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Svolta del Consiglio Europeo, conclusioni sull’Ucraina approvate all’unanimità per la prima volta da un anno e mezzo

Pubblicato: 18/06/2026 23:33

I 27 leader europei hanno raggiunto l’unanimità sulle conclusioni del Consiglio Europeo dedicate all’Ucraina, un risultato che mancava da oltre un anno e mezzo — più precisamente dal dicembre 2024. Il summit di Bruxelles del 18 e 19 giugno ha segnato una svolta significativa nella coesione del blocco, dopo mesi segnati da divisioni interne che avevano sistematicamente bloccato ogni intesa all’interno delle aule europee. L’accordo riguarda anche un cambiamento strutturale nel meccanismo di rinnovo delle sanzioni contro la Russia: d’ora in avanti la scadenza passerà da sei mesi a un anno intero, riducendo la frequenza dei voti e consolidando la posizione europea senza la necessità di un appuntamento semestrale che in passato era diventato terreno di veto.

Il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, aveva anticipato l’esito nel corso della giornata con un post sui social. Costa ha dichiarato che tutti e 27 i leader si sono mostrati uniti e impegnati a fianco di Kyiv, con tre assi portanti: il proseguimento dei colloqui di adesione dell’Ucraina all’Ue, il rafforzamento della difesa ucraina attraverso il prestito europeo di supporto e l’intensificazione della pressione su Mosca tramite le nuove sanzioni. «La nostra strategia sta funzionando. Insieme, stiamo invertendo la tendenza», ha scritto Costa, che ha concluso rivolgendosi direttamente al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente al vertice.

Il nodo dell’adesione e i capitoli negoziali

Sul fronte del percorso europeo dell’Ucraina, i leader hanno discusso dell’apertura del primo gruppo di capitoli nei negoziati di adesione con l’Ucraina e la Moldova, una decisione che riconosce la determinazione e il duro lavoro dimostrato da entrambi i Paesi nel portare avanti le riforme anche di fronte a sfide immense. Si tratta di un passaggio di rilievo politico non trascurabile: l’apertura dei capitoli negoziali richiede il consenso unanime di tutti gli Stati membri, e la sua inclusione nelle conclusioni di questo vertice è possibile proprio grazie alla ritrovata coesione dei Ventisette. I negoziati di adesione con l’Ucraina erano stati formalmente avviati nel giugno 2024, e nel settembre 2025 era stato completato il processo di screening per valutare fino a che punto la legislazione ucraina fosse già conforme agli standard dell’Ue, prerequisito necessario per l’avvio dei negoziati capitolo per capitolo.

Il lungo stallo: Orbán, il petrolio e la svolta magiara

Il blocco che per mesi aveva reso impossibile qualsiasi accordo unanime aveva un nome preciso: Viktor Orbán. Il premier ungherese aveva bloccato, spalleggiato dal premier slovacco Robert Fico, il prestito da 90 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina nel 2026 e 2027 concordato nel summit del dicembre precedente. Gli altri leader europei non avevano potuto fare altro che protestare, rinfacciandogli di essere venuto meno alla parola data. A marzo 2026, al Consiglio Europeo di Bruxelles, le conclusioni sull’Ucraina erano state sostenute solo da 25 capi di Stato o di governo, con Ungheria e Slovacchia fuori dal consenso.

La svolta era arrivata ad aprile con due cause distinte. Da un lato, Ungheria e Slovacchia avevano deciso di far cadere il veto, complice la riapertura dell’oleodotto Druzhba, danneggiato a gennaio da un attacco di droni russi e da allora interrotto. Dall’altro, a Budapest era cambiato il governo: decisivo era stato l’insediamento del nuovo premier Peter Magyar, che aveva tolto il veto posto da Orbán. Magyar aveva chiarito che l’Ungheria non avrebbe partecipato all’operazione finanziaria per Kyiv per ragioni economiche interne, ricorrendo alla clausola di opt-out prevista dai trattati e permettendo comunque il via libera agli altri Ventiquattro.

Il prestito da 90 miliardi e il ventesimo pacchetto di sanzioni

Il percorso verso l’unanimità di oggi era passato per un vertice informale tenutosi ad Ayia Napa, a Cipro, nella seconda metà di aprile. In quella sede i Ventisette avevano sbloccato il prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kyiv — inizialmente concordato durante il Consiglio europeo di dicembre ma rimasto congelato a causa del veto ungherese — e avevano approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni economiche a Mosca, entrambi all’unanimità. Per il 2026, Bruxelles aveva previsto di trasferire gradualmente 45 miliardi di euro: 16,7 miliardi destinati al sostegno finanziario e 28,3 miliardi al sostegno militare, con i pagamenti subordinati alle riforme che Kiev avrebbe approvato e con la clausola che qualsiasi inversione di rotta nella lotta alla corruzione avrebbe potuto far scattare una sospensione temporanea dell’assistenza. Il vertice di giugno consolida ora quella traiettoria, trasformando il ritorno all’unanimità da episodio isolato a tendenza strutturale nella politica estera europea.

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