Vai al contenuto

Addio alla partigiana Annunziata Verità. Sopravvisse a una fucilazione nazifascista

Pubblicato: 28/06/2026 17:48

Si è spenta a Faenza Annunziata Verità, storica staffetta partigiana conosciuta come la «partigiana che visse due volte» per essere sopravvissuta a una fucilazione nazifascista nel 1944. Aveva compiuto 100 anni lo scorso 1° febbraio, festeggiati insieme alla comunità cittadina. La sua storia è diventata uno dei simboli della Resistenza, segnata dalla scelta, compiuta fin da giovanissima, di unirsi ai partigiani perché, come aveva raccontato lei stessa, desiderava «libertà» e «odiava i fascisti».

In una video-intervista realizzata per il progetto Noi partigiani – Memoriale della Resistenza italiana, Verità aveva ripercorso le origini del suo impegno. Da adolescente conobbe un antifascista rimasto paralizzato dopo un pestaggio, un incontro che contribuì a rafforzare le sue convinzioni. Decisivo fu anche il fidanzamento con Marx “Max” Emiliani, militante dei Gruppi di azione patriottica (Gap). Da quel momento iniziò l’attività di staffetta, trasportando messaggi destinati ai partigiani e nascondendo i biglietti tra gli indumenti per sfuggire ai controlli.

Condannata a morte e sopravvissuta alla fucilazione

Il suo compagno venne ucciso dai fascisti il 30 dicembre 1943. Meno di un anno dopo anche Annunziata Verità fu arrestata durante un rastrellamento, processata e condannata a morte. All’alba del 12 agosto 1944 venne condotta a Villa San Prospero insieme ad altri quattro giovani e fucilata dalle Brigate Nere.

A salvarle la vita fu una circostanza eccezionale. Rimasta soltanto ferita alle braccia e alla fronte, finì sotto i corpi degli altri condannati e riuscì a liberarsi dalla corda che la teneva legata ai compagni usando i denti. Durante la fuga incontrò altri partigiani che la aiutarono a mettersi in salvo. Dopo la liberazione di Faenza, avvenuta il 17 dicembre 1944, contribuì anche ai procedimenti giudiziari del dopoguerra con le sue testimonianze, arrivando a rintracciare tre componenti del plotone di esecuzione.

Il lungo silenzio e la riscoperta della sua storia

Terminata la guerra, Annunziata Verità rimase sempre a Faenza, dove lavorò per venticinque anni come bidella del liceo scientifico. Non si sposò mai e, per lungo tempo, preferì non raccontare a nessuno la propria esperienza, nemmeno ai familiari.

Solo molti anni dopo decise di rompere il silenzio, affidando i suoi ricordi al giornalista Claudio Visani, che ne trasse il romanzo La ragazza ribelle. Negli ultimi anni aveva affrontato anche le conseguenze delle alluvioni che hanno colpito Faenza, dovendo lasciare la propria abitazione in due occasioni.

Annunziata Verità è morta dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. Nella giornata precedente era stata accompagnata in Pronto soccorso per problemi respiratori; rientrata a casa, si è spenta nel suo letto intorno alla mezzanotte. I funerali si svolgeranno mercoledì a Faenza con una cerimonia pubblica e laica organizzata dal Comune e dall’Anpi. Il presidente della Regione Michele de Pascale l’ha ricordata definendola «un esempio e una guida per tutte e tutti noi».

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 28/06/2026 17:54

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure