano segnali sempre più difficili da ignorare. Il protagonista è Luca Zaia, che da mesi chiede una profonda riorganizzazione del Carroccio e che oggi appare deciso a non accontentarsi più di promesse o compromessi. Dietro le discussioni sugli assetti interni si nasconde infatti uno scontro molto più profondo: quello sull’identità stessa della Lega e sul suo futuro politico.

Il governatore veneto, forte di un consenso personale che continua a essere tra i più alti del panorama italiano, rappresenta l’ala che vorrebbe riportare il partito alle sue radici autonomiste. L’idea è quella di costruire una struttura federale, sul modello della CDU-CSU tedesca, capace di restituire al Nord una rappresentanza politica distinta e più autonoma rispetto alla linea nazionale costruita negli anni da Salvini.

La pressione del Veneto

Negli ultimi mesi Zaia ha alzato progressivamente il livello dello scontro. Non si tratta più soltanto di ottenere maggiore spazio nei gruppi dirigenti o di conquistare qualche incarico in più. La richiesta riguarda l’architettura stessa del partito. Per il presidente del Veneto la stagione della Lega nazionale ha esaurito la sua spinta propulsiva e serve una nuova fase che restituisca centralità alle regioni settentrionali e alle loro istanze storiche.

È proprio questa convinzione che alimenta le indiscrezioni sempre più insistenti su una possibile iniziativa autonoma. Nessuno parla apertamente di scissione, ma il messaggio che arriva dal Veneto è chiaro: se il progetto federalista non dovesse trovare spazio, Zaia potrebbe decidere di percorrere una strada diversa. Una prospettiva che preoccupa il gruppo dirigente leghista, consapevole del peso politico ed elettorale dell’ex governatore.

L’ombra di Vannacci

A complicare ulteriormente il quadro c’è la crescita dell’area che guarda a Roberto Vannacci. Dopo la rottura con la Lega, l’ex generale ha iniziato a costruire una propria rete politica e continua ad attrarre amministratori e militanti delusi. Anche per questo Salvini si trova stretto tra due fronti: da una parte la richiesta autonomista incarnata da Zaia, dall’altra il rischio di perdere consensi verso una proposta più identitaria e sovranista.

In questo contesto assumono un significato particolare anche i movimenti di alcuni dirigenti del partito, a partire da Silvia Sardone, il cui nome viene spesso accostato ai progetti politici dell’area vannacciana. Al momento non esistono decisioni definitive, ma il semplice fatto che queste ipotesi circolino con insistenza racconta il clima che si respira nel Carroccio.

Per Salvini la sfida è forse la più difficile da quando ha assunto la guida della Lega. Se accoglie le richieste di Zaia rischia di ridimensionare il proprio controllo sul partito. Se le respinge rischia di alimentare nuove fughe e nuove fratture. È per questo che la battaglia in corso non riguarda soltanto gli equilibri interni del Carroccio. Riguarda il futuro della Lega e la sua capacità di restare unita davanti alle spinte centrifughe che arrivano da tutte le sue anime.

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