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Sorelline, dal carcere la notizia shock sul nonno e compagno della madre

Pubblicato: 23/06/2026 16:12
Formia, l’appartamento dove sarebbero state nascoste le due sorelle

La vicenda delle due sorelle abruzzesi scomparse ha tenuto con il fiato sospeso l’Italia per quasi due settimane. Sarah e Alisya Di Giacinto, 12 e 16 anni, erano sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo, facendo scattare una vasta mobilitazione di ricerche con carabinieri, volontari e investigatori.

Per giorni il caso è stato raccontato attraverso l’immagine di una madre disperata, impegnata pubblicamente a chiedere aiuto per ritrovare le figlie. Ma, con l’avanzare delle ore e l’intensificarsi degli accertamenti, quella versione ha iniziato a mostrare diverse incongruenze, fino alla clamorosa svolta maturata nel fine settimana.

Sorelle scomparse, la svolta: ritrovate a Formia e tre fermi

Il ritrovamento delle ragazze in un appartamento di Formia ha infatti ribaltato lo scenario investigativo. Le due adolescenti sono state rintracciate in buone condizioni di salute, ma la Procura ha disposto contestualmente il fermo della madre, del compagno e del nonno materno, accusati di aver organizzato e realizzato il sequestro di persona aggravato.

Caso sorelle scomparse in Abruzzo: immagine collegata alle ricerche e all'inchiesta

I due uomini, Vincenzo Esposito (46 anni), compagno di Valentina D’Acunto, e Marco D’Acunto (62 anni), padre della donna, sono detenuti nel carcere di Sulmona da domenica sera: sono in isolamento, sorvegliati a vista, e – secondo fonti penitenziarie – avrebbero mostrato l’atteggiamento tipico di chi entra in carcere per la prima volta, apparendo persino “increduli” davanti all’epilogo della vicenda. Valentina D’Acunto, invece, è rinchiusa nel carcere di Teramo.

Le accuse e il ruolo del legale: “un fulmine a ciel sereno”

Tutti e tre sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso: avrebbero sottratto le due ragazze dalla struttura che le ospitava e le avrebbero tenute nascoste per quasi 14 giorni in un’abitazione di Formia.

Le sorelle scomparse ritrovate: immagine relativa al caso e al ritrovamento

Tra le persone più colpite dagli sviluppi dell’inchiesta c’è l’avvocato Enrico Mastantuono, che per due settimane ha rappresentato pubblicamente la madre delle ragazze, contribuendo a diffondere il racconto di una donna disperata, convinta di essere stata abbandonata dalle istituzioni. Oggi, alla luce degli elementi raccolti dagli inquirenti, quella narrazione viene considerata parte di un presunto depistaggio.

“Se avessi saputo che la madre stava bleffando, ne avrei dato notizia all’autorità giudiziaria, anzitutto per le bambine”, ha dichiarato il legale all’Ansa. Mastantuono ha raccontato di aver vissuto le ricerche con “forte partecipazione”, aggiungendo di aver avuto “un crollo” domenica mattina e di aver appreso la notizia del ritrovamento come “un fulmine a ciel sereno”.

“Gioia” e “sgomento”: le parole dell’avvocato

Nel suo racconto, l’avvocato ha aggiunto: “Ho provato gioia per il ritrovamento delle ragazze in salute e sgomento per tutto il resto. Le spese le pagheranno le bambine, che non hanno alcuna responsabilità”.

Nonostante tutto, Mastantuono continua a descrivere Valentina D’Acunto come “una madre apprensiva e amorevole, descritta nelle relazioni come accudente, non allineata ai diktat dei servizi sociali e poco autoritaria con le figlie”. Riferendosi invece a Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, incontrati brevemente nella caserma di Formia la sera del ritrovamento, ha dichiarato: “Mi sono sembrati spaventati”.

Sorelle scomparse: immagine collegata alla famiglia e allo sviluppo dell'inchiesta

La ricostruzione della Procura: sim anonime e contatti sospetti

Dietro l’apparente incredulità dei due uomini, secondo la Procura, ci sarebbe però un piano preparato con attenzione. Il decreto di fermo firmato dal procuratore Luciano D’Angelo ricostruisce nei dettagli l’organizzazione dell’operazione.

Già il 5 giugno, due giorni prima della scomparsa, Valentina D’Acunto avrebbe ricevuto telefonate da utenze intestate a due cittadini pakistani inesistenti all’anagrafe. Si tratterebbe di sim anonime, acquistate illegalmente a Napoli e appartenenti a un lotto di dieci schede telefoniche: sette risultavano ancora inutilizzate al momento degli arresti.

Dal prelievo notturno alla segregazione: cosa emerge dagli atti

Nel pomeriggio del 6 giugno, la donna avrebbe richiamato uno di quei numeri, interrompendo poi ogni comunicazione attraverso il proprio telefono. Nella notte successiva, dopo le 2, secondo la ricostruzione degli investigatori, le due ragazze sarebbero state prelevate dalla casa famiglia e trasferite nell’abitazione di un’anziana zia materna a Formia.

Qui Sarah e Alisya sarebbero rimaste segregate per quasi due settimane. Sempre secondo gli atti, trascorrevano le giornate chiuse in camera, uscendo soltanto per mangiare, senza mai mettere piede all’esterno né affacciarsi al balcone.

Intercettazioni, tabulati e la videochiamata che rompe il piano

Le intercettazioni telefoniche e l’analisi dei tabulati avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire la rete di contatti. Tra le utenze monitorate figuravano anche quelle del fidanzato della ragazza più grande, di un’amica e di un operatore della casa famiglia.

L’inchiesta, però, non è considerata chiusa. Nel decreto di fermo si parla di un sequestro compiuto “in concorso con altre persone in via di identificazione”, lasciando intendere che i complici potrebbero essere più di quelli già fermati. A far saltare il piano sarebbe stata infine una videochiamata: una delle due sorelle ha contattato un numero già sotto osservazione e riconducibile alla madre, dettaglio che ha permesso agli investigatori di localizzare l’appartamento di Formia in pochi minuti e mettere fine all’incubo.

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