
La caccia all’uomo prosegue senza sosta dopo la strage che ha sconvolto Roma, dove una famiglia di origine bengalese è stata massacrata all’interno della propria abitazione nel quartiere di Casalotti. Le vittime sono i coniugi Kamal Uddin Babul, 39 anni, e Jahan Hosne Momotay, 38 anni, insieme alla figlia Islam Arowa, di appena 8 anni. Gravemente ferito il figlio maggiore Amir, ricoverato al Policlinico Gemelli dopo essere sopravvissuto all’aggressione. Gli investigatori sono sulle tracce del presunto autore del triplice omicidio, Shahadat Hossain, 43 anni, connazionale delle vittime, mentre si cerca di ricostruire nel dettaglio il movente e le ultime ore che hanno preceduto il massacro.
L’ossessione per la donna e il possibile movente
Secondo la ricostruzione investigativa, il sospettato frequentava da tempo la famiglia e aveva instaurato un rapporto sempre più stretto con la moglie di Kamal. Con il passare dei mesi, però, quella vicinanza si sarebbe trasformata in una vera e propria ossessione. L’uomo, già sposato e con la famiglia residente a Londra, avrebbe iniziato a seguirla nelle uscite quotidiane, aiutandola con la spesa e presentandosi spesso nell’abitazione anche quando il marito era al lavoro.
Diversi testimoni raccontano di aver notato comportamenti sempre più insistenti. In un bar della zona ricordano come entrasse frequentemente senza consumare nulla, limitandosi a osservare la donna. «Era come se volesse controllarla», riferiscono gli esercenti. Gli investigatori ritengono che il quarantatreenne possa aver preteso un rapporto diverso da una semplice amicizia e che il rifiuto della donna abbia fatto precipitare la situazione fino all’esplosione della violenza.
Una strage in due fasi
La dinamica ricostruita dagli investigatori è particolarmente cruenta. In una prima fase sarebbero state uccise la madre e la bambina con numerosi colpi di mannaia. Successivamente i corpi sarebbero stati trascinati e nascosti sotto un letto, mentre il presunto assassino avrebbe tentato di cancellare le tracce di sangue presenti nell’appartamento.
Poco dopo sono rientrati a casa Kamal e il figlio Amir. A quel punto sarebbe iniziata la seconda fase della strage. Il padre è stato ucciso all’interno dell’abitazione, mentre il ragazzo, riuscito inizialmente a fuggire nonostante le ferite, è stato inseguito fino in strada e colpito nuovamente. Solo l’intervento di alcuni passanti, richiamati dalle urla, avrebbe impedito che anche lui venisse assassinato.
I post sui social e la fuga
Gli investigatori stanno analizzando anche l’attività del ricercato sui social network. Poche ore prima del delitto aveva pubblicato un messaggio inquietante nel quale sosteneva che una persona dovrebbe morire insieme ai propri cari, così da evitare sofferenze a chi resta. Un contenuto che viene ora esaminato per capire se rappresenti un indizio di una possibile premeditazione del massacro.
Dopo la strage il sospettato è fuggito a piedi. Durante la fuga avrebbe abbandonato la maglietta che indossava, recuperata successivamente dalla polizia e sottoposta agli accertamenti della Scientifica. Le ricerche sono state estese anche fuori Roma e gli investigatori stanno verificando tutti i contatti dell’uomo, nella convinzione che possa aver cercato rifugio presso conoscenti.
La Procura di Roma coordina l’inchiesta per omicidio plurimo aggravato e tentato omicidio aggravato. Sono state disposte le autopsie sulle tre vittime, mentre proseguono senza sosta le attività della Squadra Mobile per rintracciare il ricercato e chiarire definitivamente il movente di una delle più gravi stragi familiari avvenute negli ultimi anni nella Capitale.


