
Un silenzio che dura ormai da dieci giorni e un fitto mistero che avvolge il destino di due sorelline svanite nel nulla. Nel cuore dell’Abruzzo, la sparizione di Alisya e Sarah dalla struttura d’accoglienza Ohf Hope di Civitella Alfedena sta tenendo con il fiato sospeso l’intera opinione pubblica e i due genitori divorziati, Valentina D’Acunto e Stefano Di Giacinto. In questo scenario di profonda angoscia, l’unico a mostrare una lucida chiave di lettura è il giovanissimo Youssef, fidanzato diciottenne della sorella maggiore, che ripercorre le ore precedenti al dramma.
«Sabato pomeriggio, io, Alisya e Sarah,abbiamo fatto un giro in paese, erano tranquille. Poi alle sei io sono tornato qui per lavorare e loro sono andate a casa. E non so più niente», racconta il ragazzo, visibilmente scosso. Nonostante i dieci giorni di assoluto vuoto investigativo, il giovane esclude categoricamente l’ipotesi di un allontanamento volontario compiuto in solitaria dalle due minorenni, puntando il dito verso un’altra direzione.
La pista del complotto e la misteriosa lettera della madre
Alla domanda cruciale su dove possano trovarsi le due ragazzine, la risposta del diciottenne è netta, priva di esitazioni: «No, ma sono sicuro che siano con qualche persona adulta che è venuta a prenderle». Una convinzione che affonda le radici nei comportamenti degli ultimi tempi e nelle confidenze, spesso solo accennate, della fidanzata. «Io non sapevo nulla. anche se negli ultimi giorni ogni volta che ci vedevamo sembrava che volesse dirmi qualcosa, ma non mi ha mai detto niente. Sapevo solo che avrebbero voluto tanto stare con la loro madre. E anche lei voleva stare con loro», confessa il giovane di origini egiziane.
C’è però un dettaglio inquietante che emerge dai suoi ricordi, un elemento che getta un’ombra pesante sulle dinamiche familiari e sui reali motivi del rapimento o della fuga. Quando gli viene chiesto se sia vero che la madre avrebbe pianificato di riprendersele anche con la forza, il ragazzo rivela: «Mi ha fatto leggere una lettera che aveva mandato la loro madre. E c’era scritto questo, che un giorno lei sarebbe venuta a prenderle anche con la forza».
Eppure, la donna si dichiara del tutto estranea alla vicenda e si dice disperata nella sua casa di Minturno. Ma Youssef resta fermo sulla sua posizione, descrivendo la personalità fragile della giovane: «Io non posso saperlo, ma sono sicuro che non sono fuggite da sole. Non lo avrebbero mai fatto. Se sono uscite dalla casa di notte, è solo perchè sapevano che che c’era qualcuno ad aspettarle. Qualcuno che conoscono, di cui si fidano. Alisya è una ragazza molto timida, ha paura di tutto. E sta sempre attaccata a sua sorella Sarah. Hanno paura anche di dormire da sole e non le ho mai viste uscire per strada da sole a Civitella neanche di giorno. Mai avrebbero provato a scappare di notte. E poi da qui senza una macchina come te ne vai?».
Il giovane respinge anche l’idea che le due ce l’avessero con il padre: «Io questo non l’ho mai sentito, mai Alisya mi ha parlato male del loro padre. So che si sentivano per telefono». Le ricerche continuano senza sosta, ma per il diciottenne le risposte vanno cercate altrove: «Le cercano qui, ma io non credo che sono ancora qui intorno. Se sono venuti a prenderle le hanno portate via da qui. E se sono con familiari o con qualcuno che conoscono non credo possa succedere qualcosa di brutto. In una casa, forse in montagna, non lo so. Credo che c’era una casa pronta, una casa che nessuno conosceva, non a Cassino. Una volta mi avevano detto una cosa del genere, però non lo so se è vero, dov’è, magari è quello che volevano, una casa nuova dove tornare a vivere con la loro madre». Da quel sabato, nessun messaggio è più arrivato: «No, no. Io da quel sabato pomeriggio non ho più notizie. So che andavano a casa e basta. Può essere che avessero anche un cellulare nascosto».


