
La vicenda delle mascherine acquistate durante la pandemia torna al centro dello scontro politico sulla Commissione Covid. Galeazzo Bignami e Lucio Malan, capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, replicano alle dichiarazioni di Giuseppe Conte e Francesco Boccia sulla transazione conclusa dallo Stato con la società JC Electronics Italia e sostengono che il costo dell’operazione debba essere ricondotto alle decisioni assunte dall’allora commissario straordinario Domenico Arcuri. Secondo la ricostruzione fornita dai due esponenti di FdI, la controversia nasce dalla rescissione di un contratto per la fornitura di mascherine durante l’emergenza sanitaria e si è conclusa con un accordo da circa 100 milioni di euro, dopo che il Tribunale di Roma aveva condannato lo Stato al pagamento di circa 300 milioni e la società ne aveva chiesti circa 500.
La questione è stata rilanciata dopo le dichiarazioni di Conte e Boccia durante l’ultima seduta della Commissione d’inchiesta sul Covid. Bignami e Malan sostengono che le loro contestazioni sulla vicenda siano basate su una ricostruzione che non terrebbe conto delle decisioni giudiziarie intervenute nel frattempo. Da qui la scelta di ripercorrere, nella nota diffusa dai due capigruppo, l’origine della controversia e le ragioni che hanno portato alla transazione.
Il contratto per le mascherine e la condanna dello Stato
Secondo Bignami e Malan, una società fornitrice di mascherine aveva sottoscritto durante l’emergenza pandemica un contratto con il Governo Conte per garantire la fornitura continuativa dei dispositivi. Dopo la nomina di Arcuri a commissario, il contratto sarebbe stato risolto e successivamente ne sarebbero stati stipulati altri con diversi fornitori, tra cui consorzi cinesi. I due esponenti di Fratelli d’Italia affermano che a questi soggetti il governo avrebbe corrisposto complessivamente 1,251 miliardi di euro.
La società interessata dalla rescissione aveva quindi avviato una causa chiedendo un risarcimento di circa mezzo miliardo. Il Tribunale di Roma, secondo quanto riportato nella nota, aveva condannato il Governo italiano a pagare complessivamente circa 300 milioni di euro, ritenendo infondati, pretestuosi, ingiustificati e contraddittori alcuni comportamenti attribuiti all’allora commissario Arcuri. Il governo aveva successivamente presentato appello, mentre la società aveva continuato a chiedere il pagamento della somma inizialmente quantificata.
A quel punto, spiegano Bignami e Malan, l’Avvocatura dello Stato, insieme agli altri uffici competenti, avrebbe valutato sul piano tecnico l’opportunità di chiudere la controversia attraverso una transazione. L’accordo avrebbe portato al versamento di circa 100 milioni di euro a JC Electronics Italia, una cifra pari a un terzo di quanto stabilito dal Tribunale di Roma e a circa un quinto della somma richiesta dalla società. I due capigruppo sottolineano inoltre che la transazione è stata registrata dalla Corte dei Conti.
FdI chiede di rivalersi su Arcuri
Il nuovo scontro politico riguarda anche la ricostruzione delle responsabilità. Bignami e Malan accusano Conte e Boccia di aver cercato, durante i lavori della Commissione Covid, di spostare l’attenzione sulla questione delle certificazioni delle mascherine e di utilizzare la vicenda per attaccare Giorgia Meloni. I due esponenti di FdI sostengono invece che gli uffici incaricati della valutazione abbiano agito in modo imparziale e che la transazione sia stata una scelta di buon senso per evitare il rischio di un esborso ancora maggiore per lo Stato.
La nota affronta anche la richiesta di rendere disponibili gli atti relativi alla transazione. Secondo Bignami e Malan, la documentazione sarà acquisita dalla Commissione Covid, anche se, sostengono, non sarebbe stato necessario farlo, e potrà essere diffusa a chi ne farà richiesta. Per i due capigruppo, dunque, il punto centrale resta quello delle responsabilità che hanno portato alla controversia e al successivo esborso dello Stato.
Bignami e Malan hanno infine annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare con la quale Fratelli d’Italia chiede al governo di rivalersi su Arcuri per recuperare i 100 milioni di euro versati nell’ambito della transazione. La richiesta viene estesa anche agli altri eventuali responsabili delle decisioni assunte durante quella fase della gestione dell’emergenza. La posizione di FdI è netta: se il danno economico deriva dalle scelte contestate all’allora commissario, sostengono i due capigruppo, il costo non dovrebbe ricadere definitivamente sui conti pubblici.
File, immagini e analisi dati non sono disponibili finché l’utilizzo non si reimposta alle ore 21:06. Continua a chattare solo con testo o fai l’upgrade per avere più accesso.Riscatta l’offerta


