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“Niente fiducia”. Esplode la crisi politica, gravissima

Pubblicato: 22/06/2026 23:42

Nuovo stallo politico in Romania, dove il primo ministro designato Adrian Vestea non è riuscito a ottenere la fiducia del Parlamento. Il voto negativo, arrivato dopo il mancato sostegno dell’opposizione nazionalista, prolunga una fase di incertezza istituzionale che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti con l’Unione Europea e sulla stabilità economica del Paese.

Con la bocciatura del suo governo, si apre ora una nuova fase della crisi. Il presidente Nicusor Dan dovrà infatti indicare un nuovo candidato premier, che avrà dieci giorni di tempo per formare un esecutivo e cercare di ottenere l’approvazione della maggioranza parlamentare.

La Costituzione rumena prevede che il capo dello Stato possa sciogliere il Parlamento e convocare elezioni anticipate qualora due candidati alla carica di primo ministro non riescano a ottenere la fiducia entro un periodo di 60 giorni. Si tratterebbe di uno scenario inedito, considerando che la Romania non ha mai fatto ricorso a consultazioni anticipate dalla fine del regime comunista.

Secondo gli osservatori politici, tuttavia, l’ipotesi di un ritorno alle urne appare al momento poco probabile. I sondaggi attribuiscono infatti un forte vantaggio all’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), formazione nazionalista e sovranista che negli ultimi mesi ha registrato una crescita significativa del consenso.

Vestea, esponente del Partito Liberale, era stato incaricato dal presidente nel tentativo di ricostruire una maggioranza filo-europea in grado di proseguire il percorso di riforme richiesto da Bruxelles e affrontare il problema del deficit pubblico, attualmente tra i più elevati dell’Unione Europea.

La crisi politica affonda le radici nel crollo della precedente coalizione di governo guidata dall’ex premier Ilie Bolojan. All’inizio di maggio, i Socialdemocratici avevano infatti abbandonato l’alleanza di governo e sostenuto una mozione di sfiducia insieme alle forze di opposizione, provocando la caduta dell’esecutivo.

Paradossalmente, il nuovo governo proposto da Vestea aveva ottenuto il sostegno dei Socialdemocratici, ma non quello dei Liberali e di altri partiti centristi che avevano fatto parte della precedente maggioranza. Questa situazione ha reso decisivo il ruolo dell’AUR, che alla fine ha scelto di non appoggiare il candidato premier.

Il leader dell’AUR, George Simion, ha motivato il rifiuto criticando i partiti tradizionali e chiedendo che il suo movimento non venga più definito “estremista”. La formazione si è distinta negli ultimi anni per le posizioni contrarie agli aiuti militari all’Ucraina, per le critiche alle istituzioni europee e per l’opposizione ad alcune iniziative comunitarie in materia di sicurezza e difesa.

Per ottenere la fiducia, Vestea aveva bisogno di almeno 233 voti, ma si è fermato a quota 189. Alla luce dell’attuale frammentazione parlamentare, diversi analisti ritengono che la soluzione più realistica sia la nascita di un governo di minoranza. «I gabinetti di minoranza hanno difficoltà a governare, ma sarebbero quantomeno trasparenti dal punto di vista democratico», ha osservato il politologo Sergiu Miscoiu, docente dell’Università Babes-Bolyai.

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