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Trump scopre che Putin può perdere: al G7 Zelensky riapre la partita

Pubblicato: 17/06/2026 08:42

Dopo mesi di tensioni, sospetti e rapporti sempre più freddi, Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono ritrovati faccia a faccia al G7 di Evian. E qualcosa sembra essersi mosso. Il presidente americano ha abbandonato almeno in parte i toni duri utilizzati negli ultimi mesi nei confronti di Kiev e ha riconosciuto pubblicamente la capacità di resistenza dell’Ucraina. Ma soprattutto ha aperto alla possibilità di nuove sanzioni contro la Russia, colpendo ancora una volta il petrolio russo, una delle principali fonti di entrata del Cremlino.

L’incontro arriva in una fase cruciale della guerra. Da una parte Mosca continua a mantenere la pressione militare lungo il fronte. Dall’altra l’Ucraina cerca di convincere gli alleati occidentali che il conflitto non è affatto perso e che un ulteriore sostegno può ancora modificare gli equilibri sul campo. In mezzo c’è Trump, che negli ultimi mesi aveva dato l’impressione di considerare inevitabile una trattativa favorevole alla Russia.

Dal gelo dello Studio Ovale al vertice di Evian

Solo pochi mesi fa il rapporto tra Trump e Zelensky sembrava compromesso. Il presidente americano aveva più volte sostenuto che Kiev dovesse fare i conti con la realtà militare e accettare compromessi dolorosi pur di arrivare alla pace. Erano rimaste celebri alcune dichiarazioni particolarmente dure nei confronti del leader ucraino, accusato di non avere le carte necessarie per imporre le proprie condizioni.

Parallelamente la Casa Bianca aveva intensificato il dialogo diretto con Vladimir Putin. L’obiettivo dichiarato era arrivare rapidamente a una soluzione negoziale del conflitto. Una strategia che aveva però allarmato gli europei, convinti che il Cremlino stesse cercando di sfruttare le aperture americane per ottenere sul tavolo diplomatico ciò che non era riuscito a conquistare completamente sul campo.

Ad Evian Zelensky ha cercato di cambiare la prospettiva. Durante la riunione con i leader del G7 ha mostrato a Trump le immagini degli ultimi attacchi russi contro alcuni luoghi simbolici di Kiev, compresi edifici religiosi centrali per l’identità nazionale ucraina. Il presidente ucraino ha inoltre ricordato come l’esercito di Kiev sia riuscito negli ultimi mesi a colpire obiettivi strategici anche in territorio russo grazie all’utilizzo dei droni.

Il messaggio era semplice: l’Ucraina non è sconfitta e la Russia non sta vincendo la guerra.

L’Europa spinge Trump a cambiare rotta

Dietro il cambio di tono di Trump c’è anche il lavoro diplomatico portato avanti dalle capitali europee. Negli ultimi due anni Francia, Germania, Regno Unito e Italia hanno progressivamente aumentato il proprio sostegno a Kiev, compensando almeno in parte la minore disponibilità americana.

A Evian il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di un presidente americano più disponibile all’ascolto rispetto al passato. Anche gli altri leader europei hanno colto segnali incoraggianti. L’idea condivisa è che la Russia stia mostrando segni di logoramento e che proprio per questo sia necessario aumentare la pressione economica e militare sul Cremlino.

La convinzione di molte cancellerie europee è che Putin continui a puntare sul fattore tempo, aspettando che l’Occidente si stanchi del conflitto. Per questo motivo Bruxelles e le principali capitali europee insistono sulla necessità di mantenere alta la pressione.

Le sanzioni sul petrolio russo tornano sul tavolo

Il passaggio più importante della giornata riguarda probabilmente il petrolio russo. Trump ha infatti lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero tornare a colpire con forza le esportazioni energetiche di Mosca.

Negli ultimi mesi Washington aveva evitato nuove misure particolarmente aggressive per non provocare ulteriori tensioni sui mercati internazionali. Ora però il quadro appare diverso. La riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran ha ridotto il rischio di shock energetici globali e offre maggiori margini di manovra.

Per questo la Casa Bianca ritiene di poter tornare a utilizzare l’arma delle sanzioni senza correre il pericolo di un’impennata incontrollata dei prezzi del petrolio. Un segnale che a Mosca viene osservato con grande attenzione.

Nonostante il riavvicinamento a Zelensky, Trump non sembra però intenzionato ad abbandonare il dialogo diretto con il Cremlino. Il presidente americano ha confermato che nei prossimi giorni parlerà nuovamente con Putin e continua a considerare il rapporto personale con il leader russo uno strumento fondamentale per arrivare alla fine della guerra.

È proprio questo il punto che continua a preoccupare gli europei. Mosca ha sempre preferito trattare direttamente con Washington, cercando di ridurre il peso politico dell’Europa nei negoziati. Anche i recenti tentativi diplomatici di Francia, Germania e Regno Unito non hanno prodotto risultati concreti.

Il vertice di Evian non cambia dunque la sostanza del problema. Trump continua a vedere in Putin l’interlocutore decisivo per qualsiasi accordo. Tuttavia, rispetto ai mesi scorsi, qualcosa sembra essersi modificato. Per la prima volta da tempo il presidente americano non parla più di una Russia inevitabilmente vincente, ma di un conflitto che Kiev è ancora in grado di sostenere. Ed è proprio questo cambio di prospettiva che gli europei speravano di ottenere.

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