
Maria Concetta Riina, figlia del boss di Cosa Nostra Totò Riina, torna in libertà. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti revocato l’obbligo di dimora che le era stato imposto, accogliendo l’istanza presentata dai suoi difensori nonostante il parere contrario della Procura di Firenze. La donna resta comunque indagata, insieme al marito Antonino Ciavarello, nell’inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Revocata la misura cautelare
Per Maria Concetta Riina la misura dell’obbligo di dimora era stata disposta dopo la scarcerazione avvenuta lo scorso gennaio. Successivamente, i suoi legali, Francesco Olivieri e Tiziana Dell’Anna, avevano chiesto la revoca della misura restrittiva.
Dopo un primo rigetto da parte del Tribunale del Riesame, il giudice per le indagini preliminari ha accolto la nuova richiesta della difesa, disponendo il ritorno in libertà della figlia dello storico capo di Cosa Nostra. La decisione è arrivata nonostante il parere contrario della Procura fiorentina.
L’accusa resta: estorsione aggravata dal metodo mafioso
La revoca dell’obbligo di dimora non modifica però la posizione processuale dei due indagati. Maria Concetta Riina e il marito Antonino Ciavarello restano infatti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione nei confronti di due imprenditori toscani.
Secondo gli inquirenti, i coniugi avrebbero avanzato ripetute richieste di denaro accompagnate da comportamenti intimidatori e minacciosi, tali da indurre almeno una delle presunte vittime a consegnare il denaro richiesto.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia
L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze ed è stata condotta dai carabinieri del Ros. Le investigazioni sono partite nell’agosto del 2024, quando, secondo l’accusa, sarebbero iniziate le presunte richieste estorsive.
Nel corso dell’indagine la Procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, inizialmente respinta dal gip. Successivamente il Tribunale del Riesame aveva riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e dell’aggravante del metodo mafioso, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. La misura cautelare era poi diventata esecutiva dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione.
La soddisfazione della difesa
Gli avvocati di Maria Concetta Riina e Antonino Ciavarello hanno accolto con favore la decisione del giudice.
Secondo i legali, la revoca dell’obbligo di dimora rappresenta un importante riconoscimento delle argomentazioni difensive presentate nel corso del procedimento. La difesa ha ribadito la convinzione che il processo consentirà di chiarire definitivamente la posizione dei due assistiti e i fatti contestati dall’accusa.


