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Conte, pessima notizia dall’Ue: per lui un vero disastro!

Pubblicato: 09/07/2026 19:21

Il quadro economico e strutturale legato alle misure di efficientamento edilizio promosse nel nostro Paese subisce un durissimo colpo di spugna istituzionale, questa volta direttamente dagli uffici di Lussemburgo. I giudici contabili della Corte dei Conti europea hanno infatti depositato un documento di analisi impietoso, destinato a riaccendere lo scontro politico e a ridefinire il perimetro del dibattito sui fondi pubblici. All’interno del testo ufficiale, il meccanismo dell’agevolazione edilizia al 110% viene descritto come un clamoroso fallimento sia sul versante del risparmio energetico reale sia sotto il profilo della pura sostenibilità finanziaria. Gli auditor comunitari parlano senza mezzi termini di un “uso inefficiente di fondi europei”, stroncando di fatto l’impostazione strategica della misura di punta varata a suo tempo dal Movimento 5 Stelle.

I dati numerici inseriti nel monitoraggio continentale evidenziano uno squilibrio profondo se paragonati alle analoghe iniziative degli altri partner europei, posizionando l’esperienza italiana come l’intervento in assoluto più gravoso a fronte di benefici ecologici minimi.

Il confronto con i partner europei e il nodo dei controlli sul territorio

Le tabelle comparative dimostrano che in Italia sono stati necessari ben 9,72 euro per ottenere il risparmio di un singolo chilowattora all’interno di un fabbricato residenziale. Un abisso economico se confrontato con la gestione virtuosa riscontrata in Lituania, ferma a 1,39 euro, o con i modelli applicati a Cipro, dove la spesa si è attestata tra appena 0,37 e 0,51 euro. “Abbiamo constatato che troppo spesso i fondi dell’RRF sono stati diretti a progetti per i quali potevano esser spesi più facilmente invece che a quelli che avrebbero garantito i migliori risultati” ha denunciato pubblicamente Nikolaos Milionis, l’esponente di spicco della Corte che ha guidato l’intero ciclo di audit. Sotto accusa finisce la tendenza a privilegiare cantieri rapidi e superficiali rispetto a interventi strutturali profondi a lungo termine.

A pesare sul giudizio complessivo è anche la totale assenza di parametri rigidi basati sul rapporto costi-benefici, un vuoto che ha permesso l’assorbimento di ben 14 miliardi di euro, pari a quasi un terzo dell’intero pacchetto europeo per le ristrutturazioni. Oltre ai limiti strutturali del piano, a completare il bilancio negativo restano le costanti violazioni e i raggiri scoperti sul territorio nazionale, come l’operazione condotta a Grosseto, dove la Guardia di Finanza ha appena concluso un sequestro patrimoniale da oltre 380.000 euro nei confronti di un’azienda locale.

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