
Momenti di forte tensione nel corso della puntata di lunedì 22 giugno di Coffee Break, su La7, dove si è consumato un acceso scontro tra lo scrittore e giornalista Giorgio Dell’Arti e l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi.
Il confronto è nato durante un dibattito sul suffragio universale, dopo una provocazione lanciata da Dell’Arti. «Ma come si fa a fare l’apologia dell’abolizione del suffragio universale?», ha chiesto Ceccardi, collegata dall’Europarlamento.
La contestazione ha irritato Dell’Arti, che ha prima invitato l’esponente leghista a «non rompere le scatole» e poi ha pronunciato un insulto in diretta: «Ma vattene a fan…».
Una reazione che ha sorpreso Ceccardi. «Addirittura? Ma che signore, che eleganza! Io non ho parole», ha replicato l’europarlamentare.
Lo scrittore, almeno inizialmente, non ha mostrato intenzione di fare marcia indietro. «Brava, finalmente!», ha commentato, mentre Ceccardi ha continuato a criticare le sue posizioni, accusandolo di aver sostenuto tesi antidemocratiche e di aver fornito dati economici inesatti sul confronto tra le amministrazioni di Joe Biden e Donald Trump.
«Porta rispetto a una signora, porta rispetto alla scelta democratica delle persone che hanno votato col suffragio universale, fortunatamente. Perché il vostro snobismo antidemocratico ha stufato ed è pericoloso», ha affermato Ceccardi.
Dell’Arti ha ribadito di non ritenere di dover portare rispetto alle opinioni espresse dall’eurodeputata, mentre quest’ultima ha aggiunto: «Fortunatamente in Italia possono votare tutti per mandarvi a casa».
A riportare la calma è stato il conduttore della trasmissione, che ha invitato Dell’Arti a scusarsi non per il merito del confronto politico, definito legittimo, ma per le espressioni utilizzate nei confronti dell’ospite.
«Chiedo scusa. Scusami. Scusami», ha detto infine Dell’Arti poco prima della pausa pubblicitaria.
L’episodio ha suscitato reazioni anche nel mondo politico. Diversi esponenti della Lega hanno espresso solidarietà a Ceccardi, parlando di un atteggiamento offensivo e incompatibile con un confronto civile tra opinioni diverse.


